Oncologia in Piemonte e Valle d’Aosta. Carnio (AIOM): “Next Generation Sequencing, una ricchezza essenziale nelle nostre due regioni”. Innovazione al servizio dei pazienti

Oncologia in Piemonte e Valle d’Aosta. Carnio (AIOM): “Next Generation Sequencing, una ricchezza essenziale nelle nostre due regioni”. Innovazione al servizio dei pazienti

Oncologia in Piemonte e Valle d’Aosta. Carnio (AIOM): “Next Generation Sequencing, una ricchezza essenziale nelle nostre due regioni”. Innovazione al servizio dei pazienti

Una rete oncologica tra le più longeve d'Italia, percorsi condivisi e forte integrazione tra ospedale e territorio. La Coordinatrice regionale AIOM illustra i punti di forza del modello organizzativo, le criticità ancora aperte e le iniziative dell'associazione

Ogni anno in Piemonte e Valle d’Aosta vengono diagnosticate circa 30mila nuove neoplasie, mentre oltre 230mila cittadini convivono con una precedente diagnosi di tumore. Un contesto nel quale la rete oncologica regionale rappresenta il principale elemento di raccordo tra le 26 unità operative di oncologia medica distribuite tra aziende sanitarie, aziende ospedaliero-universitarie e Irccs. A delineare il quadro è Simona Carnio, Coordinatrice regionale AIOM Piemonte e Valle d’Aosta e dirigente medico dell’Oncologia medica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano, che individua nella presa in carico multidisciplinare e nell’integrazione tra ospedale e territorio i principali punti di forza del sistema regionale.

“L’assistenza oncologica in Piemonte e Valle d’Aosta si caratterizza per un modello organizzativo maturo, capace di coniugare un’ampia diffusione territoriale con centri di alta specializzazione oncologica riconosciuti a livello nazionale e internazionale. Il collante comune è sicuramente la Rete oncologica Piemonte e Valle d’Aosta, tra le più longeve e tra le prime in Italia ad aver individuato alcuni principi oggi richiamati dal Piano oncologico nazionale, in primis la presa in carico multidisciplinare”, spiega Carnio.

La rete si fonda su alcuni strumenti organizzativi consolidati, come i Gruppi interdisciplinari cure (Gic), i Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) condivisi e i Centri accoglienza e servizi (Cas), presenti nelle strutture sanitarie regionali. “Questo ha permesso un rapido accesso dei pazienti con sospetto oncologico o con malattia oncologica nota, per una gestione più rapida della diagnostica e della terapia, migliorando in modo significativo l’integrazione tra ospedale e territorio”, sottolinea la coordinatrice AIOM.

Secondo Carnio, il modello multidisciplinare coinvolge un numero sempre maggiore di professionisti. Oltre agli oncologi, partecipano infatti altri specialisti, infermieri, farmacisti ospedalieri, psico-oncologi, terapisti del dolore e operatori delle cure palliative, che collaborano sia all’interno dei Gic sia nei gruppi di lavoro della rete oncologica regionale per elaborare documenti condivisi e uniformare l’assistenza sul territorio.

Tra i principali punti di forza figura anche lo sviluppo della medicina di precisione. “Un altro punto di forza riguarda l’implementazione della profilazione genomica mediante Next Generation Sequencing, una ricchezza essenziale nelle nostre due regioni. Oggi disponiamo di almeno sette laboratori qualificati distribuiti nei principali hub oncologici regionali”, evidenzia Carnio. A questo si affianca una rete di cure palliative diffusa sul territorio e sviluppata in stretta collaborazione tra Asl e Terzo settore.

Tra le esperienze più significative, la coordinatrice richiama quella dell’Asl TO3, una delle aziende sanitarie territoriali più estese d’Italia, dove sono stati attivati sette ambulatori di cure palliative distribuiti sul territorio. Un modello che ha consentito di rafforzare la presa in carico dei pazienti, in particolare nell’ambito delle simultaneous care.

Restano tuttavia alcune criticità comuni a gran parte del Paese. “Non possiamo ignorare la mancanza di risorse umane dedicate all’oncologia e non solo. Un’altra criticità è migliorare equità e accessibilità alle cure, soprattutto per chi vive nella periferia e fatica ad arrivare ai centri di riferimento”, osserva Carnio.

Sul fronte associativo, AIOM Piemonte e Valle d’Aosta punta a rafforzare il proprio ruolo di interlocutore scientifico e istituzionale. “Riteniamo che il nostro compito vada oltre l’aggiornamento scientifico. AIOM deve essere un luogo di confronto fra professionisti sanitari, istituzioni, decisori, università, società scientifiche e associazioni dei pazienti”, afferma la coordinatrice.

Le principali iniziative riguardano la promozione della prevenzione primaria e dei corretti stili di vita, anche durante il percorso oncologico. In questa direzione si inserisce il recente accordo di collaborazione con LILT Piemonte, presentato a Novara durante l’evento “Oltre la cura, il potere del movimento”. Accanto alla prevenzione, AIOM regionale continua a investire sul rafforzamento della multidisciplinarietà e sulla valorizzazione dei giovani oncologi attraverso il progetto AIOM Giovani.

“La sfida che, come Piemonte e Valle d’Aosta, sentiamo di dover raccogliere è continuare a innovare senza perdere di vista ciò che conta davvero: la qualità del percorso di cura”, conclude Carnio.

Marzia Caposio

10 Luglio 2026

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