Sono 14.631 i medici specialisti che, secondo la nuova valutazione delle Regioni e delle Province autonome, dovranno essere formati nell’anno accademico 2025/2026. Un numero leggermente superiore rispetto alle 14.575 unità indicate nell’accordo Stato-Regioni del 25 luglio 2024: la rimodulazione determina dunque un incremento complessivo di 56 specialisti.
È quanto prevede lo schema di accordo trasmesso dal Ministero della Salute alla Conferenza Stato-Regioni, accompagnato dalle tabelle con la distribuzione del fabbisogno per specializzazione e territorio. Il documento sarà sottoposto a una riunione tecnica convocata per il 14 luglio 2026 e dovrà successivamente essere approvato in Conferenza. 4.10.2026.45.pdf
La quota più consistente riguarda l’area funzionale della medicina, per la quale vengono indicate 7.223 unità, pari a circa la metà del fabbisogno complessivo. Seguono l’area dei servizi, con 4.448 specialisti, e quella chirurgica, con 2.960.
Anestesia in cima alle richieste
La specializzazione con il fabbisogno più elevato è anestesia, rianimazione, terapia intensiva e del dolore, per la quale le Regioni chiedono di formare 1.449 medici.
Al secondo posto si colloca medicina d’emergenza-urgenza, con 985 unità. Seguono medicina interna e pediatria, entrambe con un fabbisogno di 822 specialisti.
Numeri rilevanti anche per radiodiagnostica, con 672 medici da formare, chirurgia generale con 646, malattie dell’apparato cardiovascolare con 588 e psichiatria con 562.
Per igiene e medicina preventiva sono indicate 532 unità, mentre ginecologia e ostetricia raggiunge quota 522. Il fabbisogno di ortopedia e traumatologia è invece fissato a 481 specialisti.
Tra le altre discipline, la programmazione prevede 383 posti per medicina fisica e riabilitativa, 358 per geriatria, 342 per nefrologia, 334 per neurologia e 301 per oncologia medica.
Più contenuti i numeri relativi ad alcune specializzazioni di nicchia: otto unità per medicina termale, 36 per audiologia e foniatria, 51 per statistica sanitaria e biometria e 56 per chirurgia maxillo-facciale.
Quasi mille specialisti per l’emergenza-urgenza
Il dato relativo alla medicina d’emergenza-urgenza conferma il peso attribuito dalle Regioni alla necessità di rafforzare i servizi di pronto soccorso e dell’emergenza territoriale.
Delle 985 unità complessive, 150 vengono richieste dal Veneto, 120 dalla Lombardia e altrettante dalla Toscana. Il Piemonte ne indica 90, la Campania 75, l’Emilia-Romagna 72 e la Puglia 50.
Anche per anestesia e rianimazione emerge una domanda particolarmente elevata: la Lombardia indica un fabbisogno di 361 specialisti, il Piemonte di 200, l’Emilia-Romagna di 154, il Veneto di 145 e la Campania di 137.
Per medicina interna, invece, le richieste più consistenti arrivano dalla Lombardia, con 180 unità, dall’Emilia-Romagna con 123, e dal Piemonte con 90. Campania e Puglia indicano rispettivamente 62 e 63 specialisti.
Lombardia prima per fabbisogno complessivo
Sul piano territoriale, la Lombardia esprime il fabbisogno più elevato, con 2.683 medici specialisti da formare. Seguono il Piemonte con 1.762 e la Campania con 1.506.
Superano quota mille anche la Puglia, con 1.167 unità, il Veneto con 1.154 e l’Emilia-Romagna con 1.142.
La Sicilia indica un fabbisogno di 986 specialisti, la Toscana di 864, la Sardegna di 477 e l’Abruzzo di 462. Seguono Lazio con 369, Marche con 336, Friuli Venezia Giulia con 332, Liguria con 310, Umbria con 308 e Calabria con 299.
I numeri più contenuti, anche in relazione alla dimensione demografica dei territori, riguardano Valle d’Aosta, con 18 unità, Provincia autonoma di Trento con 34, Molise con 96 e Provincia autonoma di Bolzano con 120.
La nuova quantificazione nasce dalla richiesta del Ministero della Salute alle Regioni di confermare il fabbisogno già programmato per il 2025/2026 oppure di procedere a una sua rivalutazione. La successiva ricognizione interregionale ha portato alla proposta di innalzare il totale nazionale a 14.631 specialisti. Lo schema, tuttavia, non rappresenta ancora un accordo definitivo: dovrà completare l’iter tecnico e ottenere l’assenso formale di Governo, Regioni e Province autonome.