Liste d’attesa. Tempi sempre più lunghi. E la domanda cresce

Liste d’attesa. Tempi sempre più lunghi. E la domanda cresce

Liste d’attesa. Tempi sempre più lunghi. E la domanda cresce
Fino a 400 giorni per effettuare una mammografia, mentre per una risonanza ci può voler quasi un anno. Questi due esempi di quanto si può attendere in Italia per effettuare delle visite o degli esami. In media si attende minimo 50 giorni per una prestazione sanitaria pubblica. A cristallizzare le cifre e a disegnare un quadro allarmante della situazione è stato il quotidiano la Repubblica con un’inchiesta che ha fotografato il fenomeno a 360 gradi.

I  numeri snocciolati dall’inchiesta certamente non fanno sorridere, anche perché, evidenziano si, una cronica arretratezza delle regioni meridionali (di cui gran parte è bene ricordare sono in Piano di rientro), soprattutto se si pensa alla diffusione dei Centri unici di prenotazione (20%), ma segnalano anche come tempi lunghi d’attesa si registrano anche nelle regioni virtuose del centro-nord (a Firenze fino a 1 anno per un campo visivo computerizzato, a Torino 248 giorni per una visita cardiologica). Insomma, le liste d’attesa sono lunghe e il problema coinvolge tutte le Regioni.
Le cause sono plurime. Dapprima è certamente un problema di rapporto tra domanda e offerta. In Italia vengono effettuati 70 mln di accertamenti diagnostici e 150 mln di visite specialistiche l’anno e il trend è in aumento (ogni anno la richiesta di risonanze aumenta del 7%). A questa domanda la sanità pubblica non riesce a far corrispondere un’adeguata offerta e con i tagli previsti la situazione rischia di diventare ancora più critica (preoccupante il dato che segnala come il 34% delle apparecchiature abbia più di 8 anni e sia per giunta sotto utilizzata). Ma non si può ridurre il tutto ad un problema di risorse perché migliorare la gestione del fenomeno è possibile anche a costo zero. Come? L’inchiesta di Repubblica evidenzia la scarsa diffusione del sistema dei Centri unici di prenotazione (Cup), ad oggi solo 35 cittadini su 100 usano il Cup per prenotare una prestazione sanitaria. E poi c’è la questione dell’inappropriatezza prescrittiva. 
La crescita di richieste per risonanze e la percentuale irrisoria (0,01) di contenzioso medico per errore da diagnosi ritardata segnalano in parte da due punti di vista differenti, che vi è la necessità di migliorare l’organizzazione e l’integrazione della medicina territoriale in modo da evitare prescrizioni che non servono e congestionano ulteriormente il ‘traffico’ di esami e visite. In questo quadro e con i ticket in aumento ad esserne favorito è il settore privato, sia inteso come struttura, sia come libera professione intramoenia. Ma, in questo caso, se i tempi si riducono cresce la spesa out of pocket. Insomma, un affresco negativo ma che i cittadini hanno ben presente visto che il per 70% la prima cosa da migliorare nel Ssn sono proprio le liste d’attesa.
 
 

30 Settembre 2011

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