Monchiero (Fiaso): “Serve un sistema che premi i virtuosi”
La medicina si è molto evoluta in questi anni e così anche la qualità dei servizi. Tutto questo richiede certamente un numero maggiore di medici, ma inevitabilmente c’è stata anche qualche pressione sindacale o corporativa ridondante.
Assolutamente sì, perché sappiamo che c’è una ridondanza di prestazioni, soprattutto diagnostiche. Basti dire che in Italia, in media, ogni cittadino usufruisce di cinque visite in un anno, ma ci sono zone dove la media sale invece a sette, senza alcuna correlazione con il dato di salute. È il frutto di un consumismo sanitario sempre più diffuso.
Individuarlo è semplice, ma intervenire è più difficile, perché occorre cambiare la cultura degli utenti e degli operatori. Anche i ticket hanno fallito in questa ottica di dissuasione e hanno invece favorito uno spostamento dei consumi verso il privato.
Credo che ci siano due vie. La prima sta nel rivedere i parametri di offerta: rete degli ospedali, rete dei servizi e anche i Lea. La seconda, che la Fiaso propone da tempo, sta nello sviluppo di una logica di governo della sanità fondata su autonomia e responsabilità: un sistema premiante per i professionisti e per le strutture, con criteri di finanziamento trasparenti ed equi per le aziende, che premino chi è più virtuoso.
Temo di no, visto che non mi risulta siano state discusse a nessun livello di governo. Ma sarebbe bello.
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14 Febbraio 2012
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