Tabagismo. Attuate in Campania politiche regionali di contrasto e di riduzione dei danni da fumo

Tabagismo. Attuate in Campania politiche regionali di contrasto e di riduzione dei danni da fumo

Tabagismo. Attuate in Campania politiche regionali di contrasto e di riduzione dei danni da fumo
Se ne è parlato nel corso di un incontro a Napoli, dove sono stati anche presentati i risultati di un'indagine condotta da SICS che ha coinvolto più di 3mila professionisti sanitari, sul tabagismo e il principio di riduzione del danno. Oltre la metà degli intervistati non è soddisfatto dell’attuale normativa nazionale contro il tabagismo

L’aggiornamento delle attuali politiche regionali e il principio della riduzione del danno sono stati al centro dell’incontro organizzato a Napoli da Quotidiano Sanità, con il supporto non condizionante di Philip Morris Italia, nell’ambito di un approfondimento sul problema del tabagismo che, mai come in questi giorni, tiene banco sui media nazionali e internazionali.

La Regione Campania per prima, nel dicembre del 2017, si è resa pioniera nel legiferare sull’argomento mediante la Legge n. 30 (poi impugnata a causa del commissariamento della regione) facendo esplicito riferimento al cd. “Principio di riduzione del danno”.

Concetto che ai meno giovani farà tornare alla memoria le epiche discussioni che si svolgevano in ambito Cuf (la vecchia Commissione Unica del Farmaco) in tema di tossicodipendenze e che oggi torna alla ribalta nel più ampio alveo dell’impegno delle istituzioni per la disassuefazione dal fumo di sigaretta. Non solo disassuefazione e cessazione quindi, ma anche il fornire al fumatore che non vuole o non riesce a smettere di fumare dei dispositivi alternativi basati sull’assenza di combustione (sigarette elettroniche o prodotti a tabacco riscaldato) per cercare di ridurre il danno delle sigarette.

All’incontro hanno partecipato Antonella Guida, Dirigente di supporto tecnico-operativo alla Direzione Generale Sanità – Regione Campania, Andrea Fontanella, Presidente Nazionale FADOI, Paola Martucci, UOC pneumologia interventistica Cardarellie Carmine La Manna, ResponsabileChirurgia Toracica IRCCS Fondazione Pascale. Alla domanda se i nuovi dispositivi, sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato, siano meno dannosi del fumo tradizionale, la risposta è solo apparentemente semplice.
 
Se infatti le evidenze scientifiche richiamate dai partecipanti all’incontro testimoniano l’indubbia diminuzione di sostanze tossiche inalate durante l’utilizzo dei prodotti alternativi, è altresì riconosciuto come la loro contenuta presenza temporale sul mercato non consenta ancora di avere studi a lungo termine – di almeno 15 anni- che possano raccogliere una quantità di dati sufficiente a renderne completamente evidente la minore pericolosità.
 
Tuttavia è stato sottolineato come l’introduzione nella legislazione regionale del “principio di riduzione del danno” rappresenti un’opportunità per la prevenzione, la cura e il controllo dei rischi connessi al fumo. Il tema della prevenzione, soprattutto in questo ambito, deve ritornare ad essere una delle principali attività socio-sanitarie della Regione nei confronti dei cittadini. Inoltre, è obiettivo comune e condiviso quello di far smettere di fumare ma, se da un lato i dati indicano come tutte le ricerche fissano ad appena il 6/7 % la quota di chi ci riesce rispetto a tutti quelli che ci provano, dall’altro è percorribile l’opzione attraverso cui l’utilizzo di strumenti alternativi a “rischio ridotto o comunque modificato”, possibilmente nell’ambito di un percorso controllato insieme al professionista sanitario (medico di famiglia, specialista, psicologo, etc…), potrebbe aggiungere punti  percentuali di successo a numeriche oggi risibili.

