Bologna. Nasce “Coma to Community”, il Pdta per le persone con lesioni cerebrali gravi

Bologna. Nasce “Coma to Community”, il Pdta per le persone con lesioni cerebrali gravi

Bologna. Nasce “Coma to Community”, il Pdta per le persone con lesioni cerebrali gravi
Il programma mette in rete i centri di terapia intensiva e quelli di alta specializzazione neuro-riabilitativa presenti negli ospedali, con le strutture sanitarie ed assistenziali territoriali.
 

La Rianimazione, Neurochirurgia, centri di alta specializzazione neuro-riabilitativa. Il percorso di chi subisce le conseguenze neurologiche di un trauma cranico, una emorragia cerebrale, un arresto cardiaco è lungo e chiama in causa innumerevoli servizi sanitari e socio-assistenziali.
Oggi tutti questi servizi all’Azienda Usl di Bologna sono riuniti in “Coma to Community”, il Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) interaziendale per le persone con Gravi cerebrolesioni acquisite (GCA), che assicura la presa in carico continuativa del paziente e dei suoi familiari, mettendo in campo una pluralità di professionisti per le migliori pratiche di diagnosi, cura ed assistenza in ogni fase della malattia.

“Coma to community è un percorso virtuoso che mette in rete i centri di terapia intensiva e quelli di alta specializzazione neuro-riabilitativa presenti negli ospedali, con le strutture sanitarie ed assistenziali territoriali. Assicura risposte appropriate e tempestive attraverso livelli di cura più adeguati e la disponibilità delle competenze specialistiche nei diversi punti della rete. Di rilievo, nel progetto, anche la valorizzazione del ruolo delle Associazioni e la formazione dei familiari o dei caregiver”, spiega l’Azienda Usl di Bologna in una nota.

“Coma to community” si avvale della forte integrazione e della collaborazione multispecialistica tra 60 diversi professionisti. Vi collaborano oltre all’Azienda Usl di Bologna, l’ISNB (Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna), l’Istituto di Montecatone – Ospedale di Riabilitazione e l’Ospedale Privato Santa Viola.
Contribuiscono inoltre le strutture residenziali Virginia Grandi di San Pietro in Casale (CADIAI) e Cardinal Lercaro (ASP Città di Bologna), i Servizi Disabili Adulti (USSI) e le commissioni per le gravi disabilità (UVM GRAD) presenti nei sei Distretti della Azienda USL di Bologna, le associazioni onlus “Gli Amici di Luca” e “Insieme per Cristina”.

Nel concreto il percorso è organizzato nel seguente modo: per un paziente con danno cerebrale da trauma o altra causa, ipossico, emorragico, post chirurgico, in coma da più di 6 ore, la fase acuta ospedaliera avviene nei reparti di Rianimazione degli ospedali Maggiore e Bellaria, o nella Neurochirurgia dell’ISNB. In ognuno di questi reparti inizia, già da subito, la presa in carico riabilitativa. Se al termine della fase acuta sono presenti condizioni cliniche compatibili con un progetto riabilitativo personalizzato, il paziente viene subito trasferito in un centro specializzato (la Medicina Riabilitativa dell’Ospedale Maggiore oppure l’Istituto di Montecatone – Ospedale di Riabilitazione) per un periodo di osservazione che può protrarsi anche per 2-3 settimane.
Qui si provvede alla stabilizzazione clinica, si completa la diagnosi ed inizia la neuro riabilitazione intensiva. L’Ospedale Maggiore accoglie i casi con recupero difficile della coscienza dal coma o dallo stato vegetativo, mentre Montecatone accoglie soprattutto pazienti con lesione spinale associata a quella cerebrale, oppure casi con ripresa difficile della respirazione autonoma senza l’aiuto di macchine.

Se, invece, al termine della fase in rianimazione o in neurochirurgia non ci sono condizioni cliniche che consentono un progetto riabilitativo intensivo, il paziente viene trasferito all’Ospedale Privato Santa Viola, che fornisce tutte le attività assistenziali e la sorveglianza clinica in un contesto dedicato e specializzato.
La prosecuzione della fase di neuroriabilitazione intensiva avviene nella Casa dei Risvegli Luca De Nigris oppure presso l’Istituto di Montecatone, con una disponibilità di 33 posti letto in totale. Nella maggior parte dei casi è sufficiente un ricovero di durata relativamente breve, qualche settimana, per raggiungere un livello di indipendenza che consenta il ritorno a casa. A tutti i pazienti dimessi viene fornita una prima visita di controllo, prenotata direttamente dal medico che dispone la dimissione dal reparto di riabilitazione ospedaliera. I successivi controlli vengono programmati in relazione all’esigenza clinica.

In tutti i sei distretti sanitari dell’Azienda Usl è presente una èquipe multiprofessionale (UVM GRAD) composta da professionisti sociali e sanitari, incaricata della presa in carico della persona disabile attraverso la formulazione di un progetto assistenziale individuale.

Alcuni pazienti, invece, mostrano miglioramenti lenti, con livelli di funzionalità motoria e cognitiva che impediscono la partecipazione “attiva” alla riabilitazione. Programmi riabilitativi di alcuni mesi danno la possibilità di ridurre anche in questi casi il livello di assistenza necessaria a lungo termine, con effetti positivi sulla qualità della vita della persona e dei suoi familiari cargiver.
Per le persone che nonostante le cure restano in condizione di estrema gravità, è prevista una assistenza a domicilio o nei nuclei residenziali presso strutture socio-sanitarie. La figura dell’amministratore di sostegno e le novità introdotte dalla legge di recente approvazione sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento, costituiscono un ulteriore elemento di tutela anche per questa minoranza di persone.

19 Gennaio 2018

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