Abusi sui minori. In Toscana oltre 400 casi l’anno. Al via primo corso pediatri per rete ‘salvabimbi’

Abusi sui minori. In Toscana oltre 400 casi l’anno. Al via primo corso pediatri per rete ‘salvabimbi’

Abusi sui minori. In Toscana oltre 400 casi l’anno. Al via primo corso pediatri per rete ‘salvabimbi’
Prosegue in Toscana il progetto lanciato e sostenuto da Menarini, in collaborazione con Telefono Azzurro, Sip, Fimp e Aopi, per la creazione su tutto il territorio nazionale di una rete antiabuso di 15mila pediatri e medici di base. A Firenze il primo corso di formazione di 30 pediatri toscani sugli strumenti clinici e giuridici per riconoscere e intercettare i segnali delle violenze.

Nel 2015 sono stati 426 in tutta la Toscana i bambini e gli adolescenti oggetto di violenza, secondo i dati raccolti nelle Asl attraverso il Codice Rosa per il soccorso delle vittime di violenze. I numeri mostrano che il problema riguarda soprattutto bimbi di nazionalità italiana: 286 contro 138 bimbi stranieri. Nella gran parte dei casi si tratta di maltrattamenti, ma ci sono anche 53 vittime di veri e propri abusi; le femmine, con 239 casi, sono più spesso coinvolte rispetto ai maschietti, mentre la fascia d’età in cui si concentrano le violenze è soprattutto fra i 7 e i 17 anni.
 
Si tratta però di un tipico fenomeno “iceberg” sottostimato, soprattutto perché l’abuso, una volta su due, viene messo in atto da una persona appartenente al nucleo familiare, secondo i dati del Dossier Pedofilia 2016, a cura di Telefono Azzurro. Dallo stesso documento emerge come tra il 2014 e il 2015 le richieste di aiuto per casi di abusi sessuali su bambini e adolescenti pervenute a Telefono Azzurro siano aumentate: in particolare, quelle arrivate al 114 Emergenza Infanzia sono passate dal 5,4% del 2014 al 6,7% del 2015.
 
Le sofferenze restano spesso coperte dal silenzio ed è per questo che Menarini, Telefono Azzurro, la Società Italiana di Pediatria (SIP), la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e l'Associazione Ospedali Pediatrici Italiani (AOPI), si sono impegnate per la creazione su tutto il territorio nazionale di una rete antiabuso di 15.000 pediatri e medici di base “sentinella”, che prosegue oggi a Firenze con il primo corso in cui pediatri toscani, che hanno seguito gli eventi di formazione “Train the Trainers ed evento Recall” svolti a Roma nei mesi scorsi, saranno responsabili della formazione dei colleghi: li ‘alleneranno’ a riconoscere i segnali inespressi dell’abuso, diventando così essi stessi una “sentinella” del disagio dei minori e punto di riferimento di altri colleghi locali per informare e fornire consigli qualificati. La prima rete antiabuso al mondo si sta perciò allargando a tutto il territorio. Il progetto della rete antiabuso è sostenuto con un investimento di un milione di euro da Menarini.
 
“I pediatri svolgono un ruolo chiave nel percorso di crescita sana ed equilibrata del bambino e sono il primo punto di contatto con il sistema sanitario, ma soprattutto il punto di riferimento e di fiducia a cui l’intera famiglia affida i propri bambini negli anni più delicati – spiega Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, e docente di Neuropsichiatria Infantile e membro del board di ICMEC -. Per questo sono loro a dover avere le competenze per decifrare i segnali d’allarme quando un bambino sta attraversando momenti problematici o si trova in situazioni di rischio. Telefono Azzurro con la sua esperienza nell’ascolto dei bambini e adolescenti vittime di abusi, maturata in 30 anni di attività, contribuisce a fornire le migliori competenze e modalità di intervento per dare risposte sempre più efficaci e qualificate al problema dell’abuso nel nostro Paese. In qualità di partner di ICMEC (International Centre for Missing and Exploited Children), il centro da cui è partito il progetto, Telefono Azzurro è oggi più che mai in prima linea nella prevenzione e nella cura delle situazioni di disagio e nell'intervento nelle situazioni di emergenza, promuovendo collaborazioni a livello nazionale, europeo e internazionale”.
 
“In Toscana i casi di abuso e maltrattamento a cui è stato assegnato il Codice Rosa, che prevede un percorso specifico e dedicato per la vittima e per esempio elimina le attese e assegna stanze dedicate ai pazienti per una valutazione nella massima tranquillità, non sono affatto pochi – commenta Stefania Losi dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer, fra i formatori del corso fiorentino –. Per questo riteniamo necessario sensibilizzare tutti gli operatori che possono entrare in contatto con un bambino e l’adolescente: i pediatri di famiglia ma anche i medici di medicina generale che devono perciò essere formati a riconoscere il ‘non detto’ dei segnali del disagio. Anche tutti gli operatori ospedalieri devono essere sensibilizzati perché capita che i genitori portino il minore al Pronto Soccorso ed è lì che medici, infermieri, operatori sanitari devono accorgersi delle spie di un maltrattamento per segnalare la necessità di porre attenzione al caso. Ognuno di noi deve fare la sua parte e questo progetto, che a cascata può raggiungere moltissimi colleghi; ci aiuterà tantissimo ad alzare il velo che spesso copre i maltrattamenti sui minori. Un progetto che è già un successo: l’interesse dei medici su queste tematiche è crescente” conclude Losi.
 
Anche i pediatri di famiglia fanno parte del gruppo proprio perché sono i professionisti, ben capillarizzati sul territorio, più a stretto contatto con le famiglie. Da qui il loro ruolo strategico per fare prevenzione e intercettare situazioni a rischio. Alle responsabili della formazione, Elisabetta Cappelli e Monica Pierattelli il compito di continuare a sensibilizzare i colleghi e prendere parte attiva alla costruzione della rete regionale.

“Questo progetto, fortemente voluto da Menarini, prosegue in Toscana con rinnovato impegno per formare medici sentinella a salvaguardia dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – interviene Domenico Simone, membro del CDA Menarini -. Gli eventi drammatici a cui assistiamo sempre più spesso colpiscono la nostra coscienza e hanno evidenziato la necessità di una forte azione di contrasto di questi episodi che restano il più delle volte sconosciuti ma distruggono dignità, libertà e vitalità dei bambini. Siamo perciò orgogliosi di sostenere un progetto unico nel suo genere, che rende l’Italia d’esempio per tutti gli altri Paesi e punto di partenza di un programma internazionale promosso dall’International Center for Missing and Exploited Children (ICMEC). Il nostro obiettivo è un’azione culturale e sociale che superi un vuoto formativo e crei un sistema che accolga e non ignori il grido di dolore o il silenzio di chi subisce e non può reagire: vogliamo prevenire storie di violenza sui bimbi che non vorremmo mai sentire”.
 

09 Ottobre 2016

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