Una considerazione che tuttavia non deve esimere, a giudizio dei partecipanti, professionisti e istituzioni in primis, dal conoscere il funzionamento di tali prodotti oltre che le opportunità disponibili nel proprio territorio, per aiutare chi vorrebbe (e/o dovrebbe) diventare un ex fumatore. Ciò che emerge infatti è la necessità di essere informati circa i nuovi prodotti come classe medica e di informare i cittadini sulle alternative e i diversi profili di rischio dei prodotti di nuova generazione. E’ da preferire quindi ad uno “Stato etico”, una scelta consapevole del cittadino che, nel caso di non riesca a smettere di fumare, possa avere accesso a strumenti alternativi. Tutto ciò deve essere parte integrante delle misure regionali di prevenzione al fumo, di assistenza e supporto nei confronti dei fumatori che intendono intraprendere un percorso di cessazione, nonché di tutela dei non fumatori.
 
I risultati dell’indagine sui medici
Sono oltre 6 i professionisti sanitari su 10 a non essere soddisfatti circa l’efficacia dell’attuale normativa nazionale nella lotta al tabagismo e ancora quasi la metà (48%) degli interpellati afferma che la propria regione non sia sufficientemente organizzata nel territorio nel fornire servizi di disassuefazione al fumo.
 
Questi alcuni dei dati che emergono dall’indagine “Politiche sulla lotta al tabagismo e principio di riduzione dei danni da fumo” condotta da SICS – Società Italiana di Comunicazione Scientifica e Sanitaria – che ha intervistato oltre 3000 tra medici e farmacisti italiani per tracciare uno state dell’arte sul rapporto tra medico e paziente-fumatore, ma anche per sondare l’adeguatezza e l’efficacia degli strumenti normativi a disposizione del professionista sanitario nel suo lavoro quotidiano a contrasto del fumo, a fronte dell’evoluzione del fenomeno negli ultimi tempi.

Secondo l’analisi, la lotta al fumo rimane ad oggi una delle priorità dei professionisti sanitari, con oltre 9 professionisti sanitari su 10 che dichiarano di rilevare con costanza le abitudini al fumo dei propri pazienti nella fase di raccolta dell’anamnesi del paziente; tuttavia, secondo i professionisti sanitari intervistati, a presentare alcune carenze sembra essere proprio la normativa regionale e nazionale sul tema.

Quali strategie adottare allora nella lotta al tabagismo? I rispondenti sono stati a questo proposito interpellati sulla recente introduzione, in alcune legislazioni regionali in ambito di interventi di prevenzione, assistenza e supporto alla disassuefazione, del principio della riduzione del danno trovandosi, per il 57% dei rispondenti, favorevoli all’adozione. Un segnale di grande apertura della classe medico scientifica, che testimonia un crescente interesse nei confronti dei prodotti tecnologici alternativi alle sigarette, considerati come la cosiddetta terza via nella lotta al fumo per i fumatori che in mancanza di alternative continuerebbero a fumare sigarette. A dimostrarsi particolarmente favorevoli al principio, gli specialisti in cardiologia vascolare (75%) seguiti dagli urologi (64,5%), allergologi (60,7%) e dai medici delle malattie dell’apparato respiratorio (57%). Particolarmente significativa in questo ambito la percentuale di rispondenti che hanno dichiarato di non avere un’opinione in merito (34%), un dato che indica la necessità di una maggiore informazione ai professionisti del settore sulle emergenti politiche nonché sugli strumenti disponibili in ambito di lotta al fumo.

Relativamente a “gli elementi, le strutture o i professionisti più indicati per combattere la dipendenza da fumo”, se i centri antifumo del Sistema Sanitario Nazionale continuano a rimanere il punto di riferimento d’eccellenza nella lotta contro il fumo per oltre il 30% dei professionisti del mondo medico, quasi la metà dei rispondenti (48%), ha comunque dichiarato di non ritenere che la propria regione sia sufficientemente organizzata in termini di offerta e servizi sul territorio per la disassuefazione dal fumo (su questo punto in particolare, i dati testimoniano un’importante differenza tra Nord e Sud, dettata in parte dalla disomogenea distribuzione dei Centri nella Penisola, con un 58% di servizi dislocati al Nord e solo un 24% al Sud). Grande rilevanza resta attribuita in generale ad ambiente famigliare e medico di medicina generale, entrambi indicati dal 17% degli intervistati e in vantaggio rispetto allo psicologo (che ha raccolto il 10% di voti espressi), amici e conoscenti (9,69%), il medico specialista (8,40%) ed in ultimo i centri e le strutture private (6,19%).

10 Ottobre 2019

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