Napoli. La Cisl Medici sul caso del Pronto soccorso del Cardarelli: “Situazione che nasce da lontano, una tempesta perfetta”

Napoli. La Cisl Medici sul caso del Pronto soccorso del Cardarelli: “Situazione che nasce da lontano, una tempesta perfetta”

Napoli. La Cisl Medici sul caso del Pronto soccorso del Cardarelli: “Situazione che nasce da lontano, una tempesta perfetta”
“Affinché questo primo approccio dell’utenza con il contesto della sanità sia efficiente ed efficace, è necessario colmare quei buchi nelle maglie della fitta rete dell’assistenza sanitaria, stabilizzando i precari e assicurando le assunzioni necessarie, contrastando la fuga dei cervelli all’estero e proponendo una rivalutazione economica che sia appropriata”, commenta il segretario generale nazionale Benedetto Magliozzi.

Una situazione di malcontento giunta allo stremo quella del Pronto Soccorso dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Si trascinava da tempo ormai e il 4 maggio è scoppiata con la presentazione del preavviso delle dimissioni da parte dei medici del reparto emergenza che hanno dichiarato di non poter più garantire, in quelle condizioni, il diritto alla salute e alla vita dei cittadini. Un numero esorbitante di accessi nell’area del primo soccorso della storica struttura ha determinato un conseguente e ingestibile sovraffollamento delle barelle nei corridoi e l’effettiva impossibilità dei sanitari di svolgere il lavoro e dare un’assistenza adeguata e dignitosa ai pazienti.

Scene che, secondo Cisl Medici, fanno riflettere quelle dell’astanteria del Cardarelli e che purtroppo si confermano come punta di un iceberg sommerso e preoccupante che riguarda il contesto attuale della professione medica.

“La situazione delle barelle al Cardarelli, il più grande Ospedale del Mezzogiorno con oltre mille posti letto nasce da lontano: dieci anni di commissariamento con piani di rientro lacrime e sangue hanno pesantemente colpito gli organici del Ssr” ha dichiarato Lino Pietropaolo, Segretario Cisl Medici della Campania “Dal commissariamento si è usciti solo nel 2019 poco prima della pandemia. Quest’ultima ha imposto la riqualificazione nella città di Napoli di due DEA di primo livello, il Loreto Mare e il San Giovanni Bosco, che sono stati destinati alla gestione dell’emergenza COVID. Si sono così persi centinaia di migliaia di accessi nell’Area dell’Emergenza Ospedaliera all’anno. I tentativi di riaprire gli ospedali alla rete dell’emergenza falliscono per mancanza di specialisti di Medicina d’Urgenza disposti a ricoprire il ruolo in PS e per mancanza di Anestesisti.” 

Ma quello della fuga degli specialisti delle cure di primo intervento non è l’unica problematica che ha determinato l’attuale stato del Pronto Soccorso: “Anche il sistema di Emergenza Territoriale 118 è in grosso affanno perché i medici sono pochi, inoltre le condizioni di lavoro e gli stipendi bassi ne hanno favorito la fuga verso altri settori della Medicina ritenuti più gratificanti” continua Pietropaolo “Così la demedicalizzazione delle ambulanze comporta un maggior numero di accessi in ospedale per l’impossibilità di fornire cure sul posto. Una tempesta perfetta”.

La chiusura del pronto soccorso dei sopracitati ospedali e la difficoltà a riconvertirli ora che è cessata l’emergenza della pandemia; l’emergenza territoriale che si riflette sui medici del 118; il personale di trincea ridotto all’osso. Ma anche una cattiva programmazione degli anni precedenti, con un imbuto formativo che ha determinato la formazione di pochi specialisti e soprattutto non interessati alla medicina di emergenza. Tutto ciò ha fatto sì che al Cardarelli la situazione giungesse al limite della sopportazione di utenti e professionisti del settore medico, dando un segnale forte di esigenza di rinnovamento della stessa assistenza sanitaria.

“Un’assistenza sanitaria sempre più presente e consapevole che, valorizzando le risorse umane, possa garantire una presa in carico del paziente celere e diretta” a chiederla è Benedetto Magliozzi, Segretario Generale Nazionale Cisl Medici “Affinché questo primo approccio dell’utenza con il contesto della sanità sia efficiente ed efficace, è necessario colmare quei buchi nelle maglie della fitta rete dell’assistenza sanitaria, stabilizzando i precari e assicurando le assunzioni necessarie, contrastando la fuga dei cervelli all’estero e proponendo una rivalutazione economica che sia appropriata”.

“Il professionista sanitario ha diritto a lavorare in tutta sicurezza, meditando le scelte e le attività che la sua professione gli richiede e non correndo a coprire i turni di specialisti mai assunti o colleghi pensionati mai sostituiti, prolungando il suo orario lavorativo o concentrando in quelle ore le mansioni richieste a più unità” continua Magliozzi “Così non si garantisce la qualità del lavoro del medico, ma a risentirne è anche lo stesso professionista che in queste modalità non lavora in sicurezza, e il fenomeno del burnout che sta interessando sempre più medici ne è una chiara conseguenza. La professione sanitaria chiede dunque che il suo ruolo strategico venga riconosciuto nella sua essenzialità e nella sua unicità. Solo in questo modo si può contrastare questa situazione di scontento diffuso che nell’episodio del Cardarelli ha visto toccare l’apice”.

06 Maggio 2022

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