Autonomia professionale del medico. Sogno o reale possibilità? 

Autonomia professionale del medico. Sogno o reale possibilità? 

Autonomia professionale del medico. Sogno o reale possibilità? 
 
La presentazione da parte della Cimo-Asmd di una proposta di legge che si prefigge di modificare a 360 gradi  il ruolo del medico all’interno  del Servizio sanitario nazionale potenziandone l’autonomia professionale  è stata l’occasione per affrontare, in una tavola rotonda, il tema da ogni punto vista.  Certamente la proposta Cimo affronta l’esigenza di un rinnovato ruolo del medico a tutto tondo. Si parte dai contratti che dovranno essere sempre meno precari, passando per la formazione, che secondo il documento dovrà essere improntata più alla pratica e meno alla teoria, senza dimenticare il sistema di valutazione, che oggi premia i professionisti che scelgono ruoli organizzativi gestionali rispetto a quelli più tipicamente professionali. Ma non solo, la proposta fornisce anche una definizione articolata di ciò che deve essere considerato, anche  a livello giuridico, l’atto medico. Aspetto che si intrinseca a stretto giro al tema della responsabilità professionale che secondo la proposta dovrà appartenere all’ente datoriale. Rimandando all’articolo che potete trovare su Qs che analizza specificatamente la Pdl della Cimo, l’analisi della proposta  è stata proprio il tema principe della tavola rotonda seguita all’illustrazione della Pdl, che moderata dalla giornalista Manuela Lucchini, ha visto protagonisti il presidente della Fnomceo, Amedeo Bianco, il direttore dell’Agenas, Fulvio Moirano, il presidente della Fiaso, Giovanni Monchiero, il vice vicario direttore generale del ministero della Salute, Santina Amicone e il direttore della contrattazione Sanità dell’Aran, Elvira Gentile. Dopo una breve introduzione da parte del presidente Cimo, Riccardo Cassi che ha sintetizzato i punti nevralgici di ciò che dovrà essere il ruolo futuro del medico all’interno  del Ssn, ha preso la parola Amedeo Bianco che ha subito dichiarato di “apprezzare la proposta perché centra in pieno il problema del ruolo del medico. In questi ultimi vent’anni la mera aziendalizzazione ha ridotto la ricchezza della professione e i veri valori professionali”. Per il presidente Fnomceo bisogna assolutamente ricostruire un “patto tra le istituzioni, la società civile e il mondo professionale che consenta al medico e al professionista di riprendersi la sua autonomia professionale”.  Dopo Bianco ha preso la parola il presidente Fiaso, Giovanni Monchiero che ha anch’egli apprezzato il documento e ha specificato come “vi sia la necessità di recuperare le competenze più prettamente professionali anche per modificare l’appiattimento delle carriere”. Ma il numero uno di Fiaso ha voluto segnalare come la proposta Cimo sul tema della responsabilità professionale sia pericolosa. “È chiaro che c’è un problema di contenzioso, ma trasferire tutta la responsabilità in capo alle aziende potrebbe aggravare il problema. Qui la questione è un’altra: bisogna eliminare la possibilità per gli avvocati di assumersi il rischio di causa”.  Al dibattito non  poteva mancare l’Aran, la controparte contrattuale per quanto attiene il contratto dei medici dipendenti dal Ssn. Per l’agenzia è intervenuta il direttore della contrattazione Sanità dell’Aran, Elvira Gentile che senza troppi giri di parole ha affrontato la questione: “Mi sembra che con la proposta s’intenda passare da un rapporto di dipendenza ad uno di tipo autonomo e la richiesta è un di un cambiamento radicale ma non so se per una tipologia di professionalità medica che lavora nelle strutture può applicarsi l’autonomia”.  A prescindere da ciò, la Gentile ha spiegato come “oggi bisogna valorizzare gli aspetti professionali, anche se il contratto già prevede un sistema di valutazione che tiene conto di questo ma nella sua applicazione ciò non si è verificato e su questo occorre lavorare, anche se voglio precisare che le specificità del settore sanitario sono state sempre rispettate nei contratti”.   Di valutazione professionale ha parlato anche il direttore dell’Agenas Fulvio Moirano che evidenziato come con “l’aziendalizzazione vi sia stata troppa enfasi sugli aspetti gestionali-organizzativi e ad oggi non esiste uno sviluppo di carriera orizzontale per il professionista che non svolge ruoli gestionali”. Altro aspetto toccato da Moirano attiene il sistema di valutazione: “Un sistema già c’è ma è solo sulla carta perché nei fatti si valuta solo l’anzianità”. Ma il direttore Agenas ha parlato anche di formazione: “Si deve ridiscutere il tema con le università ma il Ssn si deve anche dotare di strutture idonee per la formazione dei giovani professionisti”. Presente alla tavola anche un rappresentante del ministero della Salute, il  vice vicario direttore generale, Santina Amicone che nel prendere la parola ha specificato come “la proposta presenti numerosi spunti di riflessione”. Sul tema della formazione, la Amicone ha segnalato come “il Ministero stia lavorando per una sua ridefinizione attraverso la laurea abilitante, l’accorpamento delle specialità e la costituzione di ospedali di insegnamento”.  Sul tema giuridico della definizione di atto medico Amicone ha poi precisato come “esso debba essere affrontato anche perché c’è stato uno sviluppo in questi anni di altre professioni sanitarie”. Anche per quanto attiene il tema della carriera la rappresentante ministeriale ha dichiarato che “l’esperienza professionale dev’essere determinante perché la normativa vigente oggi non può più reggere così com’è”.
Terminata la tavola rotonda ha preso la parola anche il segretario nazionale dell’Anaao Assomed, Costantino Troise che ha invitato anche le istituzioni ad affrontare il tema della formazione. “Oggi la formazione nelle università è insufficiente, ma non è possibile che siano solo i sindacati e gli ordini dei medici a dover affrontare la questione con le università. Questo è compito anche delle Regioni e delle Aziende”. Ma Troise ha anche parlato di autonomia professionale e carriera: “La questione è che oggi c’è una corsa ai ruoli apicali nelle strutture perché sono gli unici luoghi dove si afferma l’autonomia professionale. Occorre costruire perciò nuovi percorsi di carriera che siano sia orizzontali che verticali”.
In chiusura ha preso la parola anche il segretario nazionale della Fimmg, Giacomo Milillo che ha evidenziato come oggi “tutta la categoria subisce un grave disagio e oggi la professione non è più autonoma. C’è necessità di cambiamento ma sono scettico che la politica farà qualcosa. Ma i medici non devono arrendersi, anzi devono essere tutti uniti, dipendenti e convenzionati, per fare della nostra autonomia una questione comune”.

26 Gennaio 2012

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