Presidenti-commissari alla sanità: un nodo difficile da sciogliere

Presidenti-commissari alla sanità: un nodo difficile da sciogliere

Presidenti-commissari alla sanità: un nodo difficile da sciogliere
Dopo le frasi del Ministro Grillo si riaccende il focus su un tema che è stato dibattuto e affrontato a più riprese nella scorsa legislatura. Dapprima nella Legge di Bilancio 2015 fu inserito un comma che prevedeva l’incompatibilità dei ruoli, ma nel 2017 si fece di nuovo un passo indietro dando la possibilità ai presidenti di poter assurgere al ruolo di commissario

“Nel momento in cui si commissaria la Regione, si sta mettendo nelle mani di una singola persona che deve risolvere tutti i problemi che gli altri non hanno saputo risolvere. E come lo può fare uno che deve fare anche il presidente della Regione? Mi pare un pochino complicato e anche leggermente ambizioso”. La frase del Ministro della Salute, Giulia Grillo pronunciata durante la sua visita in Campania riapre un nodo dolente della sanità italiana: ha senso o no che il presidente di una Regione commissariata possa anche ricoprire il ruolo di commissario ad acta per la sanità?
 
Il tema com’è noto è stato dibattuto e affrontato a più riprese nella scorsa legislatura. Dapprima nella Legge di Bilancio 2015 fu inserito un comma (fortemente voluto dall’allora Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin) che prevedeva l’incompatibilità delle cariche mentre nella Legge di Bilancio 2017 (con grosso disappunto di Lorenzin e sulla forte pressione politica, causa referendum costituzionale, che proveniva proprio dal governatore della Campania, Vincenzo De Luca) l’incompatibilità fu tolta e fu di nuovo concessa la possibilità ai presidenti di Regione di assurgere al ruolo di commissario alla Sanità (De Luca divenne commissario ndr.). In ogni caso, si ricorda che le nomine dei commissari le fa la Presidenza del Consiglio con l'assenso del Ministro della Salute e del Ministro dell'Economia.
 
In ogni caso, oggi, dopo le frasi della Grillo, il tema torna di attualità. Al momento, diciamolo chiaramente, non c’è nessun intervento normativo in cantiere ma è chiaro che le frasi del Ministro hanno messo in fibrillazione tutte le Regioni sotto tutela.
 
Oltre alla Campania, dove De Luca ha replicato alla Grillo annunciando l’imminente richiesta di uscita dal commissariamento, tensione si è registrata anche in Molise dove il ruolo di commissario è vacante dopo le elezioni, e dove, il neo presidente Donato Toma non ha reagito proprio bene alle frasi del Ministro: “Quasi l'80% del bilancio della Regione Molise è assorbito dalla sanità, togliere la gestione al Presidente della Regione significa non farlo amministrare”.
 
Ma, certamente, le riflessioni del Ministro non hanno lasciato indifferente anche il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, che dal momento della sua elezione nel 2014 ha sempre attaccato il commissario, Massimo Scura, chiedendone la rimozione (per prenderne il ruolo) o chiedendo l’uscita dal commissariamento per la Regione.
 
Per il Lazio, il problema non si dovrebbe porre dato che la Regione dovrebbe uscire dal commissariamento (oggi è commissario il presidente Zingaretti) entro la fine dell’anno, salvo sorprese.
 
Nell’attesa di sapere se e come s’interverrà sulla materia è evidente che la questione non è facile da risolvere, è vero infatti che in media il 70-80% delle risorse delle Regioni riguardano la gestione della sanità ed è normale che, per esempio, un presidente neo eletto (vedi da ultimo Toma in Molise) voglia gestire in prima persona la partita sanità.
 
Ma è altrettanto vero che le riflessioni del Ministro Grillo (in questo caso in continuità con il pensiero di Lorenzin che aveva a più riprese rilanciato una riforma dei commissariamenti) non siano campate per aria, dato che per risollevare i bilanci e l’erogazione dei Lea in regioni disastrate c’è la necessità di manager altamente competenti e svincolati dalla politica locale.
 
Insomma, un rebus, di non facile soluzione.
 
Luciano Fassari

Luciano Fassari

16 Luglio 2018

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