Ddl Omnibus. Lanzillotta (Api): “Ancora molto da migliorare, ma bene capitolo su sanità elettronica”

Ddl Omnibus. Lanzillotta (Api): “Ancora molto da migliorare, ma bene capitolo su sanità elettronica”

Ddl Omnibus. Lanzillotta (Api): “Ancora molto da migliorare, ma bene capitolo su sanità elettronica”
In questa intervista esclusiva a QS, l'ex ministro per gli Affari Regionali giudica a "luci ed ombre" il Ddl Omnibus, promuovendo però i capitoli sulla sanità elettronica che potrebbero giovare anche a un federalismo che rischia di accentuare le disomogeneità territoriali

Intervista a Linda Lanzillotta, deputata dell'Api ed ex ministro per gli Affari Regionali.
 
Onorevole Lanzillotta, la Camera ha recentemente approvato il Ddl presentato dal ministro della Salute Fazio che interviene su molti aspetti della sanità. Qual è complessivamente il suo giudizio riguardo al Ddl?
E' un provvedimento fatto di luci ed ombre, con diversi gli aspetti suscettibili di miglioramento. Quello su cui puntiamo è sicuramente una governance della sanità sottratta all’intermediazione della politica, a partire dalle nomine e dall’attribuzione degli incarichi, che dovrebbero essere realizzati su criteri più professionali e con modalità più trasparenti. Oggi, invece, la sanità, che è un grande settore di spesa pubblica, assorbe circa il 20% di ‘intermediazione’ della politica, e una parte della distorsione dell’allocazione delle risorse è indotta proprio dalla politica, piuttosto che dalle effettive esigenze.
In particolare, non abbiamo apprezzato la moltiplicazione degli ordini professionali, perché riteniamo che questo sia un elemento di rigidità e crei di ulteriori barriere all’accesso dei giovani alle professioni.
 
Con il Ddl Omnibus sono stati approvati molti provvedimenti in materia di sanità elettronica, a cui anche il gruppo Misto-Api ha contribuito con alcuni emendamenti. Quali benefici pensa che potranno apportare le norme approvate?
La sanità elettronica riveste un’importanza fondamentale sotto molti punti di vista. È uno strumento di modernizzazione ed efficienza del Ssn, così come di trasparenza nella gestione amministrativa. Ma è anche uno strumento di crescita a livello di politica industriale. La spesa sanitaria, infatti, è molto elevata e rappresenta circa un sesto del nostro bilancio pubblico. Investire una quota di questa spesa per l’innovazione, cioè nel settore della telemedicina, significa anche trasformare quella spesa in un fattore di sviluppo della nostra industria informatica. Così facendo potremmo non solo rappresentare un mercato, ma anche un’industria che crea ed esporta prodotti.

Per quanto riguarda la sperimentazione clinica, sul tema è stata confermata la delega al Governo, ritiene che si possa andare incontro ad un rischio di stallo?
Da questo punto di vista spetta al Parlamento il compito di vigilare, di monitorare, e, soprattutto, di sollecitare nel caso in cui non ci sia un esercizio attivo nell’attuazione del provvedimento.

Sono passati 10 anni dalla riforma del Titolo V. Da ex ministro agli Affari Regionali, qual è il suo bilancio?
Credo che ci sia la necessità di una profonda riflessione, soprattutto in un’ottica federalista. Ci troviamo di fronte ad una frammentazione del Servizio sanitario nazionale, una differenziazione enorme tra territorio e territorio che, di fatto, intacca il diritto costituzionale fondamentale della salute.
Consideriamo, inoltre, che la capacità amministrativa e la stabilità finanziaria di una Regione ormai incidono sulla qualità e sul volume delle prestazioni al punto che i cittadini non sono più tutti uguali. Infatti nell’attuale momento di crisi che il Paese sta attraversando, assistiamo paradossalmente a un intervento inversamente proporzionale ai bisogni: da un parte si bloccano i meccanismi perequativi per mancanza di risorse, dall’altra si aumenta il carico fiscale relativo. Questo si traduce, nelle regioni più indebitate, in un ulteriore e grave penalizzazione a carico delle imprese e dei cittadini.
Sicuramente la sanità elettronica, in quanto leva per l’efficienza e la trasparenza, può aiutare anche l’attuazione del federalismo e la costruzione dei costi standard. È chiaro che una maggiore trasparenza consentirà di analizzare meglio i costi rendendoli più comparabili.
 
Giovanni Rodriquez

Giovanni Rodriquez

21 Ottobre 2011

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