Fototipo…impressionabile? A ognuno la sua protezione
La scala va da un valore minimo di 1 a uno, massimo, di 6. Per quanto riguarda gli “estremi”, cioè i soggetti con pelle bianchissima (i fototipi 1 o 2) o quelli con pelle scura o molto scura (fototipo 5 e 6) la scelta di un metodo di protezione è abbastanza facile. Ma coloro che si trovano nel mezzo spesso non sanno esattamente come comportarsi: in molte farmacie è già disponibile un’apparecchiatura per l’esame della pelle e la determinazione del fototipo. Chi fosse davvero indeciso può sempre ricorrere a uno specialista dermatologo.
Fototipo 1
Carnagione molto chiara, spesso con efelidi, capelli biondi o rossi, occhi chiari. È una pelle sensibilissima che può sviluppare eritema evidente a ogni esposizione al sole non protetta. La reazione ai raggi UV è elevatissima e si corre il rischio di danni permanenti. L'abbronzatura resta molto lieve o del tutto inesistente.
Fototipo 2
Carnagione chiara, spesso con efelidi, capelli di colore biondo scuro o castano chiaro, occhi chiari o scuri. È una pelle delicata che tende a scottarsi facilmente soprattutto con un’esposizione intensiva al sole. L'abbronzatura è leggera; si acquisisce un colorito dorato.
Fototipo 3
Carnagione bruno-chiara, capelli di colore castano, occhi chiari o scuri. Ci si può scottare dopo una lunga esposizione al sole ma l'abbronzatura che si ottiene è pronunciata e omogenea (è il fototipo più frequente nei Paesi occidentali).
Fototipo 4
Carnagioni olivastre o scure, capelli castano scuri o neri, occhi scuri. È una pelle poco sensibile e reagisce raramente all'esposizione al sole. L'abbronzatura è intensa.
Fototipo 5
Carnagione bruno-olivastra, capelli neri, occhi scuri. È una pelle che reagisce assai di rado all’effetto dell’esposizione solare.
Fototipo 6
Carnagione nera, capelli neri, occhi scuri: l’esposizione solare non determina differenze di colorazione.
A ognuno la sua protezione
I prodotti antisolari (creme con filtri solari) hanno dimostrato la loro validità nel ridurre l’incidenza sia di alterazioni neoplastiche epiteliali della cute che le altre alterazioni conosciute come fotoinvecchiamento. È quindi importante è controllare sull'etichetta del prodotto antisolare il fattore di protezione SPF (Sun Protection Factor) o l’IP (Indice di Protezione).
Per determinare l’SPF di un prodotto antisolare, si misura il tempo di esposizione al sole necessario per far comparire l'eritema su una zona di pelle protetta dal prodotto e su una zona non protetta. Il rapporto tra i due tempi dà come risultato l’SPF del prodotto: un SFP 10, in sostanza, indica che quel prodotto antisolare moltiplica per dieci il tempo di esposizione al sole senza comparsa di eritema. Maggiore è l’SPF, più elevata è la protezione. Va comunque ricordato che la comparsa di un eritema non segue un andamento uguale per tutti: il tempo infatti varia da persona a persona e, comunque, a seconda del fototipo.
Per determinare il fattore di protezione solare ci sono diversi metodi: quello adottato negli Usa (FDA), quello utilizzato in Europa (COLIPA) e, infine, quello australiano (Standard AS:2604; ricordiamo che in Australia, nella Regione del Queensland, si registrano i tassi percentuali più alti nel mondo di casi di melanoma). Ovviamente questo genera differenze – anche di non poco rilievo – tra le indicazioni sui solari prodotti nei vari Paesi: quelli americani, ad esempio, sono hanno in genere valori di SPF più elevati rispetto a quelli europei (a parità di capacità di protezione).
19 Maggio 2011
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