Liste di attesa. Schillaci: “La mia lettera alla Regioni? Non un atto d’accusa ma si basa su ispezione Nas. Quasi un terzo dei fondi non sono stati usati”

Liste di attesa. Schillaci: “La mia lettera alla Regioni? Non un atto d’accusa ma si basa su ispezione Nas. Quasi un terzo dei fondi non sono stati usati”

Liste di attesa. Schillaci: “La mia lettera alla Regioni? Non un atto d’accusa ma si basa su ispezione Nas. Quasi un terzo dei fondi non sono stati usati”
Il ministro ha ricordato che la legge sulle liste d'attesa “dice molto chiaramente che il primo problema è organizzativo. E quando un cittadino si lamenta che deve aspettare un anno per fare un esame poi magari arriva la tv e l'esame si fa dopo una settimana, vuol dire che l'esame era disponibile dopo una settimana”

“La mia lettera non è un atto d’accusa. Io sono una persona collaborativa e credo che il problema delle liste d’attesa vada affrontato insieme, Governo, Ministero, Regioni e cittadini. La mia lettera si basa sulle risultanze dei dati che ho avuto dopo un’ispezione dei Nas, da me mandata, per vedere il punto di applicazione del nuovo decreto legge nelle regioni. Purtroppo da questa ispezione dei Nas è uscito fuori che quasi in un ospedale italiano su quattro il decreto legge non viene applicato”. A sottolinearlo il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto a ‘Elisir’ su Rai 3, tornando sul tema liste di attesa e sulla lettera inviata nei giorni scorsi alle Regioni.

“Le liste d’attesa sono il problema maggiore per i cittadini, il più annoso. Alcuni alcuni giornali di venti anni fa scrivevano le stesse cose di adesso e non è un bel messaggio. Abbiamo messo la faccia io e il Governo e abbiamo fatto un decreto legge che vuole razionalizzare, combattere l’inciviltà e i ritardi. C’è una piattaforma nazionale dove le regioni inviano i dati e così abbiamo un quadro reale: se so che in una regione c’è una lista d’attesa lunga posso intervenire, è uno strumento che permette di sapere cosa manca. Poi serve il Cup unico per le prenotazioni del pubblico e privato accreditato, a me come ministro interessa che i cittadini abbiano la disponibilità per gli esami in strutture dove non pagano o pagano il ticket. Non voglio sentire parlare di liste chiuse o di galleggiamento. La legge sulle liste d’attesa è operativa, i decreti attuativi sono arrivati a conclusione tutti tranne uno e le regioni si stanno muovendo. Sono inaccettabili però le differenze nelle prestazioni tra Regioni e Regioni, non voglio fare classifiche ma ci sono regioni che si stanno dando da fare con risultati interessanti e riduzioni significative. L’invito è seguire la legge e noi siamo disponibili a collaborare per i cittadini, soprattutto i più fragili. La fine dell’articolo 32 dice che lo Stato che lo Stato si deve occupare degli indigenti e più deboli, di chi ha meno disponibilità di accedere ai servizi”, ha ricordato Schillaci.

“Se un direttore generale di una asl o di un ospedale non è bravo – ha ricordato – il ministro della Salute non può fare niente. C’è qualche giornalista, forse in malafede, che continua a dire che io possono rimuovere, ma io non posso rimuovere nessuno. Se un direttore generale non funziona è la regione che deve prendere provvedimenti e io sto lì per tutelare non le regioni o i Dg ma i cittadini, specie i più deboli come dice la Costituzione italiana”. La legge sulle liste d’attesa “dice molto chiaramente che il primo problema è organizzativo. E quando un cittadino si lamenta che deve aspettare un anno per fare un esame poi magari arriva la tv e l’esame si fa dopo una settimana, vuol dire che l’esame era disponibile dopo una settimana. Dopo di che sono il primo a dire che la sanità necessità di fondi, anche di più fondi, c’è bisogno di assumere più medici e infermieri, però dobbiamo partire prima ad usare i fondi che ci sono. Mi duole ricordare che quasi un terzo dei fondi dati alla regioni tra il 2022 e il 2024 per abbattere le liste d’attesa non sono stati usati. Sarò io il primo a chiedere più fondi per Ssn ma vorrei che fossero spesi bene perché derivano dalle tasse che paghiamo”.

02 Aprile 2025

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