Susa. Vive in una casa popolare e ora non può più salire le scale. Ma l’Atc gli nega il cambio alloggio

Susa. Vive in una casa popolare e ora non può più salire le scale. Ma l’Atc gli nega il cambio alloggio

Susa. Vive in una casa popolare e ora non può più salire le scale. Ma l’Atc gli nega il cambio alloggio
Sulla vicenda è intervenuta la consigliera Batzella (Mli), che ha fatto visita alla signora per comprendere i dettagli della vicenda. “Il diniego, alla luce della situazione, mi pare surreale e nettamente in contrasto con quanto prevede il regolamento”, spiega la consigliera. “Ho già informato l’assessore Ferrari, a cui ho chiesto di attivarsi il prima possibile per fare chiarezza e risolvere questa situazione con il presidente dell’Atc di Torino”.

La signora Maria, 75 anni, invalida al 100% e residente a Susa, vive in uno degli alloggi dell’Agenzia territoriale per la casa (Atc). La donna, che ha numerosi problemi di salute, compresa una grave difficoltà di deambulazione, vive sola al secondo e ultimo piano di una palazzina senza ascensore e senza montascale. Ha chiesto che le venisse assegnato un nuovo alloggio per far fronte alle sue difficoltà di spostamento, ma la Agenzia Territoriale della Casa ha detto no.

A riferire la vicenda è la consigliera Stefania Batzella (Mli), che ha visitato la signora per comprendere i dettagli della situazione. “Oggi sono stata a casa sua per vedere con i miei occhi le condizioni in cui è costretta a vivere”. I figli della donna, spiega Batzella, nel mese di luglio hanno presentato regolare domanda all’Atc di Torino per chiedere il cambio di alloggio, allegando la documentazione di invalidità e specificando anche le gravi difficoltà nella deambulazione della loro mamma. Il 12 settembre la signora ha ricevuto dall’Atc una risposta di diniego al cambio “poiché – si legge nella lettera firmata da un dirigente del servizio utenza – dalla documentazione prodotta e dalla situazione descritta non emergono le condizioni richieste per utilizzare la procedura di urgenza prevista dall’articolo 3, comma 7 del regolamento regionale”. “Peccato che la procedura di urgenza preveda il cambio di alloggio nel caso in cui si riscontri ‘l’insorgenza di gravi patologie debitamente documentate’ che ‘determinino incompatibilità con l’alloggio assegnato e che rivestano condizione di particolare urgenza’”, evidenzia la consigliera, per la quale il diniego, “alla luce della situazione, mi pare surreale e nettamente in contrasto con quanto prevede il regolamento”.

“Nel 2005 – riferisce ancora Batzella – alla signora era stata riconosciuta un’invalidità al 75% poi dal 2011 al 100% e l’Inps, nel certificato di invalidità, ha specificato la necessità di assistenza continua, perché la donna non è più in grado di compiere gli atti quotidiani della vita. Anche il suo medico di famiglia ha certificato che la signora Maria non può salire e scendere le scale e che, pertanto, necessita di un alloggio al piano terra per mantenere un minimo di autonomia. Mi chiedo allora quali siano i requisiti che l’Atc considera necessari per accedere alla procedura di urgenza”

In questa vicenda, poi, oltre al danno c’è anche la beffa: “Nella palazzina in cui abita la signora Maria ci sono da tempo due alloggi vuoti, di cui uno al piano terra, non ancora riassegnati perché dal 2015 non viene emesso alcun bando da parte dell’Atc. Maria, quindi, è costretta a vivere quasi chiusa in casa perché non può fare le scale quando, invece, potrebbe vivere al piano terra, in condizioni per lei più semplici”.

Batzella spiega di avere già informato della questione l’assessore regionale alle Politiche sociali, della famiglia e della casa, Augusto Ferrari, “a cui ho chiesto di attivarsi il prima possibile per fare chiarezza e risolvere questa situazione con il presidente dell’Atc di Torino”. “Mi impegnerò e mi batterò affinché vengano applicate le normative di legge, perché Maria ha tutto il diritto di avere una sistemazione più consona alle sue condizioni di salute e a vivere una vita quotidiana dignitosa”, conclude la consigliera. “Trovo assurdo, però, che in presenza di leggi e regolamenti molto chiari che dovrebbero tutelare le persone più fragili, debba intervenire una consigliera regionale per cercare di sbloccare la situazione e chiedere che vengano applicate le normative”.

28 Settembre 2018

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