Infermieri e triage. Se il Coas mette indietro le lancette dell’orologio

Infermieri e triage. Se il Coas mette indietro le lancette dell’orologio

Infermieri e triage. Se il Coas mette indietro le lancette dell’orologio

Gentile direttore,
sono costretto a intervenire in relazione ad un articolo dal titolo No al triage del Pronto soccorso solo in mano agli infermieri”. L’appello del Coas Medici. L’articolo prende spunto da un mio precedente contributo di commento a due sentenze della Corte di cassazione relativo a due casi di sottovalutazione del codice di triage.
 
L’impressione che se ne ricava, è che l’articolo non sia stato letto o in alternativa non sia stato compreso.  Eppure la parte redazionale curata da Quotidiano sanità ne dava una sintesi perfetta che ripropongo: “Sul tema sono intervenute due recenti sentenze della Cassazione. In ambedue i casi i pazienti erano stati segnalati dal triage come codici verdi e in ambedue i casi è seguito il decesso del paziente. Ma in un caso l’infermiere è stato condannato nell’altro no. Ecco perché”
 
Nel caso dell’ospedale di Rieti il comportamento degli infermieri di triage è stato ritenuto corretto in quanto “l'evento si sarebbe verificato ugualmente, situazione quest'ultima che escluderebbe la sussistenza del nesso eziologico e, quindi, la responsabilità” dell’infermiere stesso.  Sia dal punto di vista del nesso di causa, sia quel punto di vista del giudizio controfattuale i precedenti gradi di giudizio dei giudici di merito non hanno retto alla prova della Corte di cassazione.
 
Secondo il Coas Medici invece queste “sembrano proprio due morti evitabili senza l'errata valutazione iniziale”. Sulla base di questo assunto errato arriva alla conclusione che il triage di pronto soccorso debba,  essere affidato, a medici. La casistica giurisprudenziale non giustifica i pochi errori a fronte di migliaia di accessi.
 
Peraltro, se dovessimo considerare il parametro degli errori sanità  come metro  per le competenze professionali, dovremmo arrivare alla conclusione della inadeguatezza della professione medica in molti settori, tenendo conto che sono intervenute due leggi – decreto  Balduzzi e legge Gelli – per alleviare la posizione dei medici ed degli altri esercenti la professione sanitaria sul punto. Sarebbe una conclusione sbagliata e disonesta intellettualmente.
 
Il Coas medici parlando di Triage, operante all’interno di pronto soccorso dal 1996,  ne disegna un modello che non esiste a livello internazionale paventando,  tra l’altro, rischi di esercizio abusivo della professione medica, anche questi inesistenti nella giurisprudenza di pronto soccorso.
 
Il Coas medici metti le lancette indietro all'orologio, proprio nel momento in cui una grave crisi di specialisti medici attanaglia, tra l’atro, tutto il settore dell’emergenza.  Unica soluzione trovata sembra quella di riappropriarsi – o più correttamente di appropriarsi – di una competenza non medica.
 
Confesso di non conoscere – per mia colpa – il Coas che è, leggo dal loro sito,  un “sindacato autonomo di medici ospedalieri che non si vogliono arrendere al degrado della sanità pubblica affidata a  faccendieri nominati dalla politica”.
 
Non basta per un sindacato di categoria, populisticamente,  essere contro i “faccendieri nominati dalla politica”,  ma bisogna trovare le corrette soluzione ai problemi.
In questo caso il Coas medici non l’ha fatto.
 
Luca Benci
Giurista
Componente del Consiglio superiore di sanità

06 Novembre 2019

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