Il sistema 118, variopinto come le sue divise

Il sistema 118, variopinto come le sue divise

Il sistema 118, variopinto come le sue divise

Gentile Direttore,
come utente e come sanitario osservo le diversità locali del cosiddetto sistema 118 – la risposta per eccellenza all’emergenza territoriale italiana. Battezzato pionieristicamente a Bologna, poi regolamentato nei decenni a seguire a livello nazionale, è stato declinato in maniera assolutamente eterogenea a seconda non delle regioni, bensì addirittura delle provincie. E non parlo tanto delle centrali operative (che pure nella loro diversità, hanno una minore visibilità) quanto dell’impiego delle risorse umane sui mezzi di soccorso. Il dispiegamento della “forza” (mi si conceda questo termine militare) nel 118 è un vero puzzle. 
 
Leggendo i dati dell’indagine FIASO scopriamo che in una zona d’Italia (Romagna) troviamo quasi esclusivamente ambulanze infermieristiche, poche medicalizzate e praticamente nessuna ambulanza di volontari. In un’altra, nel Savonese, la situazione è totalmente rovesciata a favore di questi ultimi. In Basilicata invece la spartizione è praticamente un fifty-fifty fra medicalizzate e infermieristiche. A Lecce prevalgono le medicalizzate.
 
In questa fotografia davvero eterogenea, spuntano novità sotto forma di sperimentazioni che smentiscono a livello locale trend regionali, programmaticamente su base politica.
 
Come sanitario che basa il proprio operato sulle evidenze, ritengo che per giudicare la bontà di un modello occorrano dati sui risultati ottenuti in termini di salute per gli assistiti. La giusta risposta in base alle giuste priorità, come ci insegna il triage. A livello statistico è molto difficile fornire indicatori aggregati sulla qualità della risposta a una pletora di domande come quella che subissano le centrali operative 118. Ma per gestire occorre misurare, senza pregiudizio: ben vengano le statistiche.
 
Il mix BLS-ILS-ALS può essere ben dosato: perché non a livello nazionale? Qui non parliamo di specialità gastronomiche, la cui varietà è invece la nostra ricchezza.
 
Agli occhi di un profano o di uno straniero, c’è un elemento che connota sin da subito questa diversità locale fra gli addetti ai soccorsi: le divise. A loro, il personale 118 appare eterogeneo come le sue divise, soprattutto da quanto è decaduta la tradizionale esclusiva identificazione “ambulanze = croce rossa” (tanto cara agli ultra-ottantenni).
 
Con facezia e sadismo degni di una celebre serie di romanzi, potremmo chiamarle 50 sfumature di arancione/blu/giallo e chi più ne ha più ne metta. Quindi più che di uniforme, è azzeccato parlare di divisa.
 
Gli USA hanno adottato il motto “e pluribus unum” tanto da scriverlo su ciò che li unisce e identifica meglio di ogni altra cosa: i dollari. Anche l’Unione Europea parla spesso di “Unione nella diversità”.
 
Speriamo che si faccia tesoro della diversità e che si trovi un giorno il giusto mix per il 118 nazionale, soprattutto laddove è già transitato nel numero unico 112 – non senza polemiche.
 
Auguri, ne abbiamo tutti bisogno.
 
Ivan Favarin
Infermiere 

20 Luglio 2019

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