50 anni di Sivemp. Un libro racconta la storia del Sindacato dei Veterinari di Medicina Pubblica
Scorrono lungo 120 pagine di parole ed immagini i 50 anni di storia della Sivemp, il Sindacato dei Veterinari di Medicina Pubblica (scarica il volume).
“Il nostro mondo, cinquant’anni fa, aveva gli orizzonti della nostra provincia”, si legge nella prefazione. “Eppure questo nostro sindacato c’era. C’era ed era vitale come un prodigioso Big Bang. Aveva in sé il codice genetico che ancora oggi noi tutti conserviamo nel nostro patrimonio. Aveva raccolto il mandato, il compito straordinario che ha ancora oggi, di dare voce a un’intera categoria dotata di capacità e orgoglio professionale, una categoria che riteneva di avere e ha ottenuto un ruolo sociale sempre più rilevante e insostituibile nella classe dirigente di questo nostro Paese”.
Sono stati, per la Sivemp, “50 anni di responsabilità e fatica, amarezze e delusioni, invidie e strappi, riconciliazioni e ripartenze e viaggi e ritorni, a volte con le ossa rotte”. Ma il sindacato “è stato lì in tutto questo tempo ed è ancora lì, attuale e concreto”, un “gruppo di uomini che sanno distinguersi e confrontarsi con intelligenza e cultura professionale e politica, uomini lucidi e realisti, che però esprimono la loro migliore natura con la spontaneità e la passione dei loro più nobili e genuini sentimenti”.
Certo, la professione veterinaria non è più quella di una volta. In particolare per chi si occupa di sanità pubblica. “Quelli di noi che scelsero questa professione perché volevano stare vicino agli animali, curarli e magari fare una vita, diciamo così, bucolica si ritrovano oggi, spesso chiusi in degli uffici, in mezzo a carte e scartoffie, a fungere da garanti per il Servizio Sanitario Nazionale”, si legge ancora nel libro. Quindi grandi responsabilità, “senza contare l’importanza del settore agroalimentare per il sistema Italia, sia dal punto di vista culturale e del turismo eno-gastronomico, sia per l’export. Siamo chiamati direttamente a tutelare la salute pubblica oltre quella animale e siamo anche in prima linea nel garantire che la filiera agroalimentare italiana offra – al mercato domestico e internazionale – prodotti salubri e rispondenti alle norme di legge”.
E le sfide continuano. “Dobbiamo raccogliere le sfide ed essere competitivi con il resto dell’Europa e del mondo poiché la globalizzazione ci travolge, non ci aspetta. E sarebbe un vero peccato perdere questa opportunità”.
26 Maggio 2012
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