La recessione e la rissa per la barella

La recessione e la rissa per la barella

La recessione e la rissa per la barella
Quando in aree di bisogno primario, vedi la sanità, non ce n’è più per tutti, il disagio popolare spinto agli estremi, magari anche per fini elettorali, può diventare nefasto, scatenando i peggiori istinti.  Sbagliato tagliare il Fsn, magari anche indirettamente e solo in alcune Regioni, per esempio riducendo la perequazione da Nord a Sud con l’imminente “regionalismo differenziato”. Dovesse accadere, aspettiamoci quelle criticità sociali già tra noi, vedi le crescenti aggressioni a medici e operatori sanitari o risse per accaparrarsi una barella disponibile

“Quanno er popolino pe’ la fame posa li precetti e pija er bastone, zì prete corre de prescia a’ accenne ‘r callarone”, scrive il Belli nella Roma Papalina di metà ‘800 colpita da una dura carestia, stigmatizzando il rapporto tra impoverimento e incattivimento sociale e la responsabilità calmieratrice di chi governa (allora la Chiesa) nel provvedere ai minimi bisogni primari (il calderone con cui cucinare il cibo da distribuire).
 
Lo stesso concetto esprime icastico Karl Kraus, maestro dell’aforisma breve (i tweet di allora): “niente mi fa più paura dell’impoverimento delle folle”. Vienna 1925, nella popolazione sempre più stracciona (“lumpen”) per i tagli causati dai debiti imposti da Versailles (non Bruxelles) stanno crescendo intolleranza e discriminazione, aprendo la strada al consenso totale per l’uomo forte, in arrivo di lì a breve.
 
L’incipit è per sottolineare che quando in aree di bisogno primario, vedi la sanità, non ce n’è più per tutti, il disagio popolare spinto agli estremi, magari anche per fini elettorali, può diventare nefasto, scatenando i peggiori istinti. Con competizione senza regole, privilegio, prepotenza. Soprattutto verso i più deboli, o “gli altri”, oppure le presunte “élite”, che diventano tutti “il nemico” da odiare.
 
Insomma, la “Napoli Milionaria” di Eduardo, la cui (im)morale è che le difficoltà economiche tirano fuori il peggio dell’individuo. Infatti in quel dopoguerra di miseria e distruzione, a Londra Beveridge e Churchill si inventano il NHS (modello del nostro SSN) per distribuire equamente risorse e prestazioni in base ai bisogni, e scongiurare l’”homo homini lupus” che Hobbes descrive nel suo “De Cive” (“… nella difficoltà prevale l’istinto egoistico e di sopraffazione…”).
 
Conte e la Grillo hanno negato che ci saranno tagli alla sanità. Annunci governativi come quelli sull’imminente boom economico o su un 2019 di strepitosa cornucopia che, detto col massimo rispetto, paiono fatti da Alì il Chimico, visto che in perfetta sincronia ISTAT, Banca d’Italia e Commissione EU certificavano la recessione in atto e pochi metri più in là l’Ufficio Parlamentare di Bilancio paventava proprio tagli al SSN (per le mortifere clausole di salvaguardia sull’IVA nel 2020-21) essendo una delle principali voci di spesa pubblica rimasta contabilmente aggredibile coi suoi 114 miliardi.
 
Sbagliato tagliare il già cachettico FSN, magari anche indirettamente e solo in alcune Regioni, per esempio riducendo la perequazione da Nord a Sud con l’imminente “regionalismo differenziato” (la “secessione dei ricchi”), a cui in molti, anche apparentemente insospettabili, strizzano l’occhio in un turbinio di furba semantica dorotea.
 
Dovesse accadere, aspettiamoci le suddette criticità sociali preconizzate da Karl Kraus. Che del resto sono già tra noi, vedi le crescenti aggressioni a medici e operatori sanitari, o l’emblematica rissa tra pazienti e rispettivi parenti di pochi giorni fa al pronto soccorso del Cardarelli per accaparrarsi una delle residue (appunto) barelle disponibili.
 
Una zuffa che avevo predetto qui su QS già nel 2015 ai tempi della spending review (perdonate l’ineleganza dell’auto-citazione, solo per rafforzare didascalicamente il concetto): “con risorse sempre meno sufficienti non vorremo assistere, un domani, a vecchietti dalle pensioni irrisorie, malmessi e incattiviti, che alla ASL si azzuffano tra loro per le poche prestazioni rimaste. Speriamo davvero di non doverlo vedere mai. Per due fondamentali motivi: per elementari ragioni di civiltà, e perché quei vecchietti saremo noi…”.
 
Prof. Fabrizio Gianfrate
Economia Sanitaria 

Fabrizio Gianfrate

02 Febbraio 2019

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