Piccoli punti nascita. Trojano (Sigo): “Devono essere trasformati in punti di riferimento”

Piccoli punti nascita. Trojano (Sigo): “Devono essere trasformati in punti di riferimento”

Piccoli punti nascita. Trojano (Sigo): “Devono essere trasformati in punti di riferimento”
Questo il commento del vice presidente della Società italiana di ginecologie e ostetricia. "Noi abbiamo grandi professionalità, che però per dare il massimo devono disporre di strutture e strumentazioni adeguate e non possono che essere raggruppate in centri in cui ogni specifica patologia possa essere trattata in maniera altamente efficace". 

Sono molti i ricorsi presentati al ministero della Salute contro i tagli alle piccole strutture effettuate negli ultimi anni e anche un'elevata percentuale di cittadini è contraria, ma per Vito Trojano, vice presidente della Società italiana di ginecologie e ostetricia (Sigo) "professionalità, strutture e tecnologia sono tre parametri essenziali per un sistema sanitario che possa dare risposte qualificate alle esigenze dei cittadini".

"La chiusura di molti piccoli ospedali in Italia non è semplicemente il frutto di considerazioni economiche, ma della consapevolezza che ogni struttura debba offrire risposte qualificate ai bisogni di salute dei cittadini. Questo vale anche per i punti nascita, per i quali va fatto un discorso specifico: tutti i punti nascita – ribadisce Trojano – devono rispondere ai dieci requisiti essenziali stabiliti con il decreto Fazio del 2010 e il precedente governo ha individuato una serie di "pericoli" nel lasciare aperte strutture con un numero ridotto di parti, con una formazione del personale insufficiente e una dotazione in termini di organico e di strumenti inferiori alle necessità".
 
La Sigo, partecipando alle commissioni ministeriali, ha dato un supporto fondamentale a questo tipo di approccio ma Trojano ricorda che non ha mai chiesto la chiusura delle piccole strutture, bensì una loro trasformazione in punti di riferimento in cui venisse seguita la gravidanza e si potessero fare indagini mirate. Questo vale un po' per tutte le specialità: "In generale, questi punti di prima assistenza permettono di far fronte a quelle necessità ed emergenze che magari una volta richiedevano una degenza ospedaliera e che oggi possono essere risolte in maniera ambulatoriale; perché assumano pienamente questo ruolo serve anche un investimento nella medicina di base, con una riqualificazione strutturale e una formazione, come ritengo che in questo momento stia facendo la Fnomceo".

Quando si afferma che i punti di primo intervento si sono ridotti rispetto al passato, precisa Trojano, bisogna ricordare che si tratta di scelte regionali, legate ad altri fattori, mentre "questo tipo di organizzazione è allineato alle direttive europee e a ciò che accade in diversi altri Paesi, e configura un sistema capillare e molto valido; noi abbiamo grandi professionalità, che però per dare il massimo devono disporre di strutture e strumentazioni adeguate e non possono che essere raggruppate in centri in cui ogni specifica patologia possa essere trattata in maniera altamente efficace". 

07 Settembre 2018

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