Lanzarin: “Un piano che guarda avanti alle sfide poste dall’invecchiamento demografico e dalle nuove povertà”
Intervenendo a margine della presentazione in quinta commissione, a palazzo Ferro-Fini, l’assessore veneto ricapitola i ‘punti di forza’ delle indicazioni del nuovo piano per il sistema sociale: reti di filiera tra enti, servizi, famiglie e terzo settore; collaborazione tra pubblico e privato; aggiornamento dell’assistenza domiciliare con nuove impegnative più rispettose dei bisogni, più centri sollievo e una rete di assistenti familiari formate e competenti; partecipazione attiva dei beneficiari alla costruzione del modello di protezione e di cura; armonizzazione delle valutazioni e dei servizi in tutto il territorio regionale, con una graduatoria condivisa dei profili di gravità; riqualificazione delle strutture residenziali e semiresidenziali con moduli innovativi e flessibili; piani di zona territoriali, che devono valere da ‘piani regolatori’ dei servizi e degli interventi; potenziamento del ruolo dei 26 distretti sociosanitari.
“Domiciliarità, terzo settore e famiglia sono le parole chiave della ‘rete’ di servizi sociali che il nuovo piano promuove per assicurare assistenza e qualità di vita agli oltre 200 mila veneti non autosufficienti e al target, ben più ampio, degli oltre 800 mila veneti che versano in condizioni di povertà o di fragilità sociale – sintetizza l’assessore – Il nuovo piano persegue gli obiettivi di efficienza e di sostenibilità del welfare, cercando di ottimizzare tutte le sinergie possibili tra pubblico e privato, tra servizi e volontariato e valorizzando. La società cambia velocemente, l’invecchiamento non è necessariamente una patologia ma diventa anche opportunità di ‘tempo liberato’ e di risorsa sociale, le famiglie e le realtà territoriali sono spesso protagoniste di nuove forme di organizzazione e di integrazione sociale. Sono tutte esperienze da valorizzare, come si sta facendo in Veneto con i progetti per il ‘Dopo di noi’ o per le disabilità dell’infanzia”.
“Il principio-cardine della nuova programmazione – conclude l’assessore – è anteporre il criterio del bisogno rispetto a quello dell’età anagrafica, rendendo quindi più flessibili e aderenti alla realtà le definizioni dei profili di gravità, le impegnativa di cura e residenziali, l’organizzazione stesse dei centri di servizio. L’unità di base della programmazione sono i piani di zona, in stretta collaborazione con gli enti locali e le realtà territoriali. Il perno organizzativo sono i 26 distretti socio-sanitari, vera centrale operativa e punto di raccordo tra i servizi e nonché interfaccia con famiglie e utenti. Il loro ruolo, già potenziato con la riforma delle Ulss sarà sempre più centrale per collegare sanità e territorio. Infine, la trasformazione della Ipab in Aziende pubbliche di servizi alla persona e la revisione degli standard autorizzativi e di accreditamento delle strutture esistenti (che hanno una potenzialità di accoglienza di quasi 35 mila posti) sono i due passaggi obbligati che daranno ‘gambe’ e ‘ali’ alla nuova programmazione sociosanitaria”.
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20 Luglio 2018
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