Obeso il 10% degli italiani. Costi sanitari per 25 mld. Presentato Ddl per reti di assistenza

Obeso il 10% degli italiani. Costi sanitari per 25 mld. Presentato Ddl per reti di assistenza

Obeso il 10% degli italiani. Costi sanitari per 25 mld. Presentato Ddl per reti di assistenza
Ogni anno in Italia muoiono 52 mila persone a causa di problemi legati all’eccesso di peso. Per far fronte a questo problema, e mettere a confronto mondo scientifico e delle Istituzioni, si è organizzato un Convegno oggi, presso La Sapienza di Roma, incentrato sulle recenti disposizioni contenute nel Ddl presentato pochi giorni fa in Senato, che ha posto la necessità della creazione di reti regionali, armonizzate da un Centro di Coordinamento regionale.

L’obesità continua ad essere orfana di un percorso di cura istituzionalmente riconosciuto nonostante il 10% nella popolazione italiana adulta soffra un peso eccessivo, e nonostante gli alti costi sanitari (25 mld di euro nel 2005 in Italia) nonché l’altissima mortalità che si aggira sui 52 mila decessi ogni anno. Partendo da un’analisi delle problematiche cliniche psicologiche legate all’obesità, nel Convegno “Presa in carico del paziente con obesità: aspetti operativi e di integrazione” organizzato oggi presso l’Università La Sapienza di Roma, si è posto l’accento  sulla necessità di mettere a punto procedure di presa in carico assistenziale del paziente, al di là di quelle che sono le politiche di prevenzione.
Nel corso del convegno sono state analizzate in particolare le disposizioni contenute nel Ddl 2788 “Disposizioni in materia di prevenzione, cura e riabilitazione dell’obesità e dei disturbi dell’alimentazione”, presentato il 16 giugno in Senato (primo firmatario, Ignazio Marino), calla cui stesura ha partecipato anche la Scuola di Medicina degli Stili di Vita della Fimmg.

Il ddl in particolare punta su due principi generali per il trattamento delle forme gravi di disturbi dell’alimentazione e dell’obesità:

– Team approach. Approccio multidimensionale, interdisciplinare, multiprofessionale integrato che coinvolga medici internisti, nutrizionisti clinici, psichiatri, fisiatri, psicologi dietisti, fisioterapisti, laureati in scienze motorie, educatori ed infermieri.
– Setting multipli. Dalla gestione ambulatoriale a lungo termine alla riabilitazione intensiva- semiresidenziale e residenziale- indirizzata agli stati gravi di malnutrizione per eccesso o per difetto, alle fasi di instabilità e scompenso delle comorbosità somatiche e psichiatriche e all’avvio di una correzione stabile dello stile di vita.

È stata inoltre sottolineata, all'interno del Disegno di legge, la necessità di creare reti regionali per il trattamento dell’obesità e dei disturbi dell’alimentazione con strutture di vario livello collegate tra loro e armonizzate attraverso un Centro di Coordinamento regionale (primo livello: medicina di base e Sian; secondo livello: ambulatorio specialistico in rete interdisciplinare; terzo livello: day hospital, day service, centro diurno; quarto livello: riabilitazione intensiva residenziale; quinto livello; ricoveri ospedalieri).

Un ruolo di rilievo spetterà al medico di medicina generale. Come spiegato dal Direttore della Scuola di Medicina degli Stili di Vita della Fimmg, Walter Marrocco, di fronte al problema dell'obesità "occorre avere un approccio preventivo, per evitare l'insorgere nel tempo di altre patologie collegate all'eccesso di peso. Noi abbiamo un ruolo privilegiato in tal senso – ha precisato –  visto che negli studi dei medici di Medicina Generale transitano giornalmente, a livello nazionale, circa 1 milione e 400 mila pazienti". A tal proposito, ha ricordato Marrocco, "abbiamo elaborato il progetto "Safe" (stili di vita, alimentazione, farmaco, esercizio fisico), per promuovere corretti stili di vita ed una strategia medica incentrata sulla sensibilizzazione nei confronti di una dieta sana e dell'esercizio fisico. Solo in alcuni casi – ha precisato – si può arrivare a prevedere anche l'utilizzo di farmaci, o, nelle situazioni più gravi, il ricorso alla chirurgia".
Una presa in carico del paziente così articolata, secondo il parere degli esperti, porterebbe dunque alla creazione di un’efficiente rete di servizi socio-sanitari, con finalità di cura e riabilitazione, presenti in tutto il territorio nazionale.
 

24 Giugno 2011

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