Mestruazioni abbondanti. Dimezzata la qualità di vita delle italiane

Mestruazioni abbondanti. Dimezzata la qualità di vita delle italiane

Mestruazioni abbondanti. Dimezzata la qualità di vita delle italiane
Le donne col ciclo intenso rinunciano a sesso, sport e attività sociali, e non ne parlano col medico. Questi i dati emersi al Congresso mondiale di ginecologia endocrinologica in corso a Firenze fino al 10 marzo. Per gli esperti, la pillola con estrogeno naturale e dienogest è la giusta risposta.

Dolore, astenia, stanchezza e grande imbarazzo. Per ben tredici volte l’anno è questo il prezzo che 3 milioni di italiane devono pagare a causa delle mestruazioni abbondanti. Donne che pagano un prezzo doppio rispetto a chi le ha normali: il 70,2% rinuncia completamente all’attività sessuale (contro il 60,4%), il 53,2% allo sport (vs il 30,9%), il 40,4% a viaggiare (vs il 18,5%), il 26,6% vede compromessa la vita sociale (vs il 10,1%), il 23,4% ha difficoltà nelle mansioni domestiche (vs l’11,1%), il 18,1% si assenta dal lavoro o da scuola (vs 10,1%).
Un problema “ingombrante” ma sottovalutato dalle donne: se una su due ritiene il suo flusso sopra la norma, solo il 10% ne parla con il ginecologo e una su 4 si vergogna.
A fotografare “i disagi”della donna è una ricerca internazionale svolta in 15 Paesi e presentati oggi al Congresso mondiale di ginecologia endocrinologica a Firenze che fino al 10 marzo ospita oltre 2.000 delegati da tutto il mondo.
E il verdetto dei dati emersi è uno solo: l’Italia è relegata agli ultimi posti per consapevolezza. Un’italiana su due  (il 48,4%) non ha mai sentito parlare di flussi abbondanti (contro il 32.1% delle francesi, il 23% delle spagnole,  il 19.1% delle tedesche e appena il 17% delle svedesi).  
In Europa vi è molta più disponibilità a rivolgersi al medico per ridurre i disagi legati alle mestruazioni (ha parlato col ginecologo di flussi abbondanti il 27.3% delle svedesi, il 27.6% delle francesi, il 29% delle spagnole e ben il 32.8% delle tedesche) e una maggior propensione a rinunciarvi.  Ma solo un’italiana su due  (il 48,4%) non ha mai sentito parlare di flussi abbondanti. 
 
Impatto economico. Non ci sono solo disagi per la donna, il problema legato ai disagi causati da cicli abbondanti ha anche un impatto economico notevole: 1,5 miliardi di dollari l’anno (negli Usa) per costi diretti, e circa 36 indiretti (con 3,6 settimane lavorative perse).
“Scontiamo una vetusta e sbagliata cultura della mestruazione – afferma Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia del San Raffaele Resnati di Milano – è senz’altro un segnale di buona salute dell’organismo ma circa tre quarti delle persone presentano sintomi che compaiono o peggiorano in corrispondenza del ciclo”.
 
Cicli mestruali triplicati in 100 anni.  Le donne non sono state “programmate” per avere gli attuali 480 cicli mestruali nella vita, spiega Graziottin: “Solo un secolo fa, considerando le interruzioni legate a gravidanze (in media 4 per ognuna), allattamento (durata di circa 2 anni), aborti (spontanei o volontari) e maggior mortalità, questi non erano più di 150 in totale. Si sono quindi più che triplicati nell’arco di 100 anni, pochissimi se si considerano i tempi dell’evoluzione biologica”.
Il risultato? Si sono intensificate le problematiche correlate, con la comparsa di nuove malattie, come l’endometriosi, un tempo sconosciute. “La mestruazione – ha aggiunto Graziottin – è infatti un fenomeno infiammatorio dovuto al rilascio di particolari molecole, le citochine, sia a livello locale che sistemico. Tanto più c’è infiammazione quanto più si presenteranno sintomi come il dolore e la depressione”.
 
Stop al ciclo abbondante con la pillola. Quali sono le soluzioni per le donne? Il messaggio lanciato dai ginecologi è che va rivisto il “paradigma” delle nostre nonne: ciò che è necessario per star bene non è la perdita ematica in sé ma l’equilibrio ormonale. E la pillola con estrogeno naturale e dienogest offre la giusta risposta. “In particolare – ha sottolineato Graziottin – la stabilità dei livelli di estrogeno, soprattutto se bio-identico come quello contenuto nella pillola con estrogeno naturale e dienogest, è associata a un miglior benessere”. Un contraccettivo, ricordano gli esperti sbarcato nelle farmacie italiane già da settembre 2009 e che ha ricevuto dall’Aifa l’indicazione per il trattamento dei flussi mestruali abbondanti.
“La prima pillola con estradiolo naturale e dienogest – afferma Francesco Primiero dell’Università La Sapienza di Roma – ha dimostrato di ridurre le mestruazioni dell’ 88% dopo 6 cicli di trattamento, con un significativo calo fin dal primo. La sua efficacia è provata nel diminuire sia la quantità che la durata del flusso, che si regolarizza. Dopo oltre due anni di utilizzo possiamo affermare che i risultati degli studi sono confermati anche nella pratica clinica, con grande soddisfazione delle donne che l’hanno scelta come contraccettivo”.
 
“Vi sono ancora troppi falsi miti che ancora perdurano nel nostro Paese, dove abbiamo assistito a una “demonizzazione” degli ormoni per questioni ideologiche – conclude Genazzani -. Questo retaggio ci confina agli ultimi posti in Europa non solo per consapevolezza di come funziona l’organismo femminile ma anche per utilizzo di pillola e per le terapie sostitutive in menopausa. È necessario approfondire la cultura su questo tema, anche fra gli stessi specialisti. Questo è uno degli obiettivi del nostro Congresso, che dimostra come un approccio multidisciplinare permetta di identificare le migliori risposte per la donna”.

08 Marzo 2012

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