Dopo questa emergenza cambierà il ruolo del privato accreditato? 

Dopo questa emergenza cambierà il ruolo del privato accreditato? 

Dopo questa emergenza cambierà il ruolo del privato accreditato? 
La situazione così traumaticamente determinatasi è destinata in qualche modo a cambiare l’organizzazione del SSN verso un coinvolgimento non solo episodico del privato accreditato? Oppure, passata la criticità, si ritornerà allo scenario precedente con un privato accreditato retribuito dal SSN per prestazioni in larga parte selezionate e con un’offerta messa in campo trascurando o aggirando normative e regole di accreditamento?

“L’emergenza Coronavirus ha portato alla luce problematiche sottaciute e nascoste del nostro Servizio Sanitario Nazionale” (Carlo Palermo) tra le quali possiamo dire che si è inserito in modo molto evidente il rapporto tra strutture pubbliche e private accreditate.
 
Se infatti i posti letto per acuti totali sono pari al 2,98 ‰ abitanti in barba alla normativa vigente (e se non considerassimo i privati accreditati piomberemmo a un 2,48 ‰), è evidente che questa emergenza sta rendendo obbligatorio un ripensamento del Servizio Sanitario Nazionale nella sua globalità, ponendo in agenda anche una chiara ridefinizione del rapporto pubblico-privato la cui mancanza, soprattutto all’inizio di questa emergenza, ha mandato in affanno il pubblico con il privato spettatore in panchina.
 
Fortunatamente – e va riconosciuto – il senso di responsabilità di molte delle strutture private, in prevalenza Equiparate ma non solo, ha messo a disposizione posti letto e terapie intensive addirittura prima del coinvolgimento da parte delle istituzioni regionali (terapie intensive private, mappa terapie intensive totali al 21 marzo). Ovviamente questo solo nelle Regioni dove il privato ha reso storicamente disponibili servizi per l’Emergenza/Urgenza che come abbiamo di recente pubblicato (QS, 7 gennaio 2020) sono presenti a macchia di leopardo nelle diverse Regioni.
 
Non c’è dubbio pertanto che oltre “all’assetto istituzionale, al finanziamento, al rapporto ospedale-territorio, alla governance delle strutture, alla gestione del personale” (Costantino Troise), la proposta di inserire il tema del rapporto pubblico-privato accreditato, di ridefinirne più chiaramente le linee di dialogo e integrazione, nonché la revisione dei criteri di accreditamento, sia a livello centrale che periferico, non è più rinviabile.
 
Il significato della proposta non va certo nella direzione di uno spostamento dell’asse portante, pubblico, del SSN a favore dell’ospedalità privata, bensì il prendere atto della presenza di un sistema (privato accreditato), peraltro previsto nell’ambito del SSN, che in media Paese ha raggiunto fino all’inizio dell’anno in corso le seguenti quote:
• Acuti
o 23 % posti letto
o 22,9 % ricoveri ordinari e 28,2% DH
o 24,6 % valorizzazione delle prestazioni
o 8,5 % Accessi in PS

 
• Post Acuti (Riabilitazione e Lungodegenza)
o 69,5 % posti letto
o 69,2 % ricoveri (Riabilitazione 75,7% – Lungo Degenza 53,7%)
o 72,4 % Valorizzazione delle prestazioni 

 
Ripercorrendo la storica situazione, uno dei principali problemi presentati dall’ospedalità privata accreditata fino all’inizio di questa emergenza è stata la carenza di offerta nei servizi per l’emergenza/urgenza con l’8,5% di accessi nei pronto soccorso delle strutture private, con significative differenze tra Regioni (Tab.1), ma anche tra strutture Equiparate (5,6% di Accessi) e Case di Cura (2,9%). Offerta che per far fronte alla crisi pandemica è stata attualmente largamente modificata per quanto riguarda i posti letto per acuti e di Terapia Intensiva.


 



 
La situazione è completamente differente per quanto riguarda i ricoveri post-acuti (Tab.2) in cui l’offerta privata è presente con il 68,4% di posti letto, il 69,1% di ricoveri di cui 75,7% per la Riabilitazione e 53,7% per la Lungo-Degenza e il 72,4% di valorizzazione delle prestazioni.


 



 
Lo scenario, dunque, appare oggi modificato almeno per quanto riguarda i ricoveri/acuti che hanno messo inizialmente a dura prova tutte le strutture pubbliche, determinando successivamente in alcune tra le regioni più  colpite (vedi Lombardia, o Marche) un’inevitabile esondazione di ricoveri verso le strutture private accreditate rese disponibili, in particolare Equiparate, che hanno messo in campo interi reparti  e posti letto di terapia intensiva dedicati ai pazienti affetti da Covid-19.
 
La domanda è tuttavia se la situazione così traumaticamente determinatasi è destinata in qualche modo a cambiare l’organizzazione del SSN verso un coinvolgimento non solo episodico del privato accreditato  o, se passata la criticità, si ritornerà allo scenario precedente con un privato accreditato retribuito dal SSN per prestazioni in larga parte selezionate, attraverso un’offerta messa in campo trascurando o aggirando normative e regole di accreditamento, approfittando della completa assenza di una governance istituzionale.
 
E questo soltanto per quanto riguarda l’ospedalità per la quale sono inequivocabili i seguenti motivi di riflessione:
– il ruolo rilevante acquisito dall’ospedalità privata accreditata quale componente del SSN;
– la sua partecipazione significativa alla filiera della sanità sia sul versante produttivo sia su quello occupazionale;
– l’attuale assenza di una governance pubblico/privato capace di dare organizzazione e sinergia al SSN, attualmente abbandonato ad una incontrollata deriva privatistica e squilibrata competizione aziendalistica;
– la richiesta dei Colleghi di approfondire l’interessamento della Associazione nei confronti della situazione professionale dei Medici e Sanitari non Medici del privato accreditato e delle loro condizioni di lavoro.
 
Fabio Florianello*- Luca Barutta*- Simona Bonaccorso*- Pasquale De Cata*- Luca Indovina* Filippo Larussa*- Ester Pasetti*- Francesco Pennacchio *- Fabio Pilato*- Ivana Spiga*- Rossana Caron**


* Componente Commissione Nazionale Sanità Privata Accreditata 
** Consigliere Regionale Anaao Lombardia
Anaao Assomed

29 Aprile 2020

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