Vittime sangue infetto: “Delusi da incontro con Balduzzi”

Vittime sangue infetto: “Delusi da incontro con Balduzzi”

Vittime sangue infetto: “Delusi da incontro con Balduzzi”
"A oltre 4 anni dalla legge che prevedeva il risarcimento vittime di trasfusioni ed emoderivati infetti, la maggior parte delle persone contagiate continueranno a non avere giustizia”. Lo denuncia il Comitato Vittime Sangue Infetto dopo l’incontro di ieri con il ministro della Salute.

Delusione da parte delle associazioni delle vittime da sangue ed emoderivati non controllati dopo l’incontro di ieri con il ministro della Salute, Renato Balduzzi. Un incontro che arrivato dopo “numerosissime richieste” e che “ha deluso anche per la poca attenzione che è stata e continua ad essere rivolta alle associazioni dei contagiati”, sottolinea il Comitato Vittime Sangue Infetto. Ma più dei ritardi nella convocazione, a preoccupare il Comitato è la notizia che “la maggior parte delle persone contagiate continueranno a non avere giustizia”. A oltre 4 anni dalla legge che prevedeva il pagamento delle persone che avevano subito dei danni a causa delle trasfusioni ed emoderivati infetti (era il 2007), “il ministro della Salute ha infatti firmato un decreto interministeriale, che presto sarà sottoscritto anche dal ministro dell’Economia, con cui si prevede una prescrizione quinquennale che esclude la maggior parte dei 7 mila contagiati da sangue ed emoderivati infetti. Così facendo – denuncia il Comitato – riusciranno ad essere ammessi a questa transazione circa il 15%-20%, in totale contraddizione con la ratio della legge che prevedeva il pagamento del maggior numero di persone possibile, al fine chiudere l'enorme contenzioso”.

Non solo. “Il decreto – continua l’associazione – prevede la riduzione delle cifre dei trasfusi occasionali rispetto a quelle comunicate in passato, fino ad offrire ad un danneggiato da epatite C o Aids 27 mila euro, nonostante che per concludere questa vicenda dal 2008 siano stati stanziati 180 milioni di euro all’anno e ci siano i fondi per pagare le persone in analogia e coerenza con la transazione del 2003, la quale non prevedeva prescrizione e neppure differenziazione di cifre in base alla patologia di base. In questa transazione quindi – aggiunge la nota del Comitato Vittime Sangue Infetto – il nostro Ministro, oltre a voler applicare la prescrizione, vuole differenziare le cifre in base alla patologia di base, quindi un trasfuso occasionale vale meno delle altre categorie”.

Durante l’incontro, riferisce ancora il Comitato, “il ministro ha più volte ha ribadito che, nonostante questo sia uno dei capitoli più neri della storia, la coperta è corta e quindi si deve tagliare”. Eppure, osserva l’associazione, “ad oggi dovrebbero essere stati accantonati ben oltre 800 milioni di euro, come mai non vengono utilizzati per sanare questa situazione? Apprendiamo poi che per dare la copertura finanziaria al decreto svuota carceri viene autorizzato il prelievo dai fondi destinato al pagamento delle vittime da sangue infetto”. “Tutto questo – per l’associazione – è inaccettabile. Riteniamo che sia l’ennesimo accanimento contro le vittime del sangue infetto: veramente la vita di una persona che ha l’epatite c o l’Aids vale 27 mila euro o di un deceduto che viene ritenuto prescritto non ha diritto ad alcun risarcimento?”, si chiede il Comitato lamentando che, “nonostante siano oltre 4 anni che stiamo portando avanti lavori preparatori, tavoli di trattative ecc, ci è stato chiesto di fare ulteriori osservazioni e altri tavoli di discussione. Ma per fare cosa? Quello che vogliamo – ribadisce il Comitato Vittime Sangue Infetto – è chiaro: nessuna discriminazione tra categorie di malati, nessun paletto per la prescrizione”.
 
Secondo il Comitato, invece, è “palese che l'obiettivo del ministero sia quello di non concludere il procedimento transattivo, così si conterrebbero le spese per lo Stato e, nel frattempo, dempierebbero agli obblighi derivanti dalle sentenze del Tar che obbligavano a concludere il procedimento. Ma – osserva l'associazione – nessuno sembra rendersi conto che se il decreto fosse emanato con il contenuto paventato sarà oggetto di impugnazione da parte dei legatli dei danneggiati. Non sarebbe forse pesante per le casse dello Stato anche sostenere i costi della giustizia derivanti dai ricorsi di oltre 5 mila posizioni?”.

 

03 Febbraio 2012

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