Medici stranieri in Italia. Sono più di 18mila. Più che raddoppiati in 15 anni. Ma il Ssn resta un miraggio

Medici stranieri in Italia. Sono più di 18mila. Più che raddoppiati in 15 anni. Ma il Ssn resta un miraggio

Medici stranieri in Italia. Sono più di 18mila. Più che raddoppiati in 15 anni. Ma il Ssn resta un miraggio
La maggior parte lavora nel privato e l'integrazione è ancora problematica. “Il privato è una scelta forzata, ha spiegato il presidente dell’Amsi che si riunisce a Congresso il 3 dicembre, dal momento che per partecipare ai concorsi pubblici è necessario avere la cittadinanza”. Numerosi anche gli stranieri in altre professioni sanitarie come infermieri, fisioterapisti, odontoiatri e farmacisti.

Sono sia uomini che donne, in pari percentuale, e il loro numero è aumentato di oltre il 60% negli ultimi 15 anni. Si tratta dei medici di origine straniera che operano in Italia. Questi camici bianchi, dal 2011 ad oggi, sono passati da quasi 15mila unità a sfiorare le 18mila.


 


Come si sia evoluta la carriera di questi professionisti in Italia sarà uno dei temi del Congresso Amsi, l’associazione pioniera dell'integrazione tra i professionisti della salute,in programma il prossimo 3 dicembre a Roma, dalle ore 8.30  alle ore 15.30, presso la Clinica Ars Medica.


 


E’ Foad Aodi, presidente di Amsi e membro della commissione Salute Globale della FNOMCeO a ripercorre le tappe di questa integrazione e collaborazione: “Oggi  – ha spiegato – attraversiamo la terza fase dell'immigrazione dei medici e dei professionisti della Salute. Negli anni '60 venivano studenti di origine straniera a studiare in Italia. Il 40% dei laureati rimaneva a lavorare nel nostro Paese. La seconda fase dell'immigrazione è quella che abbiamo conosciuto dopo la caduta del muro di Berlino, con un'affluenza di medici e professionisti della Sanità già laureati nei loro Paesi, in particolare provenienti dai Paesi dell'Est – Russia, Romania, Moldavia, Albania e Polonia – Nella terza fase, che viviamo da 4 anni, arrivano meno studenti a causa del numero chiuso per l'immatricolazione ai corsi di laurea, ma i medici che lavorano in Italia sono in continua crescita con due cambiamenti importanti: è diminuita considerevolmente l'affluenza dai Paesi dell'Est ed è cresciuto il numero dei medici e professionisti della Salute che provengono dai Paesi arabi e sudamericani”. 


 


Nonostante le politiche di integrazione di Amsi vadano avanti da 16 anni ci sono ancora degli scogli da superare: la maggior parte dei medici stranieri in  Italia opera solo nel privato: “una scelta forzata  – ha spiegato il presidente dell’Associazione – dal momento che per partecipare ai concorsi pubblici è necessario avere la cittadinanza”. 


 


Cresce il numero di stranieri anche per le altre figure che ruotano intorno al mondo della sanità come infermieri, fisioterapisti, odontoiatri e farmacisti. Al primo posto ci sono gli infermieri, maggiormente dei Paesi dell'Est,  che oggi hanno raggiunto le 37mila unità. I fisioterapisti, invece, sono più di 3.500 e provengono soprattutto dai Paesi arabi, africani e sudamericani. I farmacisti superano i 2000. Anche per queste professioni la situazione è la stessa dei medici: lavorano soprattutto nel privato perché non possono partecipare ai concorsi pubblici. Durante il Congresso  sarà annunciata l'istituzione dell'Unione Medica Euromediterranea (UMEM) che conta già 35 membri tra Federazioni, Istituti, Associazioni e diverse realtà sanitarie dei Paesi Euromediterranei, tra i  quali Amsi ed il movimento Uniti per Unire risultano  soci fondatori. 


 


Nonostante le difficoltà ancora da affrontare i membri Amsi si dicono orgogliosi del lavoro fatto finora: “ abbiamo organizzato più di 500 Convegni di aggiornamento professionale  – ha sottolineato Michele Baleanu, portavoce di Amsi di origine rumena – tutti volti alla cooperazione internazionale e alla conoscenza. Continuiamo a fornire consulenze a tutti i professionisti italiani e di origine straniera attraverso i nostri sportelli Amsi, per il loro l'inserimento nel mercato del lavoro sia in Italia che all'estero – ha concluso – come hanno dimostrato le recenti richieste di lavoro in Arabia Saudita, in Ecuador, in Qatar, nei Paesi arabi e africani che abbiamo divulgato”.

28 Novembre 2016

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