Pazienti fragili e responsabilità medica: perché classificare la Medicina Interna come “bassa intensità” è un errore di sistema

Pazienti fragili e responsabilità medica: perché classificare la Medicina Interna come “bassa intensità” è un errore di sistema

Pazienti fragili e responsabilità medica: perché classificare la Medicina Interna come “bassa intensità” è un errore di sistema

Gentile Direttore, la recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito un principio che scuote le fondamenta della pratica clinica moderna: la fragilità del paziente non attenua il dovere di cura né neutralizza gli effetti di un errore.

Gentile Direttore,

la recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito un principio che scuote le fondamenta della pratica clinica moderna: la fragilità del paziente non attenua il dovere di cura né neutralizza gli effetti di un errore. Al contrario, proprio perché il “margine di compenso” biologico in questi soggetti è ridotto, ogni deviazione dalle buone pratiche pesa in modo determinante sull’esito finale.

Come Presidente FADOI, non posso che leggere in questa pronuncia un richiamo urgente a rivedere non solo la responsabilità dei singoli, ma l’intero assetto organizzativo del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), partendo proprio dalla Medicina Interna.

La complessità clinica e il “peso” dell’assistenza

La Cassazione chiarisce che l’incertezza clinica non può tradursi in una negazione della responsabilità. Per il diritto, è sufficiente accertare che un evento assistenziale — sia esso un’infezione correlata, un ritardo diagnostico o una scelta terapeutica non ottimale — abbia modificato in senso peggiorativo la traiettoria clinica del paziente.

In un contesto in cui i pazienti “complessi” rappresentano la norma e non l’eccezione, la responsabilità medica diventa più esigente. Ma questa esigenza non può ricadere esclusivamente sulle spalle del professionista se il sistema non lo mette nelle condizioni di operare in sicurezza.

Il paradosso organizzativo: la Medicina Interna non è “bassa intensità”

Il vero “errore diagnostico” lo sta commettendo la programmazione sanitaria. Ancora oggi, troppi modelli organizzativi regionali, se non tutti, collocano la Medicina Interna nella fascia di “bassa intensità assistenziale”.

Questa classificazione è un errore concettuale e pericoloso per diverse ragioni:

Complessità vs Intensità: Si confonde l’intensità tecnologica (presenza di macchinari) con l’intensità della cura medica e infermieristica richiesta da pazienti multi-patologici e fragili.

Standard di personale: Definire “bassa” l’intensità della Medicina Interna significa giustificare rapporti numerici medici/pazienti e infermieri/pazienti inadeguati all’esigenze reali della maggior parte dei pazienti, complessi e fragili, ricoverati in Medicina Interna. Se la qualità dei processi organizzativi è centrale per la prevenzione del rischio, come richiesto dalla Cassazione, il sotto-dimensionamento del personale diventa un vizio di sistema.

Dati FADOI: La Medicina Interna assorbe circa il 15-20% dei ricoveri ospedalieri in Italia, e più del 50% dei ricoveri dal PS inviati in area Medica, gestendo la quota più alta di complessità, cronicità e fragilità. Ignorare questo peso significa esporre il paziente ad una cura sottodimensionata per le sue esigenze ed il personale a un rischio di contenzioso altissimo in condizioni di cronica carenza di risorse.

Verso una responsabilità di sistema

La qualità dell’assistenza nei contesti complessi richiede organizzazioni solide, protocolli adeguati e condizioni di lavoro dignitose. Se la documentazione clinica e la tracciabilità delle decisioni diventassero elementi scriminanti sul piano legale, il sistema dovrebbe mettere il medico in condizioni di produrle, inserendo innovazione, tecnologia e calcolando correttamente il tempo per produrle.

Non possiamo accettare che la fragilità dei pazienti diventi un rischio individuale del medico solo perché il sistema ha deciso di risparmiare sui reparti che quella fragilità gestiscono quotidianamente. Investire nella Medicina Interna — riconoscendone l’alta intensità clinica — è l’unico modo per garantire ai cittadini il diritto alla cura e ai medici il diritto di curare senza diventare i “capri espiatori” di carenze strutturali.

Andrea Montagnani

Presidente FADOI

10 Febbraio 2026

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