La Legge 42/99, tra sacro e profano

La Legge 42/99, tra sacro e profano

La Legge 42/99, tra sacro e profano

Gentile direttore,
martedi 26 febbraio la legge 42 del 1999, nata dopo un lungo e complesso iter parlamentare, compie quattro lustri. Ricordo, non senza una certa emozione, di essere stato personalmente presente il giorno della sua approvazione, in prima lettura, al Senato il primo ottobre 1997. Di mattina presto venni convocato, con il rappresentante degli infermieri, nell’ufficio del Relatore e mi meravigliò non poco il fatto che l'IPASVI avesse solo da poco saputo che la votazione finale fosse prevista proprio per quel giorno.
 
Il Relatore ci chiese quali fossero le nostre proposte e il rappresentante degli infermieri ebbe una unica richiesta e cioè che la dizione “formazione complementare” venisse sostituita con “ formazione post-base”.
 
Per parte nostra, chiedemmo un paio di cose più di sostanza.
 
Innanzitutto la difesa dell’articolo 1, che prevedeva l’istituzione degli Albi professionali, per noi necessari, che continuerà anche nel momento in cui, successivamente, ne verrà chiesto lo stralcio ottenendo che fosse almeno mantenuto la sua prima parte che recita ancora oggi: “La denominazione "professione sanitaria ausiliaria" nel testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modificazioni, nonchè in ogni altra disposizione di legge, è sostituita dalla denominazione "professione sanitaria"” . Il tutto per rimarcare il cambiamento storico che si stava attuando e che, prima o poi, sarebbe stato correttamente compreso da mondo sanitario.
 
Chiedemmo poi, ascoltati, di modificare l’articolo due aggiungendo dopo: “ fatte salve le competenze previste per le professioni mediche e per le altre professioni del ruolo sanitario per l'accesso alle quali è richiesto il possesso del diploma di laurea”, la frase: ” e nel rispetto reciproco delle specifiche competenze professionali”.
 
Un disposto finale lungimirante che spingeva le professioni, medici compresi, a rompere lo schema gerarchico precedente e a impostarlo, in un’ottica di collaborazione paritaria.
 
Un obiettivo storico di emancipazione professionale che creava una premessa che nessuno avrebbe più potuto ignorare e che sarebbe stato completato, almeno da un punto di vista giuridico, da un’altra legge che era già in iter la n. 251 del 2000.
 
La Legge di stabilità 2019, in maniera inopportuna e superficiale, ha inserito, nella “sacralità” della legge 42, un articolato che sa di sanatoria per dei titoli che non avrebbero consentito l’iscrizione agli Albi. Dopo la prima spontanea levata di scudi, la protesta avrebbe dovuto continuare e portare ad una doverosa modifica dell’articolato. Le battaglie per questioni di principio sono faticose ma irrinunciabili e dovrebbero essere sostenute sempre da tutte le Professioni sanitarie, che ora attendono invece rassegnate l’emanazione del previsto decreto.
 
Decreto attuativo che, figlio di una norma sbagliata nella forma e nella sostanza per la sua disarmante superficialità ed approssimazione, non potrà che scontentare tutti.
 
Mauro Gugliucciello
Fisioterapista

23 Febbraio 2019

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