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Tra il protezionismo che chiedono i medici e il ‘malatismo’ di certi cittadini oggi più che mai si deve trovare un equilibrio

di Ivan Cavicchi

La questione, di cui si dovrebbe occupare la commissione istituita dal Ministro Nordio è la “responsabilità professionale”. Essa riguarda una grande contraddizione che fino ad ora nessuno ha mai provato a rimuovere. Più crescono, anche solo sulla carta, i diritti dei cittadini e più crescono le difficoltà della medicina e della sanità, delle università, dei servizi quindi le difficoltà delle prassi cioè degli operatori. Un fatto storico dirompente, certamente epocale, che non è riducibile, come probabilmente pensano in tanti, solo a un fatto giuridico.

01 MAR -

Se, il ministro Nordio, sulla “responsabilità colposa” dei medici e di tutti gli operatori della sanità, più o meno un anno fa, ha istituito una commissione, pensando addirittura ad una “prospettiva di riforma” della materia e a nuovi possibili “interventi normativi”, è, perché le leggi fatte su tali questioni richieste dai medici e scritte in certi casi da medici, si sono rivelate di fatto un flop.

Esse hanno avuto un effetto paradossale perché, rispetto agli scopi auspicati dal legislatore, hanno ottenuto risultati praticamente di segno opposto. Non sono riuscite a tutelare giuridicamente né gli operatori e né i cittadini e il fenomeno del contenzioso legale non è diminuito come ci si aspettava ma è cresciuto.

Anche se irrituale questa volta ho pensato di giocare di anticipo e di mettere in piazza le mie perplessità. Se mi sono deciso a scrivere come si dice “al volo”[1], un pamphlet di poco più di un centinaio di pagine, è perché ho paura che sul problema della responsabilità professionale le cose per i medici e cittadini finiscano malamente.

Arriva il rinoceronte

La questione, di cui si dovrebbe occupare la commissione è la “responsabilità professionale”. Essa riguarda una grande contraddizione che fino ad ora nessuno ha mai rimosso.

Più crescono, anche solo sulla carta, i diritti dei cittadini e più crescono le difficoltà della medicina e della sanità, delle università, dei servizi quindi le difficoltà delle prassi cioè degli operatori.

Un fatto storico dirompente, certamente epocale, che non è riducibile, come probabilmente pensano in tanti, a un fatto giuridico. Esso è come il classico rinoceronte di tre tonnellate e mezzo lungo quattro metri (trattandosi di sanità un “rinoceronte bianco”) che improvvisamente ci entra in casa rischiando di rompere tutto.

Per evitare che rompa tutto ciò che ci servirebbe non è riducibile a soluzioni giuridiche semplicemente perché in generale i conflitti sociali non sono riducibili alle liti giudiziarie.

Nonostante ciò, fino a ora, le leggi fatte, per risolvere il problema dei rinoceronti, hanno battuto unicamente la strada giuridica ignorando del tutto quella politica perché, quella politica, che è quella della riforma e del cambiamento, necessita di un pensiero che ha a parte chi scrive ancora nessuno ha.

Per i medici non si tratta di difendersi dai rinoceronti nei tribunali ma si tratta, direbbe Leibniz, di trovare un modo per essere entrambi com-possibili al fine, aggiungerebbe Heidegger a proposito di “cura” di “con-essere”. Ma per dare le gambe a questo semplice prefisso “con” che, ricordo, nella nostra lingua, indica unione, collegamento, interdipendenza, serve una riforma prima di tutto culturale. Una legge qualunque sulla “responsabilità medica” non basta. Il problema è che nessuno chiede riforme e quello che si è fatto non ha nulla che assomigli ad una qualche riforma

Downsizing
La strada giuridica che fino ad ora hanno tentato i medici sostanzialmente verte su una strategia che propongo di definire, citando un bel film di fantascienza, “downsizing” [2].

Questa strategia è convinta che per risolvere i grandi problemi dei medici e dei cittadini a realtà invariante basterebbe, avendo i laser e i sintetizzatori giusti, rimpicciolire tutto, cioè ridurre le loro taglie: responsabilità più piccole, colpe più piccole, ma anche prassi più piccole e pure diritti più piccoli.

Ma rimpicciolire tutto non è così facile come sembra ai giuristi e ai medici e poi va da sé che se si rimpicciolisse tutto inevitabilmente anche i medici si troveranno giuridicamente e socialmente rimpiccioliti e non credo che a loro convenga.

