FVG. Simg: “Sanità territoriale disomogenea, rischio disuguaglianze tra cittadini”

FVG. Simg: “Sanità territoriale disomogenea, rischio disuguaglianze tra cittadini”

FVG. Simg: “Sanità territoriale disomogenea, rischio disuguaglianze tra cittadini”

Il Friuli-Venezia Giulia, spiega l’associazione della medicina generale, “presenta caratteristiche molto eterogenee, che incidono direttamente sull’organizzazione dell’assistenza”. Le Case di Comunità una grande opportunità, ma la medicina generale sia realmente coinvolta nella loro progettazione e funzionamento”.

Una regione piccola ma caratterizzata da un’organizzazione sanitaria territoriale disomogenea, con modelli assistenziali che cambiano da area ad area e il rischio di creare differenze nell’accesso alle cure. È questo il quadro che emerge dal Friuli-Venezia Giulia su cui la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (Simg) si prepara a confrontarsi nel corso Congresso regionale in programma Trieste. Presidenti del Congresso il Segretario regionale Luca Maschietto e Alessandro Rossi, Presidente nazionale, con il Comitato Scientifico composto da Marzia Bottussi, Sara Braida, Stefano Celotto, Elena Paduano.

Il Friuli-Venezia Giulia presenta caratteristiche territoriali molto eterogenee, che, spiega la Simg, “incidono direttamente sull’organizzazione dell’assistenza”. Accanto alle realtà urbane, esistono aree interne e montane, come la Carnia, dove la distanza tra gli ambulatori e la bassa densità abitativa rendono più complessa la presa in carico dei pazienti. A questo si aggiunge un quadro demografico particolarmente impegnativo: il Friuli-Venezia Giulia è tra le regioni più anziane d’Italia, con circa il 27% della popolazione sopra i 65 anni e un indice di vecchiaia tra i più elevati a livello nazionale. Un dato che si traduce in un aumento dei bisogni assistenziali, soprattutto legati alla cronicità e alla fragilità, e che rende ancora più centrale il ruolo della medicina generale nella gestione continuativa dei pazienti sul territorio. La progressiva centralizzazione dei servizi ospedalieri verso i grandi centri ha ulteriormente modificato gli equilibri, aumentando il peso della medicina territoriale e del medico di famiglia nella gestione quotidiana dei bisogni di salute.

Accanto alle specificità geografiche, emergono criticità legate all’organizzazione del sistema sanitario regionale. “In Friuli-Venezia Giulia esistono modelli organizzativi diversi tra territori anche vicini tra loro, con aziende sanitarie che non sempre dialogano in modo efficace – spiega Luca Maschietto – Questo rischia di tradursi in differenze nell’assistenza ai cittadini, che in una regione di dimensioni contenute non dovrebbero verificarsi. In alcune aree, la carenza di medici ha portato alla nascita degli Ambulatori Sperimentali di Assistenza Primaria (ASAP), strutture pensate per rispondere all’emergenza dei pazienti senza medico di famiglia: si tratta di soluzioni comprensibili in una fase emergenziale, ma che non possono sostituire il modello della medicina generale basato sulla continuità della presa in carico e sulla relazione medico-paziente”.

Un altro nodo riguarda il ruolo delle Case della Comunità e più in generale dei nuovi modelli organizzativi territoriali. “Le Case della Comunità rappresentano una grande opportunità per rafforzare la sanità territoriale e migliorare l’integrazione tra i diversi livelli di assistenza – evidenzia Alessandro Rossi, Presidente nazionale SIMG – ma è fondamentale che la medicina generale sia realmente coinvolta nella loro progettazione e nel loro funzionamento. Devono diventare luoghi in cui sviluppare una presa in carico proattiva e continuativa dei pazienti cronici, in stretta collaborazione con gli specialisti. Solo così sarà possibile garantire modelli assistenziali più efficaci, omogenei sul territorio nazionale e realmente rispondenti ai bisogni della popolazione, evitando il ricorso improprio all’ospedale e migliorando gli esiti di salute”.

16 Aprile 2026

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