Sanità, nomine e politica: basterebbe non essere “stupidi”

Sanità, nomine e politica: basterebbe non essere “stupidi”

Sanità, nomine e politica: basterebbe non essere “stupidi”

Gentile Direttore,
ho letto con interesse e con un senso di… déjà vu, le sue considerazioni pasquali che mi confermano nella riflessione, sempre più sconsolata del “già visto” ed incorreggibile vezzo della nostra sanità e pubblica amministrazione. Lei parla di sogno: non è così! è un’amara constatazione, il monito dell’intelligenza che si ribella all’irragionevole e richiama il buon senso.

Non mi capacito, perché quello che succede e si ripete nel tempo, oltre che costituire materia di rilevanza penale è sostanzialmente stupido (e forse proprio per questo come diceva il mai abbastanza rimpianto C.M.Cipolla), essenzialmente ineliminabile.

All’inizio del suo articolo, lei cita le considerazioni del Presidente ANAC Raffaele Cantone, che contestualizza quest’ultima vicenda nell’ambito della politicizzazione delle nomine, quale elemento di corruzione delle pubbliche amministrazioni e nello specifico della sanità. Mi permetto, pur da medico e manager della sanità (non certo giurista), di eccepire: è qualcosa di molto peggio proprio perché come diceva sempre Cipolla nelle sue Leggi Fondamentali della Stupidità Umana, è qualcosa che procura danno a chi lo fa e a chi lo riceve. E’ cretino, insomma!

Tradotto nel linguaggio del Diritto Penale si tratta della fattispecie del “Millantato Credito”: a beneficio mio, tuo e dei lettori, mi limito a riportare testualmente l’illuminante definizione che propone il dizionario giuridico on line Simone (credo che anche altre definizioni sarebbero state di solare evidenza, ma è la prima che ho trovato). Eccola: “Millantato credito (d. pen.). L'art. 346 c.p. nei suoi due commi, prevede due distinte ipotesi delittuose:
— commette la prima chiunque, millantando un credito presso un pubblico ufficiale, o presso un pubblico impiegato che presti un pubblico servizio, riceve o fa dare o fa promettere, a sé o ad altri, denaro o altra utilità, come prezzo della propria mediazione verso il pubblico ufficiale o impiegato (1 comma);
— commette la seconda chiunque riceve o fa dare o promette, a sé o ad altri, denaro o altra utilità, col pretesto di dover comprare il favore di un pubblico ufficiale o impiegato, o di doverlo remunerare (2 comma).
Tale reato appartiene alla categoria dei delitti contro la P.A.

Scopo della norma è la tutela del prestigio della P.A.

Millantare un credito significa vantare una particolare influenza presso un pubblico ufficiale o presso un pubblico impiegato che presti un pubblico servizio.
Il fatto materiale consiste nell'ottenere, per effetto della millanteria, la dazione o la promessa, per sé o per altri, di denaro o altra utilità come prezzo della propria mediazione.

Deve trattarsi di un semplice pretesto, cioè di una falsa promessa: se effettivamente il denaro servisse per corrompere il funzionario, i tre soggetti risponderebbero di corruzione.

Il dolo consiste nella coscienza e volontà di carpire la promessa o la dazione del danaro o altra utilità, millantando credito.”
 
Ho sottolineato il penultimo capoverso perché, ahimè, quando non si tratta di corruzione, come nel triste recente caso dell’Umbria o delle inchieste che portano a galla continuamente (a destra come a sinistra, al nord, come al centro o al sud, isole comprese) il malaffare nel SSN, si tratta sempre ed immancabilmente di millantato credito!

Credo sia chiaro a tutti che i tempi delle vacche grasse degli enti ospedalieri e poi dei comitati di gestione delle USL ed infine delle aziende sanitarie sono finiti, anche perché, molto semplicemente non ce li possiamo più permettere. Quale persona dotata di senno e non in malafede si sognerebbe oggi di richiedere assunzioni o lavoro per sola appartenenza o clientela e quale politico potrebbe rivendicare senza vergogna il “favore elargito”? Non credo si possa più e quand’anche lo si facesse, senza trasgredire la legge, come lo si potrebbe classificare diversamente dall’ossequiosa osservanza delle norme?
Concludendo il suo articolo afferma: “Il trucco è capire che scegliere i migliori conviene sempre, anche se si è cinici, disincantati e opportunisti”, io dico che scegliere i migliori, non solo conviene, ma è l’unica scelta razionale. Non farlo è semplicemente stupido e …millantato credito!

Leggo poi stamane una prima risposta di Claudio Maffei che da igienista di lungo corso nel SSN rileva la necessità e la possibilità di impiegare organismi terzi (o che potrebbero diventare tali) come le Agenzie di Sanità per implementare un sacrosanto ed articolato sistema di valutazione. Io rimango dell’opinione che su questo tema siamo ad un livello diverso: non è una questione di strumenti; è questione strutturale o meglio dire culturale, trattandosi di sistemi umani. Fino a che non saremo coscienti che ciò che non è conveniente (e giusto) è stupido e dannoso per tutti, non credo ne usciremo.

La saluto cordialmente con l’augurio che le prossime festività della Liberazione e del Lavoro (oltre che l’appena trascorsa Pasqua), segnino un cambio di mentalità e un’insofferenza maggiore alla stupidità che purtroppo ci circonda.
 
Marino Nonis
Dir. Medico AO San Camillo-Forlanini & Progetto It-DRG, ISS Roma
 
PS: Ovviamente preciso che ho scritto di getto queste personali riflessioni, che non coinvolgono o rappresentano in alcun modo le istituzioni dove lavoro.

23 Aprile 2019

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