Se vale la celebre equivalenza tra “parete grande” e “pennello grande” della pubblicità, a che serve avere un medico grande per un cittadino piccolo? A che serve che il medico conosca la complessità se le malattie nei tribunali sono semplici fatti naturali?

Ma chi autorizza?
Ammesso che sia legalmente possibile rimpicciolire dei “così bianchi” di tre tonnellate e mezzo lungo quattro metri, viene da chiedersi: pur comprendendo i problemi legali dei medici ma quale legge li autorizza a fare downsizing sui rinoceronti? Sui loro diritti? Sui loro bisogni?

Rimpicciolire i rinoceronti è un modo di violare la Costituzione perché in realtà il loro rimpicciolimento sarebbe come rimpicciolire dei diritti e regredire al tempo quando i diritti, gli stessi che oggi portano i medici in tribunali, ancora non c’erano.

Cioè al tempo della jus naturae. Quindi a Paracelso e a Grozio, cioè al tempo in cui si era convinti che ciò che è naturale è automaticamente razionale, arrivando a concludere, applicando la regola transitiva, che siccome i diritti dei rinoceronti non sono naturali essi sono inevitabilmente irrazionali o, come direbbe la commissione, in “malafede” (alla lite temeraria).

Capisco che per medici tornate allo jus naturae vale come liberarsi dei rinoceronti ma il loro tentativo è evidentemente una regressione che pone un gigantesco problema politico, bioetico, per non dire morale, sul quale da parte dei medici mi pare manchi del tutto una riflessione adeguata.

Meno diritti meno problemi?
Ho l’impressione che anche la commissione D’Ippolito dopo la Balduzzi e la Bianco Gelli stia in qualche modo considerando la possibilità di ricorrere allo downsizing.

Se per avere colpe piccole si devono avere rinoceronti piccoli stiamo freschi.

Sarebbe come “ridimensionare” i cittadini a pazienti, la persona a corpo, la politica a natura, i diritti a interessi, mettere da parte l’autodeterminazione, insomma sarebbe come fermarsi a Grozio sbattendo la porta in faccia a Rousseau e “restringere”[3] i diritti in tutti i modi usando per di più multe e indennizzi, liti temerarie, best practies, ostacoli legali di ogni genere ecc.

Pensare come medici che ciò sia possibile è come ritenere di poter resettare la storia della medicina e regredire almeno fino a Paracelso dichiarando il trionfo incondizionato della loro invarianza professionale. Ridurre il peso dei diritti per proteggere le terga dei medici è come pretendere che i rinoceronti in pratica si adattino ai loro problemi professionali senza che i medici facciano neanche la mossa per fare il contrario.

Il problema medico
Ma l’idea di prendere un’altra strada che non sia il downsizing se valutiamo le posizioni ufficiali della Fnomceo oggi appare come la cosa più difficile da fare ma non perché essa sia oggettivamente una impresa difficile ma perché essa nessuno la vuole fare. Fnomceo per prima.

Si fa presto a dire di “prendere un’altra strada” ma se non sai dove andare, questa benedetta strada, ma che la cambi a fare?

La “questione medica” fu pubblicata nel 2015 [4] e tradotta in una strategia politica dalla Fnomceo nel 2018 che avrebbe dovuto portare agli stati generali della professione[5] e definire una idea diversa di medico , (le famose 100 tesi), ma questa idea è stata abbandonata. Per i medici il problema non è ridiscutersi ma di essere approvati presi anche se ob torto collo per quello che sono

Essa è stata sostituita con l’idea folle del downsizing.

La commissione D’Ippolito non è stata fatta per riformare qualcosa che non va ma è stata fatta come nel film per rimpicciolire i problemi e renderli meno drammatici.

Riducendo i diritti si pensa di ridurre il conflitto con i cittadini incuranti del fatto che così facendo non solo si va contro la Costituzione ma quel che è peggio è che alla fine ci si rassegna al conflitto sociale accettandone l’ineludibilità.

Il problema non è rassegnarsi al conflitto sociale ma è prevenirlo e superarlo una volta per tutte con un pensiero di riforma. Ma nessuno parla di prevenzione del conflitto sociale e nessuno ha voglia di cambiare niente. I medici almeno come professione ippocratica proprio destinati ad essere sempre più rimpiccioliti sembrano destinati all’ estinzione ma non se ne rendono conto. È terribile ma è così.

Un grande errore strategico
I medici oggi non sembrano disponibili a nessun tipo di serio cambiamento, per cui alla fine l’unica cosa che essi possono fare è rendere il conflitto più legalmente sopportabile. Il downsizing nasce da questa discutibile premessa.

