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Asu Friuli Centrale. Aaroi: “Abissale la differenza di stipendio tra un medico ospedaliero e un libero professionista”

C’è malcontento fra le fila dei medici ospedalieri nel FVG nel prendere atto che molti colleghi stanno dando le loro dimissioni per passare dal settore pubblico al privato. Tra le motivazione, i maggiori compesi: per un’ora lavorata come libero professionista si arriva anche a 80 euro in più rispetto al medico ospedaliero. Aaroi Emac FVG: “La sanità di oggi è coprire le caselle vuote assumendo medici con percorsi facilitati, pagandoli di più e staccando fatture mensili per liberi battitori slegati e non integrati nella mission delle aziende pubbliche”.

28 SET - Per reclutare medici che prestino servizio negli ospedali, i direttori generali ricorrono solitamente all’indizione di concorsi pubblici oppure a manifestazione di interesse rivolta ai medici di libera professione. Quest’ultima pratica è addirittura, per certe branche, più usata del lavoro subordinato tramite concorso. 

Anche l’azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale (ASU FC), con decreto 13 settembre 2022, ha  deliberato la propria manifestazione di interesse nel reclutamento finalizzato all’attivazione di contratti libero professionali per medici specialisti (anche pensionati), ovvero specializzandi (non specialisti) con laurea in medicina e chirurgia, iscritti all’albo dell’Ordine dei medici chirurghi, per attività assistenziale presso le SOC Pronto Soccorso e medicina d’urgenza aziendali. Compenso orario previsto pari a 100,00 euro lordi per incarichi a medici specialisti ed 85,00 euro lordi per incarichi a medici non specialisti.

Duro il commento del presidente regionale Aaroi Emac Friuli Venezia Giulia, Alberto Peratoner, che da oltre un ventennio lavora nei reparti di area critica e dal 2017 è responsabile presso SSD pronto soccorso ospedale Maggiore e gestione delle urgenze territoriali ASU FC. “Siamo di fronte ad una deregulation totale della sanità pubblica oltre che del mercato del lavoro. Oggi sta toccando all’area della medicina d’urgenza e pronti soccorsi – afferma – domani toccherà anche agli anestesisti e così via. E che non ci vengano a raccontare che questa forma di reclutamento speculativo di personale sia figlia della carenza di personale medico. Altrimenti, carenza per carenza, non si dovrebbero trovare medici nemmeno che prestino servizio in libera professione”.  

Il punto che solleva Peratoner, oltre ai problemi legati ai pensionamenti dei medici e alle politiche di austerità ventennale, è la mancata equiparazione degli stipendi fra dipendente pubblico e privato. Per Peratoner fintanto che ci sarà questa disuguaglianza, che arriva anche a differenze di 80-100 euro per un’ora lavorata tra medico pubblico e medico libero professionista, assisteremo una emorragia di medici laureati e specializzati che daranno le loro dimissioni per prestare il loro lavoro nella forma privatistica. 

“Ne ho viste di tutti i colori in questi ultimi anni. Ho visto colleghi – argomenta il presidente Aaroi Emac FVG – dare le dimissioni per poi rientrare nel proprio posto di prima come liberi professionisti. Oggi come oggi non conta più l’esperienza, la professionalità e l’integrazione nell’azienda in cui lavori. La sanità di oggi è coprire le caselle vuote assumendo medici con percorsi facilitati, pagandoli di più e staccando fatture mensili per liberi battitori slegati e non integrati nella mission delle aziende pubbliche”. 

Per il presidente degli anestesisti del FVG manca una cultura della tutela della cosa pubblica e del medico pubblico, “causata da politiche regionali che negli anni, con visioni miopi e disinteressate hanno operato in tal senso. C’è disparità nel trattamento fra medico pubblico e medico libero professionista, e le cooperative a cui afferiscono possono “strappare” alle aziende pubbliche retribuzioni di 100-120 euro ora arrivando così a differenza retributive inaccettabili tra professionisti che si ritrovano a lavorare negli stessi reparti ma a stipendi diversi”. 

“Per non parlare dell’assenza di facilitazioni per i medici con figli in ambito pubblico – dice Peratoner - e per la qualità della vita conseguente gravata dagli effetti di guardie, notti, straordinari e obblighi aziendali. Idem per chi volesse ambire ad una carriera ospedaliera nella quale valorizzazioni ed incarichi professionali sono bloccati da anni. Sono tanti fattori che facilitano il passaggio dal pubblico al privato e che nessun politico vuole mai riconoscere nascondendosi dietro al tema della carenza di organico piuttosto di un mea culpa”. 

“I medici che entrano nelle aziende pubbliche con contratto libero-professionale sono medici free lance con interessi ben diversi da quelli pubblici e se questo modello dovesse estendersi e prendere piede, assisteremo alla privatizzazione completa di ampie fette dei nostri ospedali con dubbi risultati sulla qualità ed efficienza del servizio”, conclude il presidente Friuli Venezia Giulia dell’Aaroi Emac. 

Endrius Salvalaggio 

28 settembre 2022
© Riproduzione riservata

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