L’abuso di alcol è il fattore di rischio numero uno per le demenze. Soprattutto per quelle ad esordio precoce

L’abuso di alcol è il fattore di rischio numero uno per le demenze. Soprattutto per quelle ad esordio precoce

L’abuso di alcol è il fattore di rischio numero uno per le demenze. Soprattutto per quelle ad esordio precoce
Mentre in Francia infuria l’affaire ‘vino’, a seguito delle dichiarazioni del Ministro della salute, Lancet Public Health pubblica un lavoro francese, che dimostra come i disturbi da abuso di alcol, rappresentino il maggior fattore di rischio prevenibile per demenza, in particolare per le forme ad esordio precoce, ma anche per quelle senili e per l’Alzheimer. Demonizzare il vino è forse sbagliato come principio, ma su un piano di salute pubblica, adottare politiche volte a contrastare il fenomeno dell’abuso delle bevande alcoliche appare oggi più che mai raccomandabile.

In Francia infuriano le polemiche contro il Ministro della Salute, Agnès Buzyn, che di recente ha affermato nel corso di un suo intervento su France 2 che “l’industria del vino vuole fare credere che il vino sarebbe diverso dalle altre bevande alcoliche. Ma in termini di salute pubblica, è esattamente la stessa cosa bere vino, o birra o vodka o whisky. Le differenze sono pari a zero!”. E per non lasciare adito a dubbi in merito al suo pensiero, la ministra ha aggiunto che “si è lasciato credere alla popolazione francese che il vino sarebbe un protettore, che apporterebbe dei benefici che le altre bevande alcoliche non forniscono. Questo è scientificamente falso. Il vino è una bevanda alcolica come le altre”.
 
Affermazioni pesanti, soprattutto in un Paese come la Francia, universalmente noto come la patria del buon vino e che considera questa bevanda parte integrale della civilizzazione francese. Per non parlare dei tanti studi scientifici che nel corso degli anni hanno sdoganato il vino (quello rosso in particolare) come un alleato della salute cardiovascolare, se assunto nelle giuste dosi e nell’ambito di una dieta equilibrata. Una polemica accesa che non accenna a placarsi e che vede coinvolti scienziati, intellettuali, politici. E naturalmente i produttori di vino.
 
In mezzo a questa bagarre generale, in maniera assolutamente casuale, Lancet Public Health pubblica questa settimana uno studio osservazionale francese, il più grande lavoro mai condotto sull’argomento, che dimostra come i disturbi da abuso di alcol rappresentino il più importante fattore di rischio prevenibile per tutti i tipi di demenza.
 
Il lavoro, condotto dal QalyDays Study Group, ha interessato oltre un milione di francesi dimessi da ospedali nazionali dal 2008 al 2013 con una diagnosi di demenza.
I 57.353 casi di demenza ‘early onset’ (il 5,2% del totale), nella maggior parte dei casi (57%) sono risultati correlati ad un disturbo di abuso di bevande alcoliche.
Ciò significa che i disturbi di abuso di alcol aumentano di oltre il 330% il rischio di demenza ad esordio precoce, tanto nelle donne che negli uomini e questo ne fa il più importante fattore di rischio modificabile per questa condizione.
 
L’associazione con l’abuso di alcol permane tuttavia anche nelle forme di demenza ad esordio più tardivo e nell’Alzheimer (rischio aumentato del 170% in entrambi i sessi).
 
Alla luce di questi risultati, gli autori consigliano di effettuare sempre uno screening per heavy drinking (che secondo l’OMS corrisponde ad un consumo cronico di oltre 60 grammi di alcol al giorno per gli uomini e 40 grammi per le donne) e di offrire, ove necessario, gli opportuni interventi e trattamenti.
 
Gli autori ricordano che in generale i disturbi da abuso di alcol accorciano la vita di una ventina d’anni e in queste persone la demenza rappresenta una delle principali cause di morte.
 
Vista l’entità del problema, gli autori auspicano dunque che venga presa in cosiderazione anche l’adozione di politiche ad hoc per le bevande alcoliche, per ridurre il problema dell’abuso di alcol nella popolazione generale.
Musica, certamente, per le orecchie della ministra.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

22 Febbraio 2018

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