Abbandonare la “questione medica” cioè abbandonare la complessità del conflitto sociale e rassegnarsi alla lite giudiziaria significa solo una cosa che, a medico invariante, è il rinoceronte che per la Fnomceo si dovrebbe adattare ai problemi dei medici. E’ questa pretesa ridicola a trasformare indebitamente la “questione medica” in una pericolosa quanto miserabile e subdola questione corporativa.

Questo per me è un grande errore strategico che nel tempo sarà pagato caro tanto dai medici che dai cittadini e dal quale, ad amicizia invariante nei confronti della Fnomceo lealmente mi dissocio.

Dalla natura alla politica
Si tratta di prendere un’altra strada cioè di ripensare il criterio di base che fino ad ora ha definito la professione medica quando i rinoceronti ancora non ci erano entrati in casa. Quindi si tratta di andare oltre Paracelso e Grozio e per lo meno arrivare a Rousseau quindi di provare a sostituire il droit naturales con il droit politique.

Per il primo le malattie non sono altro che alterazioni naturali e i pazienti sono solo oggetti biologici per il secondo le malattie sono fenomeni complessi e i “pazienti” sono “esigenti”[6] cioè soggetti sociali quindi soggetti di diritto, cioè soggetti politici.

La relazione tradizionale tra medicina e natura diventa, con i rinoceronti, per la prima volta nella storia della medicina, una relazione tra natura e politica.

Il medico non dovrebbe essere più colui che cura le malattie ma dovrebbe essere colui che cura i rinoceronti e siccome questi bestioni non si possono curare senza avere con loro delle relazioni fiduciarie (il rinoceronte è il fiduciante e il medico è il fiduciario) alla fine il medico dovrebbe essere colui che cura il rinoceronte creando una nuova relazione fiduciaria tra scienza e politica

Il problema del contratto sociale
Ma oggi in barba a tutto ciò non è un caso che l’dea di downsizing dei medici passa soprattutto per il rimpicciolimento del “contratto sociale” cioè per la sua riduzione a “contratto d’opera” lo stesso che in genere si fa quando abbiamo bisogno o dell’idraulico o del meccanico o del muratore.

La cosa per me è molto grave e rivela per intero davvero la grave miopia di questa professione che per pararsi le terga, dimentica che, proprio grazie al contratto sociale, ha avuto la sua più importante legittimazione sociale e quindi un certo status sociale molto diverso da quello del meccanico che ci aggiusta la macchina.

Se i medici oggi nonostante tutto, aziende comprese, sono ancora importanti è perché essi sono ancora i contraenti di un contratto sociale dal quale dipendono le sorti delle persone. Ma di questo valore fondamentale i medici, a partire dalla Fnomceo per passare ai sindacati, sembrano non rendersene conto. Se per essere depenalizzati bisogna uscire dal contratto sociale che succede?

Responsabilità extra contrattuale e depenalizzazione
Il ragionamento dei medici mi lascia francamente interdetto e basito: siccome i loro obblighi li portano in tribunale e siccome essi derivano da una relazione con il malato e siccome avere questa relazione è come sottoscrivere un contratto sociale che bisogna rispettare, essi per non avere responsabilità chiedono di fatto di dimettersi dal contratto sociale.

Ma dimettersi dal contratto sociale significa rompere con il cittadino e rinunciare ad essere legittimati attraverso la sua fiducia.

Per non avere obblighi contrattuali i medici della Fnomceo chiedono:

la responsabilità extra contrattuale cioè di poter uscire dal contratto sociale[7]

la depenalizzazione dei propri atti professionali cioè la possibilità di trasformare le loro colpe professionali in risarcimento (teoria del non Fault)[8] .

Un server contro i rinoceronti

La mia personale paura la stessa che mi ha convinto a scrivere il mio libricino, è che i medici andando in direzione del downsizing correndo dietro alla depenalizzzione e uscendo dal contratto sociale faranno semplicemente una brutta fine che usando una ben nota figura retorica chiamerei, da romano, quella del “sorcio”. Cioè il restare intrappolato nei suoi limiti innegabili.

