La Commissione Ue propone una rivoluzione delle gare: più qualità, meno burocrazia. Negli appalti ad alta intensità di lavoro (come per la sanità) il peso della qualità sale al 50%

La Commissione Ue propone una rivoluzione delle gare: più qualità, meno burocrazia. Negli appalti ad alta intensità di lavoro (come per la sanità) il peso della qualità sale al 50%

La Commissione Ue propone una rivoluzione delle gare: più qualità, meno burocrazia. Negli appalti ad alta intensità di lavoro (come per la sanità) il peso della qualità sale al 50%

Bruxelles propone un nuovo regolamento europeo per semplificare e rendere più strategici gli appalti pubblici. Il rapporto qualità-prezzo diventa il criterio ordinario, con almeno il 30% riservato alla qualità e il 50% per i contratti ad alta intensità di lavoro. Per la sanità una possibile svolta nelle gare per servizi, tecnologie e forniture. IL DOCUMENTO

Una riforma degli appalti pubblici per ridurre la burocrazia, aumentare la concorrenza e soprattutto spostare il baricentro dal prezzo alla qualità. È quella proposta oggi dalla Commissione europea, che ha adottato un nuovo regolamento destinato a modernizzare e semplificare il quadro normativo europeo sugli appalti. Un intervento che riguarda direttamente anche la sanità, visto che tra i settori interessati dal sistema degli appalti pubblici figurano esplicitamente i servizi sanitari.

Il mercato europeo degli appalti pubblici vale circa il 15% del Pil dell’Unione europea. Secondo la Commissione, la riforma potrebbe produrre 650 milioni di euro l’anno di risparmi amministrativi, di cui 80 milioni a beneficio delle amministrazioni pubbliche e 570 milioni per le imprese.

Il prezzo non basta più: almeno il 30% alla qualità

La novità più rilevante è l’introduzione del miglior rapporto qualità-prezzo (Best Price-Quality Ratio) come criterio ordinario per l’aggiudicazione delle gare.

La proposta stabilisce che i criteri legati alla qualità debbano pesare almeno per il 30%. La percentuale sale al 50% negli appalti ad alta intensità di lavoro. Le amministrazioni potranno discostarsi da questa impostazione, ma dovranno spiegare come intendono garantire comunque adeguati livelli qualitativi.

Non si tratterà soltanto di valutare la qualità tecnica dell’offerta. Le stazioni appaltanti dovranno considerare anche elementi ambientali, sociali, di innovazione, sicurezza e resilienza, oltre agli aspetti legati alla cosiddetta preferenza europea.

Per la sanità il cambio di paradigma potrebbe essere particolarmente significativo, soprattutto negli appalti nei quali la componente professionale e assistenziale rappresenta una parte rilevante del servizio. La maggiore ponderazione della qualità potrebbe infatti ridurre il peso delle offerte costruite prevalentemente sulla convenienza economica, valorizzando maggiormente organizzazione, competenze, sicurezza e qualità delle prestazioni.

Un unico regolamento europeo

La Commissione punta inoltre a semplificare radicalmente il quadro normativo. Le tre attuali direttive sugli appalti pubblici e le disposizioni oggi distribuite in diverse normative settoriali verrebbero riunite in un unico regolamento direttamente applicabile.

Le procedure verrebbero inoltre ridotte da cinque a tre, con l’obiettivo di diminuire la complessità e le differenze derivanti dalle diverse modalità con cui le norme europee sono state recepite nei singoli Stati membri.

Il nuovo sistema dovrebbe anche lasciare maggiore spazio alla negoziazione tra amministrazioni e operatori economici e rafforzare il confronto preliminare con il mercato. Viene prevista inoltre una specifica procedura per l’innovazione, destinata allo sviluppo e all’acquisizione di soluzioni innovative non ancora disponibili sul mercato.

Una piattaforma digitale unica per le gare europee

Altro pilastro della proposta è la creazione di un mercato digitale europeo integrato degli appalti, costruito collegando tra loro le piattaforme nazionali di e-procurement.

L’obiettivo è consentire alle imprese di partecipare alle gare in tutta l’Ue utilizzando le piattaforme interoperabili, applicando il principio dell’“once-only”: evitare cioè che aziende e operatori debbano presentare ripetutamente le stesse informazioni e la stessa documentazione.

La Commissione prevede anche sistemi per la verifica automatica dei requisiti e un quadro comune per lo scambio e la gestione dei dati. Secondo Bruxelles, questo dovrebbe aumentare la trasparenza, rafforzare la capacità di contrastare le frodi e, allo stesso tempo, ampliare il numero di offerte ricevute dalle amministrazioni.

Più attenzione alla sicurezza e alla resilienza delle forniture

La riforma nasce anche dalla crescente dimensione strategica degli appalti pubblici. La Commissione propone infatti nuove possibilità – e in alcuni casi veri e propri obblighi – per consentire alle amministrazioni di tenere conto dei rischi legati alla sicurezza, alla cybersicurezza, alle informazioni sensibili e all’influenza indebita di Paesi terzi.

Particolare attenzione viene riservata ai contratti collegati alle infrastrutture critiche, con nuove disposizioni sulla resilienza e sulla sicurezza degli approvvigionamenti. L’obiettivo è diversificare le catene di fornitura, ridurre le dipendenze e rafforzare la capacità di risposta in caso di crisi.

Un elemento che può assumere un peso rilevante anche per il settore sanitario, soprattutto alla luce delle vulnerabilità emerse negli ultimi anni nelle catene di approvvigionamento di farmaci, dispositivi medici, tecnologie e altri beni strategici.

La “preferenza europea”

Il nuovo regolamento introdurrebbe inoltre un quadro orizzontale di preferenza europea negli appalti pubblici, nel rispetto degli obblighi internazionali dell’Ue.

La Commissione potrebbe limitare l’accesso a determinate gare agli operatori di Paesi terzi quando un’analisi dimostri che questi Paesi non garantiscono agli operatori europei un accesso equo ai propri mercati. Restrizioni potrebbero inoltre essere introdotte per evitare dipendenze che mettano a rischio la sicurezza degli approvvigionamenti o per tutelare gli interessi economici strategici dell’Unione.

Ora il negoziato con Parlamento e Consiglio

La proposta della Commissione non è ancora definitiva. Il nuovo regolamento dovrà ora essere negoziato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea prima della sua eventuale approvazione e successiva entrata in vigore.

Bruxelles motiva la riforma anche con alcune criticità emerse negli ultimi anni: riduzione della concorrenza, scarsa partecipazione delle Pmi e alle gare transfrontaliere e aumento delle procedure con una sola offerta. La revisione recepisce inoltre le indicazioni contenute nei rapporti Draghi e Letta, che individuano negli appalti pubblici uno strumento strategico per sostenere l’industria europea, l’innovazione, le transizioni verde e digitale e la sicurezza economica.

Per la sanità, dunque, la partita potrebbe essere particolarmente importante: meno burocrazia, maggiore flessibilità e soprattutto un peso molto più forte della qualità rispetto al semplice criterio del prezzo. Un cambiamento che, se confermato nel negoziato europeo, potrebbe incidere profondamente sulle modalità con cui vengono acquistati servizi e forniture destinati ai sistemi sanitari dei Paesi membri.

09 Settembre 2026

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