Tbc al Gemelli. Procura ipotizza reato di epidemia colposa contro ignoti

Tbc al Gemelli. Procura ipotizza reato di epidemia colposa contro ignoti

Tbc al Gemelli. Procura ipotizza reato di epidemia colposa contro ignoti
La Procura di Roma ha ipotizzato il reato di epidemia colposa contro ignoti. Secondo quanto riferito a QS dall'ufficio stampa del Gemelli al momento non risultano infatti indagati tra i vertici del policlinico, come invece riportato stamattina da diversi organi di stampa. Proseguono le proteste del Codacons contro la decisone della Regione Lazio di far cessare l’attività di screening. Sale, intanto, il numero complessivo di bambini positivi alla Tbc, pari a 122 su 1.415 risultati pervenuti, con una media dell’8,6%.

Dopo due settimane d’indagini la Procura di Roma ha ipotizzato il reato di epidemia colposa contro ignoti. L'ufficio stampa del Gemelli ha infatti confermato a QS che al momento non risultano indagati i vertici del policlinico, come invece affermato stamani da diversi organi di stampa. Continuano comunque gli accertamenti e stamani, secondo quanto riportato dall'Adnkronos, la Procura avrebbe chiesto una perizia per stabilire se si tratti di un’epidemia legata anche solo all’avvenuto contatto con il bacillo e senza che la malattia vera e propria si sia sviluppata. Oltre alla positività al bacillo riscontrata nei bambini equivalga a malattia, i due consulenti nominati dalla Procura dovranno inoltre stabilire se le terapie per fronteggiare il problema siano state adottate in maniera idonea dai responsabili dell'ospedale e se siano stati fatti con cura i controlli periodici che il caso richiedeva. Ancora, si dovrà accertare se l'infermiera abbia contratto la malattia attraverso i contatti con il marito, trovato a sua volta affetto da tubercolosi. I consulenti dovranno infine stabilire quali siano gli interventi più idonei da adottare.
Ai consulenti sono stati dati 60 giorni di tempo per completare la loro indagine, ma con l'impegno di consegnare al magistrato una pre-relazione che indichi a grandi linee quali potranno essere i risultati finali dell'indagine tecnica.
Finora, infatti, solo una bimba (ricoverata da oltre un mese al Bambin Gesù) ha contratto la tubercolosi. Su di lei, insieme alla terapia, proseguono i controlli per raffrontare il ceppo della tbc con quello sviluppato dall'infermiera dalla quale sarebbe partito il contagio
Intanto le polemiche crescono e il Codacons rafforza la sua battaglia dopo la decisione della Regione Lazio di far cessare l’attività di screening, che ha interessato il 93,01% dei neonati inseriti nel programma di sorveglianza.
Per l’associazione non basta. Occorre “ampliare i controlli, estendendo le analisi anche ai bimbi nati nel mese di dicembre 2010. Se la contagiosità, infatti, rientra nelle 48 ore, al 31 dicembre 2010 il reparto neonatale poteva risultare già contaminato”. L’associazione, ha indetto per domani una conferenza stampa a Roma dove svelerà i dettagli di un'incredibile scoperta: non sarebbe stato il marito dell’infermiera in servizio presso il reparto neonatale del Gemelli a scatenare l’emergenza Tbc e i successivi contagi, ma lo stesso ospedale nel 2005.
Se l’attività di controllo è terminata, resta invece attivo il call center e l’ambulatorio presso il Policlinico Gemelli per le famiglie (6,99%) per le quali si è rivelato impossibile fissare un appuntamento nonostante i ripetuti tentativi di contatto, sia telefonico che epistolare, e per le quali, a causa della mancata risposta, si è proceduto all’invio di telegrammi e con l’attivazione, in ultima istanza, delle autorità competenti per le procedure previste in questi casi.
Intanto, nella giornata di ieri sono emersi 7 nuovi casi positivi, su 82 test effettuati, relativi agli ultimi controlli di questi giorni. Si tratta di 2 femmine e 5 maschi. Le famiglie sono state già avvisate. Cinque dei bambini risultati positivi ai test sono nati nel mese di gennaio, 2 nel mese di febbraio.
Complessivamente sono 122 i casi di positività su 1.415 risultati pervenuti, con una media dell’8,6%.

L'Unità di coordinamento, attraverso i suoi esperti, ha ricordato che, in ogni caso, “la positività al test non significa malattia ma esprime l’avvenuto contatto con il bacillo. Pertanto, anche sui nuovi 7 neonati positivi sono stati già programmati ulteriori controlli e sarà proposta la profilassi prevista dal protocollo predisposto dall'Unità di coordinamento regionale. La profilassi, definita anche dalle linee guida internazionali, evita il rischio di sviluppare la malattia a seguito dell’avvenuto contatto con il micobatterio". L’Unità di coordinamento precisa, inoltre, che "dei neonati risultati positivi fino ad oggi e sottoposti agli ulteriori controlli previsti nessuno è risultato ammalato”.
È stato poi confermato che i bambini che hanno iniziato il trattamento di profilassi in una delle strutture tra Gemelli, Ospedale Bambino Gesù o San Camillo, continueranno ad essere seguiti nelle stesse strutture dal punto di vista medico.

06 Settembre 2011

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