Parlo di “fine del sorcio” non a caso ma perché i medici del futuro anche quelli che sono ancora in servizio per cui non sono andati in pensione se la dovranno vedere comunque:

con i rinoceronti bianchi perché anche se i medici diventeranno sempre più i loro nemici e siccome come scrive Jacob[9] i nemici hanno dei diritti, per i medici i rinoceronti resteranno sempre un grande problema

con politiche sanitarie ostili di tutti i tipi e in un sistema che peraltro sta evolvendo verso una sua crescente privatizzazione quindi una crescente deregulation (si pensi al regionalismo differenziato e alla continua crescita dei fondi assicurativi)[10]

con quella che gli esperti di futurologia chiamano la “quarta rivoluzione industriale” (4RI)[11] che probabilmente darà al downsizing il supporto tecnologico che ancora gli manca.

Tutto quello che è in atto in questo momento compreso la commissione D’Ippolito mi sembra stia di fatto spianando la strada al “medico server” di cui parlo nel mio pamphlet

Saranno i “client” cioè coloro che useranno questo medico server che gli “prescriveranno” cosa potrà fare e cosa non potrà fare e come dovrà farlo per non correre rischi di sorta togliendogli così quel poco di autonomia intellettuale che ancora gli era rimasta.

Conclusione

“Medici vs cittadini. Un conflitto da risolvere” popone delle tesi che sarebbe bene che noi discutessimo.

Il suo scopo è interferire con una prospettiva che io considero disastrosa sia per i medici che per i cittadini.

Ho scritto che la medicina è una “scienza impareggiabile” e che per questo il medico deve avere a sua volta una “definizione giuridica impareggiabile”

Sono i rinoceronti previsti nella nostra Costituzione che rendono la medicina una scienza impareggiabile . Fare la guerra ai rinoceronti significa fare la guerra alla Costituzione e al futuro della professione medica e della medicina Ma anche i rinoceronti si devono dare una regolata.

Anni fa, proprio su questo giornale per indicare quella che, di contro al sacrosanto diritto del malato, rischia di affermarsi come una tirannia di certi malati proposi un neologismo, che era “malatismo”, con il quale intendevo indicare un “cittadino” che eccede nella sua irragionevolezza quindi nell’uso dei suoi diritti.

A me pare, che tra il protezionismo che chiedono i medici e il malatismo di certi cittadini oggi più che mai si debba trovare un equilibrio. Oggi come direbbe Nash nessuno dei due giocatori avrebbero interesse a non cambiare le cose. Il loro interesse vero sarebbe fare un accordo. E’ il momento quindi per i medici miopi di mettere gli occhiali per dire stop ai giochetti di chi pensa di difendere la professione nel tempo dei rinoceronti senza una idea di cambiamento della professione.

Prima di tutto deve venire la professione. Il resto a seguire.

Propongo quindi una riforma della professione pensata a partire dai rinoceronti da presentare sia al governo che al parlamento e sulla quale aprire ovviamente un grande discussione nel paese, con lo scopo preciso di:

ammettere in medicina i rinoceronti bianchi

depenalizzare non gli atti medici che è una “boiata pazzesca” ma l’impareggiabilità della medicina la sua irriducibile complessità di cui il medico non ha colpa e che deriva loro malgrado proprio dai rinoceronti bianchi

garantire ai cittadini oltre ogni tentazione malatista di questo paese nel caso avessero bisogno di un medico non un server ma un vero medico pensato fatto e formato come si deve e nel tempo dei rinoceronti.

Ivan Cavicchi

[1] I. Cavicchi “Medici vs cittadini. Un conflitto da risolvere” Castelvecchi 2024

[2] Film Downsizing Vivere alla grande del 2017

[3]“ restringimento” vale come “downsizing” ed è riferito ad una altro film di fantascienza “Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi” del 1989

[4] I:Cavicchi la questione medica Come uscire dalla palude E booh Quotidiano sanità edizioni 2015

[5] Fnomceo La professione Gli stati generali della professione Aprile 2019

[6] I:Cavicchi Autonomia e responsabilità Edizioni Dedalo 2007

[7] S. Terranova La responsabilità extracontrattuale Editore: Youcanprint 2016

[8] S. Macleod C. Hodges No-Fault Approaches in the NHS: Raising Concerns and Raising Standards Bloomsbury Publishing PLC, 2022

[9] G Jacobs Sistema dell’imputazione penale Editoriale Scientifica, 2017

[10] I :Cavicchi Sanità pubblica Addio: Il cinismo delle incapacità. Castelvecchi 2023

[11] Klaus Schwab La quarta rivoluzione industriale Franco Angeli, 2016

[12] I:Cavicchi La scienza impareggiabile. Medicina Medici malati Castelvecchi 2022



01 marzo 2024
© Riproduzione riservata

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