Anche per Colao le persone Lgbti non esistono

Anche per Colao le persone Lgbti non esistono

Anche per Colao le persone Lgbti non esistono

Gentile direttore,
nonostante i festeggiamenti in corso, secondo noi di AMIGAY aps, il documento Colao, non è una vittoria ma una regressione sul concetto di "Genere" perché lo usa come una clava per mettere le Donne contro le Persone LGBTI. E' come se le donne transgender o le donne bisessuali e lesbiche non fossero neanche donne. L'unica donna rappresentata è quella madre e lavoratrice, possibilmente sposata, sicuramente con un uomo. Non possiamo negare che sia meglio di essere solo madre, come è stato finora in Italia, anche nella raffigurazione stereotipata data dalla App Immuni.
 
L'avanzamento di questo documento è quello di riconoscere il ruolo obbligatorio di madre e lavoratrice alle donne… non la libertà di essere sè stesse indipendentemente dai condizionamenti sociali, dall'orientamento sessuale, identità di genere, scelte di vita.
 
A livello nazionale ci si è lamentati che solo 4 donne avessero avuto il diritto di rappresentanza nella taskforce Colao, nessuno si è accorto della gravità dell'assenza di persone LGBTI, per non dire di colore… o altre minoranze.
 
L'effetto è evidente. La questione migranti e cittadini italiani "coloured" è completamente elusa. Noi, persone LGBTI, siamo ignorati o dovremmo fare appello al concetto di "disabili" per farci di nuovo considerare?
Il termine "Genere" è abusato come sinonimo di Sesso e di Donne.
L'effetto non è quello di garantire le donne, ma di mettere le donne contro le persone LGBTI, escluse da ogni forma di protezione.
 
Il documento parla inoltre di lotta agli stereotipi di genere. Immaginiamo quindi un mondo con solo stereotipi di genere transfobici e omofobi, insegnati regolarmente a scuola con l'approvazione della taskforce. La donna immaginata dalla Taskforce Colao è comunque uno stereotipo: donna madre-lavoratrice e basta. Due obblighi, invece di ulteriori libertà.
 
L'effetto sarà devastante ovviamente per quel 10% di minori e adolescenti LGBTI, che invece hanno diritto a vedere un futuro di parità riconosciuto, perché tale è il Diritto all'Equità di Genere. Anche per le giovani donne eterosessuali del nostro Paese, quindi il 45% in adolescenza, siamo sicuri che questo documento, che le obbliga alla meternità e al lavoro, non sia vissuto necessariamente come rassicurante.
 
E' una vergogna che nonostante la legge sulla Medicina di Genere (art. 3 legge 3/18), che include le persone LGBTI, e la legge sulle Unioni Civili (legge 1/16), le minoranze di genere siano ancora contrapposte ad interessi eterosessisti, che di per sè sono sempre una violenza anche contro le donne.
 
Chiediamo l'immediata revisione del documento con una frase iniziale che spieghi che Genere significhi ad esempio: "Ogni libera espressione del genere di uomini e donne e persone intersessuali, incluso orientamento sessuale, identità di genere, comportamento di genere, scelte di vita ". 
Una sola frase trasformerebbe l'intero documento, donando a tutte le donne la libertà ed alle persone LGBTI la dignità.
 
Occorre forse una revisione più integrale del testo per indicare i diritti specifici delle persone migranti ed italiane di diversa etnia, comunque sottoposte ad ingiustizie e razzismo nel nostro Paese. La reclamiamo!
 
Manlio Converti
Psichiatra
Presidente AMIGAY aps
 

Manlio Coverti

10 Giugno 2020

© Riproduzione riservata

Morte assistita e l’indecenza del Parlamento
Morte assistita e l’indecenza del Parlamento

Gentile direttore,ieri davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Presidente della Corte Costituzionale ha rivolto un richiamo netto al Parlamento che non può più sottrarsi al suo dovere di...

Sla, necessario aumentare le risorse per la ricerca e intervenire per garantire cure e assistenza pubblica superando le disparità territoriali
Sla, necessario aumentare le risorse per la ricerca e intervenire per garantire cure e assistenza pubblica superando le disparità territoriali

Gentile Direttore, è necessario che il Governo intervenga subito con misure adeguate volte a garantire pari opportunità di cura e assistenza a tutti i malati di Sla, superando le macroscopiche...

Tso, perché lo psichiatra non è un agente di controllo sociale
Tso, perché lo psichiatra non è un agente di controllo sociale

Gentile Direttore, ho letto con attenzione ed interesse quanto sostenuto da Marco Iannucci e Gemma Brandi nella loro recente lettera su Quotidiano Sanità. Di fatto il loro scritto solleva una serie...

Rete Oncologica Campana: un modello avanzato di governance oncologica regionale
Rete Oncologica Campana: un modello avanzato di governance oncologica regionale

Gentile Direttore,la Rete Oncologica Campana (ROC), istituita con DCA n. 98 del 20 settembre 2016 e coordinata dall'Istituto Nazionale Tumori Fondazione IRCCS G. Pascale, ha raggiunto in meno di un...