Furti in corsia: boom nel 2009 con oltre 600 denunce al mese

Furti in corsia: boom nel 2009 con oltre 600 denunce al mese

Furti in corsia: boom nel 2009 con oltre 600 denunce al mese
Annata d’oro per i ‘topi d’ospedale’: nel solo 2009 si sono registrate la bellezza di 7.482 denunce per furto in Italia, una media di 620 al mese. Gli stakanovisti del furto sembrano concentrarsi soprattutto in due regioni: Lombardia (1.372) ed Emilia Romagna (1.053).

Un vero boom di furti che, stando a quanto riferito dagli infermieri, vanno dalle attrezzature sanitarie più sofisticate ai farmaci. Le vittime preferite sembrano essere i pazienti a cui vengono sottratti vari oggetti personali, dal portafoglio al telefonino. Dall'analisi, il dato che balza agli occhi è che, in linea generale, il numero delle denunce è più alto nel Nord del Paese.
 
I dati arrivano dalla Polizia di Stato e sono stati resi noti dall'agenzia di stampa AdnKronos Salute, che stila una classifica delle Regioni più derubate. Alla Lombardia e all'Emilia Romagna, regioni in testa, si aggiungono infatti il Veneto, con 820 denunce, e il Piemonte, con 739. La situazione sembra migliore al Sud. In Campania ad esempio, regione spesso nell'occhio del ciclone in materia di sicurezza negli ospedali, il numero delle denunce per furto è pari a 368. Circa una al giorno di media. Più o meno come la Sicilia (390), e poco meno della Puglia (436). Al Centro sono invece Lazio (569) e Toscana (528) le regioni che contano più denunce per furti in corsia. Scorrendo nel dettaglio i dati delle restanti regioni si registrano: 135 denunce negli ospedali delle Marche, 105 in quelli dell'Umbria, 34 in Molise, 11 in Basilicata, 297 in Liguria, 77 nel Trentino Alto Adige, 150 in Friuli Venezia Giulia, 101 in Sardegna, 9 in Valle D'Aosta.

“I dati emersi – ha commentato Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato (Tdm) di Cittadinanzattiva – fanno pensare che al Sud, probabilmente, non si denunciano questi furti in corsia. Non voglio avere pregiudizi nei confronti del Meridione – ha aggiunto – ma attenzione a leggere questi dati e pensare che ci sia un allarme sicurezza negli ospedali del Nord. Anzi – ha evidenziato – semmai questa differenza nelle cifre deve spingere chi di dovere a monitorare ancora di più il fenomeno nelle regioni del Sud”. Monitoraggio che deve andare di pari passo con un'azione di vigilanza più serrata. “Esistono procedure, anche elementari – ha spiegato la coordinatrice nazionale del Tdm – che si possono attuare per alzare la soglia di attenzione. Una soglia che, al di là dei furti, al momento è troppo bassa negli ospedali italiani. E i fatti di cronaca degli ultimi tempi lo stanno a testimoniare”. Tra le possibili misure da adottare per aumentare la sicurezza, Moccia propone “l'aumento del personale di vigilanza, soprattutto all'ingresso delle strutture e nei reparti più sensibili come la maternità e la geriatria”. Ma anche “l'installazione di telecamere, ovviamente – ha specificato la coordinatrice nazionale del Tdm – sempre nel rispetto della privacy del paziente”. Inoltre, si possono adottare tutta una serie di accortezze, “anche banali”, come ad esempio “la chiusura a chiave dei cassetti”, ha spiegato Moccia.
 
Per limitare il problema, le soluzioni del segretario generale della Fp Cgil medici, Massimo Cozza, sono in particolare due: “buon senso e spirito civico”. Per il segretario, per prima cosa “è necessario che tutte le vittime di furti facciano sempre denuncia. Anche per accendere meglio i riflettori sul fenomeno. Inoltre – ha sottolineato – è bene che tutti i cittadini usino accortezze dettate dal buonsenso, come ad esempio evitare di portarsi con sé oggetti preziosi. È anche vero però – ha proseguito Cozza – che nel caso di ricoveri d'urgenza, non programmati, è più difficile fare queste valutazioni”.
 
Anche per il presidente della Federazione Ipasvi (Federazione dei Collegi degli infermieri), Annalisa Silvestro, i dati rilevati dall'analisi della Polizia di Stato lasciano spazio a qualche perplessità sulla portata reale del fenomeno. In particolare al Sud. “Vista la differenza delle cifre – ha spiegato Silvestro – viene immediatamente da pensare che nel Mezzogiorno si facciano meno denunce. Forse per una questione culturale”. Per Silvestri, comunque, il problema dei furti in corsia non è di facile soluzione, sia al Nord che al Sud. “Negli ospedali si concentrano tantissime persone, non solo addetti ai lavori e pazienti. Sono strutture aperte. Questo aumenta la possibilità che ci siano anche alcuni malintenzionati. D'altronde – ha evidenziato – quando il flusso è elevatissimo, il problema diventa purtroppo fisiologico”. C'è inoltre da considerare che i nosocomi spesso risultano strutture invitanti per i ladri. “Negli ospedali – ha spiegato Silvestro – si trovano strumentazioni e attrezzature diagnostiche sofisticate, di alto valore, che spesso finiscono nel mirino dei ladri. Così come alcuni farmaci, soprattutto quelli difficilmente reperibili senza ricetta medica. Il grosso dei furti però – ha sottolineato la presidente Ipasvi – è a danno dei pazienti, a cui vengono sottratti oggetti personali: portafogli, telefonini e altro”. Una soluzione potrebbe dunque essere il potenziamento dei sistemi di vigilanza. “Si potrebbe rafforzare la presenza della Polizia, soprattutto nei piccoli ospedali dove manca del tutto, ma – ha concluso Silvestro – anche le Forze dell'ordine devono fare i conti con il problema della carenza degli organici”.
 
G.R.

18 Giugno 2010

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