Catania. È polemica dopo la morte della donna al 5° mese di gravidanza. I familiari: “Il medico obiettore non l’ha aiutata”. Ma l’Azienda smentisce: “I fatti dimostrano che non è andata così”

Catania. È polemica dopo la morte della donna al 5° mese di gravidanza. I familiari: “Il medico obiettore non l’ha aiutata”. Ma l’Azienda smentisce: “I fatti dimostrano che non è andata così”

Catania. È polemica dopo la morte della donna al 5° mese di gravidanza. I familiari: “Il medico obiettore non l’ha aiutata”. Ma l’Azienda smentisce: “I fatti dimostrano che non è andata così”
La donna era incinta di due gemelli. Prima un feto poi l’altro sono andati in difficoltà respiratoria. Secondo i familiari il medico di turno si sarebbe però rifiutato di estrarli fino a quando il loro cuore batteva, in quanto obiettore di coscienza. Ma l'Azienda riferisce: “Il primo feto è stato abortito spontaneamente, il medico ha indotto il parto abortivo del secondo. Parlare di obiezione di coscienza è del tutto falso”.

Per i familiari la morte, all’ospedale Cannizzaro di Catania, di Valentina Milluzzo , 32 anni, incinta di due gemelli, al quinto mese di gravidanza, sarebbe stata causata dal mancato intervento di un medito obiettore. Ma dai primi esami sulla cartella clinica non risulta che il medico in questione si sia dichiarato obiettore di coscienza. E anche il direttore generale dell'ospedale, Angelo Pellicanò, eslcude che sia andata come riferito dai familiari.

Secondo questi ultimi, come riferito dalla stampa locale, che cita l’avvocato della famiglia, la donna era stata ricoverata il 29 settembre per una dilatazione dell’utero anticipata. Il 15 ottobre mattina la situazione precipita. Dai controlli emerge che uno dei feti respira male e che bisognerebbe intervenire, ma il medico di turno si sarebbe rifiutato in quanto obiettore di coscienza: “Finché è vivo non intervengo”, avrebbe detto il medico. Quando il cuore del feto cessa di battere – ricostruisce il legale – il feto viene estratto morto. Le condizioni della donna intanto peggiorano e così quella del secondo feto. Ma anche in questo caso il medico avrebbe ribadito che lo avrebbe fatto espellere soltanto dopo che il cuore avesse cessato di battere perché lui era un obiettore di coscienza.

“Se quanto affermato dai familiari si fosse verificato sarebbe di una gravità estrema, ma non c'è stata alcuna obiezione di coscienza da parte del medico che è intervenuto nel caso in questione”, ha affermato il direttore generale dell'ospedale, Angelo Pellicanò, nel corso di una conferenza stampa convocata oggi all’azienda. Paolo Scollo, direttore Ginecologia e Ostetricia dell’Azienda ospedaliera Cannizzaro, ha confermato nel corso della conferenza stampa che il medico in questione è sì un obiettore, ma – hanno precisato con forza – “la possibilità del medico di dichiararsi obiettore di coscienza rientra esclusivamente nell’ambito della legge 194 del 1978, cioè nei casi di interruzione volontaria della gravidanza fisiologica, ma in questo caso non c’è la base per parlare di interruzione volontaria di gravidanza” e hanno escluso che il medico in questione possa avere agito come riferito dai familiari della donna. “Il medico non ha mai detto quella frase. I fatti dimostrano il contrario”, hanno ribadito, spiegando che “anche secondo i magistrati al momento non ci sarebbe alcun riscontro con la ricostruzione dei familiari della donna”.
 
"La signora – ha quindi spiegato Scollo – era stata ricoverata per minaccia di parto abortivo alla 19ima settimana, che ben si distingue dal parto pretermine, che identifica i parti dopo la 21-22 settimane di gestazione, quando il feto ha possibilità di sopravvivere”. La donna, ha precisato ancora Scollo, “ha abortito il primo feto spontaneamente, il medico ha quindi indotto il parto abortivo del secondo feto. Parlare di obiezione di coscienza è quindi del tutto falso”. Per Scollo tutto il possibile è stato fatto per tentare di salvare la donna e i feti, ma purtroppo l'esito è stato negativo.

Il fascicolo sul caso è stato attivato, come atto dovuto, dopo la denuncia dei familiari della 32enne. Il procuratore Carmelo Zuccaro ha disposto il trasferimento della salma in obitorio, bloccando i funerali che erano stati organizzati nel paese del Catanese di cui la donna era originaria, e il sequestro della cartella clinica. La magistratura disporrà l'autopsia dopo avere identificato il personale in servizio che sarà indagato, come atto dovuto, per omicidio colposo per potere eseguire l'autopsia.

20 Ottobre 2016

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