La crisi colpisce al cuore gli italiani

La crisi colpisce al cuore gli italiani

La crisi colpisce al cuore gli italiani
La Società italiana di cardiologia lancia l’allarme: lo stress, la paura e l’incertezza connessi all’attuale momento economico aumentano i  rischi cardiovascolari.
Senza contare che per colpa della crisi c’è chi è costretto a tagliare le spese per la palestra e chi perde la voglia di andare a passeggiare.

La crisi economica sta mettendo alla prova il cuore degli italiani. È questo l’allarme lanciato dalla Società italiana di cardiologia riunita a congresso a Roma. Nel 2009, secondo l’indagine Passi, circa 7 italiani su 100 hanno sofferto di un episodio depressivo. E la depressione peggiora, giorno dopo giorno, lo stato cardiovascolare in un malato o può innescare una degenerazione: aritmie, crisi cardiache, addirittura infarto. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito nell’Atlante delle Malattie Cardiache, tra i fattori di rischio modificabili, proprio la depressione, lo stress e il basso stato socioeconomico.
È con la situazione economica che morde, ecco che il rischio cardiovascolare degli italiani aumenta.
“È un disegno preoccupante quello che stiamo verificando nella nostra quotidianità – ha commentato Paolo Marino, presidente della Società Italiana di Cardiologia – anche perché la crisi economica  piomba sul cuore in un momento in cui  registravamo un calo della mortalità per malattie cardiovascolari per merito della prevenzione. Il mondo che si ripete: le cicliche crisi economiche, a partire da quella del 1929 e degli anni ‘70, ci hanno insegnato che l’incertezza dell’oggi e la paura del domani aumentano, ma ne possono anche essere la causa, i  rischi cardiovascolari. E la realtà di oggi può darcene conferma”.
 
Le categorie più a rischio
“Scendendo nel dettaglio – ha aggiunto Marino – rischiano ripercussioni cardiache tutti i soggetti che sono vittime della crisi, nessuno escluso.
In primo luogo i manager: vivono una situazione estremamente stressante e non solo per le sorti della propria azienda, di cui sono proprietari o  dirigenti, ma anche per quella dei dipendenti. È un  momento  di grande sofferenza quello in cui  devono comunicare ai dipendenti che è giunto il momento di arrendersi alla crisi.
E poi, l’esercito delle partite IVA molto presente specie nel Nord d’Italia: sono persone che improvvisamente vedono venir meno il loro, piccolo o grande, volume di affari. E arriviamo all’operaio o all’impiegato che, non bisogna sottovalutarlo, vive lo stress giorno dopo giorno in famiglia, costretto a stare in casa o a girovagare alla ricerca di un lavoro e a tagliare le spese, specie nei confronti dei figli. Infine, l’anziano pensionato che vive, quasi con terrore, la quotidianità già difficile. Spesso queste persone sono già sofferenti di malattie cardiache”.
Insomma, ce n’è per tutti. E questo aspetto sottovalutato rischia di innescare un deterioramento della salute generale degli italiani.
Pensiamo alla “preoccupazione che vive chi è in terapia e che potrebbe essere costretto a ridurre o a cambiare le cure: mi riferisco in primo luogo al diabetico e a chi soffre di ipercolesterolemia”, ha proseguito Marino. O a chi “per colpa della crisi si taglia nettamente la spesa per la palestra” o “perde la voglia di andare a passeggiare. Il cuore ne risente. Infine, lo stress spinge a mangiare disordinatamente, per soffocare l’ansia”. E il rischio che si annida in questi comportamenti “è facilmente comprensibile”.
 
A rischio anche il cuore dei giovani
Ma non sono solo gli adulti a preoccupare: da uno studio condotto dal dipartimento di Scienze Cardiovascolari e Respiratorie de “La Sapienza” Università di Roma su mille studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori di Roma e provincia è emerso un quadro preoccupante anche tra i più giovani. “I fattori di rischio sono elevati: il 20 per cento cento degli studenti  ha una familiarità cardiovascolare, cioè hanno genitori o congiunti stretti con problemi di cuore, 14 su cento fumano più di dieci sigarette al giorno e 12 su cento abusano di alcol. Il dato sulla droga, il 9 per cento, desta poi grande sospetto” ha affermato Francesco Fedele, Past President della SIC e Coordinatore Commissione SIC per la Didattica e per la Formazione Permanente.
“Il dato più importante è che l’analisi dei tracciati ha dimostrato anomalie elettrocardiografiche di rilievo nel 17 per cento dei casi. Questi dati, sicuramente non tranquillizzanti, ci hanno dimostrato la fattibilità di uno screening giovanile con esami strumentali semplici da approfondire, nei casi dubbi e/o patologici, con ulteriori accertamenti in termini di esami diagnostici più sofisticati e, in casi selezionati, anche di valutazioni genetiche, al fine di intercettare tempestivamente patologie cardiovascolari e di prevenire la morte improvvisa nei giovani. La Fondazione Italiana di Cardiologia con la SIC  ha intenzione di estendere questo screening a tutto il territorio nazionale promuovendo anche campagne di informazione e raccolta fondi”. 

13 Dicembre 2010

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