Cosmed: “Il pubblico non può recepire solo gli aspetti negativi della normativa sul lavoro”
Nel corso dell’incontro Stato-Regioni del 4 aprile su lavoro flessibile e relazioni sindacali è stata contestata la presenza dell’UGL Confederazione non rappresentativa nel pubblico impiego, mentre su altri tavoli (Palazzo Chigi) si escludono le Confederazioni autonome rappresentative. Sull'argomento non si sono pronunciate Cgil – Cisl – Uil. Compatte, invece, nella critica le sigle autonome (Cosmed – Confedir – Cida – Confsal Cisal – Cge).
Nel merito la Funzione Pubblica ha chiarito che il documento sul lavoro flessibile costituisce l’interpretazione delle norme attuali.
Nel suo intervento Cosmed ha ricordato:
– che la legge Biagi del 2003 prevedeva entro sei mesi un protocollo, sentite le OO.SS., per stabilire quali forme di lavoro flessibile potevano essere applicate al lavoro pubblico. In questo vuoto normativo in questo decennio si sono aperte le porte ad ogni tipo di rapporto (co.co.co, co.co.pro., rapporti libero professionali, utilizzo di convenzioni, esternalizzazioni, sperimentazioni gestionali perfino il ricorso ad agenzie di lavoro interinale).
– La necessità di forme contrattuali definite per tutti i dipendenti e dirigenti in particolare nel SSN ancorché con lavoro flessibile.
– L’urgenza di prevedere forme di detassazione e di decontribuzione nel settore pubblico in analogia con il settore privato per incentivare la produttività.
– Superamento della logica dei tagli lineari.
– Presa di coscienza delle funzioni indispensabili svolte dal lavoro precario per il mantenimento di servizi essenziali.
– La necessità di modificare la Legge 150/2009 escludendo la precarizzazione degli incarichi dirigenziali e consentire l’avvio della definizione dei comparti.
– La necessità di un raccordo con il tavolo presso il Ministero della Sanità.
05 Aprile 2012
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