Hiv e patologie virali. Parte la campagna nelle carceri

Hiv e patologie virali. Parte la campagna nelle carceri

Hiv e patologie virali. Parte la campagna nelle carceri
Al via la campagna di informazione su Hiv e altre patologie virali in 19 istituti di pena. L’iniziativa promossa da associazioni di medici e di volontariato, patrocinata dai ministeri della Giustizia e della Salute ha come obiettivo la stima del sommerso delle patologie infettive tra i detenuti

“La salute non conosce confini”, questo il claimscelto per la campagna di informazione sulle patologie virali croniche all’interno delle carceri. Promossa dalla Simit (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali), dalla Simpse (Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria), da Nps Italia Onlus (Network Persone Sieropositive) e l’Associazione Donne in rete Onlus è patrocinata dai ministeri di Giustizia e Salute e durerà fino alla fine del mese di Gennaio 2012. La durata dell’attività di informazione in ogni carcere sarà di quattro settimane.
 
19 sono gli istituti di pena coinvolti distribuiti su 11 Regioni in modo da coprire tutto il territorio da Nord a Sud del Paese e offrire una fotografia che sia la più reale possibile del sommerso delle patologie infettive tra i detenuti.
 
In ciascun istituto, verrà distribuito del materiale informativo in diverse lingue, così da poter informare i detenuti ed incentivare a fare il test per l’Hiv e le epatiti. Tale progetto si propone di scoprire a quanto ammonti il numero di coloro che non sanno di essere malati. Vivere in un ambiente di comunità, come gli Istituti di detenzione, espone ad un maggior rischio di diffusione di malattie infettive, e una corretta informazione può proteggere i detenuti e aiutare le Istituzioni a gestire in modo appropriato un problema di sanità pubblica importante.
Già nel 2005 – è stato detto nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa – nel carcere di San Vittore (Mi) è stato fatto un esperimento simile che ha avuto un successo,m con i detenuti che chiedevano di sottoporsi ai test.
La novità questa volta sarà l’introduzione del peer educator(rappresentante Nps), ovvero un tutore alla pari con credibilità e competenza, passato attraverso le stesse esperienze, che parla la stessa lingua, e che è in grado di comprendere i loro problemi.
 
Sergio Babudieri, Presidente Simpse ha spiegato la natura del progetto “che nasce da un’esigenza reale sul campo, con il passaggio della Sanità all’interno delle carceri dal ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale non è stato più possibile raccogliere negli oltre 200 istituti penitenziari dati attendibili sulla diffusione delle malattie infettive in questo ambito”.
Babudieri ha poi aggiunto che essendo “circa due anni che non si raccolgono dati uno degli obiettivi principali del progetto è sicuramente quello di implementare l’accettazione dei test sierologici dell’HIV, delle Epatite virali e delle malattie sessualmente trasmesse, andando ad incidere sull’educazione sanitaria delle persone detenute. Ricordiamoci tutti che la situazione in carcere rispecchia, seppur amplificandola, quella della popolazione generale.”
 
Per Evangelista Sagnelli, Presidente Simit, “la diffusione delle malattie infettive in carcere evidenzia la necessità di un intervento programmato di prevenzione, diagnosi e terapia, relativi alle patologie infettive più frequenti. È utile considerare che il periodo di detenzione può essere un’occasione per ricevere informazioni in tema di prevenzione delle infezioni”. Per questo ha aggiunto è utile aumentare “la percentuale di esecuzione dei test di screening per virus Epatitici ed Hiv negli Istituti penitenziari, oggi ridotta al 30%. I risultati dei testdi screeningsaranno la base su cui pianificare interventi successivi di prevenzione e cura, per mantenere un buon livello di salute durante la detenzione”.
Non è più tollerabile che esista il doppio binario di un paziente di Serie A e uno di Serie B e che, l’aver commesso un reato, riguarda sì la competenza giudiziaria ma lo Stato ha il dovere nei confronti di tutti i cittadini di dare la stessa possibilità di accesso a cure e farmaci indipendentemente dal luogo di residenza”. Ha affermato Rosaria Iardino, Presidente Onorario Nps Italia Onlus e Donne in rete Onlus che ha aggiunto “Nps Italia Onlus, che da sempre ha messo al centro la lotta alla diseguaglianza sanitaria che da sempre esiste, aderisce al Progetto assumendo un ruolo di compliance tra l’esecuzione dei test e la presa in carico dei reparti di malattie infettive, perché è necessaria la presa in cura del paziente positivo all’Hiv e all’Epatite”.
 
“Il diritto alla salute – ha detto Mauro Mariani, direttore di Regina Coeli, l’istituto di pena che ha ospitato la conferenza stampa – non può essere eliminato per i detenuti”. La legge che ha determinato il passaggio della medicina penitenziaria dal ministero della Giustizia al Ssn per Mariani è condivisibile però siamo ancora “in una fase di passaggio e la tutela, seppur a macchia di leopardo è venuta meno”. Sovraffollamento, scarsezza di risorse umane e finanziarie, hanno aggravato i problemi ma il direttore di Regina Coeli ha assicurato che tutti stanno lavorando per superare le obiettive difficoltà che un simile passaggio ha comportato. 

16 Novembre 2011

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