Coronavirus. Polemica su Piano segreto del Ministero. Speranza: “Era uno studio e ci è servito a definire misure”

Coronavirus. Polemica su Piano segreto del Ministero. Speranza: “Era uno studio e ci è servito a definire misure”

Coronavirus. Polemica su Piano segreto del Ministero. Speranza: “Era uno studio e ci è servito a definire misure”
Prima sul Corriere della Sera poi sul sito di Repubblica è apparsa la notizia che il Ministero della Salute aveva elaborato un piano sul Covid, con diverse ipotesi di scenario, fin da febbraio, ma rimasto segreto all’opinione pubblica per non spaventarla. Le opposizioni sono partite all’attacco e hanno anche presentato un’interrogazione al premier. Ma Lungotevere Ripa però replicano alle accuse: “Un lavoro di studio che ha contribuito alla definizione delle misure e dei provvedimenti adottati a partire dal 21 febbraio”.

Il Ministero della Salute fin da febbraio aveva elaborato un piano, con diversi scenari, su cosa sarebbe potuto accadere con l’epidemia di Coronavirus.Il piano sarebbe stato secretato per non allarmare la popolazione. La notizia, apparsa prima sul Corriere della Sera e poi sul sito di Repubblica, ha scatenato la polemica politica con le opposizioni che hanno anche presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio.
 
A confermare la notizia era già stato il Direttore della Programmazione del Ministero della Salute Andrea Urbani che sulle pagine del Corriere aveva spiegato come “già dal 20 gennaio avevamo pronto un piano secretato e quel piano abbiamo seguito. La linea è stata non spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio”.
 
Sul punto è partito però all’attacco il senatore di Fratelli d'Italia, Adolfo Urso che in una nota ha annunciato un’interrogazione al Premier affinché “chiarisca per quale ragione il Parlamento non è stato informato”.
 
Sulla stessa linea d’onda anche la senatrice di Forza Italia, Fiammetta Modena per cui “non è concepibile in un Paese come l'Italia che si debba sentir parlare di piani segreti, tanto più se ne abbiamo notizia attraverso un Direttore Generale del Ministero e in sedi a dir poco improprie”.
 
La replica del Ministero della Salute.
In serata è lo stesso Ministro della Salute, Roberto Speranza a intervenire sulla questione e dalla trasmissione 'Cartabianca' su Rai 3 ha spiegato di aver “riunito la nostra task force il 22 gennaio, abbiamo iniziato a lavorare ed è stato elaborato uno studio ipotetico in caso di arrivo del virus. Era articolato su varie ipotesi, migliori e anche largamente peggiori”.
 
“Lo studio è stato elaborato a febbraio (quindi non a gennaio come ha dichiarato Urbani ndr.) – ha ricordato Speranza – e sono state indicate anche alcune misure di reazione. Penso sia stato un merito aver elaborato questo studio. Il 21 febbraio abbiamo firmato l'ordinanza nell'area del Lodigiano, eravamo pronti proprio perché avevamo fatto uno studio di previsione. Quello che abbiamo capito subito è che bisognava intervenire con durezza, altrimenti il prezzo anche in termini di vite sarebbe stato molto più salato di quello che già stiamo pagando. Nel mondo ci guardavano pensando `cosa stanno combinando´. Dopo poche settimane la stragrande maggioranza dei Paesi hanno adottato esattamente le stesse misure italiane”.
 
Appena pronunciate le parole del Ministro è arrivata poi una nota stampa del Ministero della Salute.
 
“Durante i lavori della task force sul nuovo coronavirus – si legge – , istituita al Ministero della Salute il 22 gennaio, è emersa la necessità di elaborare, a cura della Direzione Programmazione del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’INMI Spallanzani, uno studio sui possibili scenari dell’epidemia e dell’impatto sul Sistema sanitario nazionale, identificando una serie di eventuali azioni da attivare in relazione allo sviluppo degli scenari epidemici, al fine di contenerne gli effetti”.
 
“Il 12 febbraio – prosegue il Ministero – , la prima versione di questa analisi, successivamente aggiornata fino al 4 marzo, è stata presentata al Comitato Tecnico-Scientifico per il necessario approfondimento. In quella fase tutti i lavori del Comitato Tecnico-Scientifico si sono svolti in forma riservata”.
 
“Va ricordato che ancora il 14 febbraio l’ECDC, l’Agenzia dell’Unione Europea per la prevenzione e il controllo delle malattie, in un suo documento ufficiale, dava come “bassa” la possibilità di diffusione del contagio in Europa. E in quel momento i contagi in Italia erano 3, tutti importati dalla Cina, e i casi in Europa erano 46. Questo lavoro di studio e approfondimento ha poi contribuito alla definizione delle misure e dei provvedimenti adottati a partire dal 21 febbraio, dopo la scoperta dei primi focolai italiani”, conclude la nota.
 
 
L.F.

L.F.

22 Aprile 2020

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