Autonomia differenziata. Associazione Chi si cura di te?: “Un gravissimo colpo al Ssn”

Autonomia differenziata. Associazione Chi si cura di te?: “Un gravissimo colpo al Ssn”

Autonomia differenziata. Associazione Chi si cura di te?: “Un gravissimo colpo al Ssn”
"Condanniamo fermamente questo ennesimo attacco al diritto alla salute, potenzialmente mortale, da parte del Governo. Ci appelliamo alla popolazione civile tutta, all’intero mondo del comparto Salute, alle altre Associazioni, ai Sindacati e alle forze parlamentari contrarie a questa legge scellerata, e ci uniamo alla campagna per l’abrogazione del Ddl Calderoli, riportando al centro della discussione politica il diritto alla Salute".

“Il Ddl Calderoli sull’Autonomia differenziata determina non solo un vero e proprio terremoto sul funzionamento dell’assetto istituzionale del nostro Paese, ma pone di fatto una pietra tombale sul diritto alla salute così come originariamente immaginato dai padri Costituenti nonché dal Ssn universalistico istituito con la legge 833 del 1978. Il Ddl Calderoli infatti, tra le 23 materie per cui è prevista l’autonomia regionale, include anche la materia sanitaria in una modalità onnicomprensiva”.

Così in una nota il Coordinamento Nazionale dell’Associazione “Chi si cura di te?”.

Che cosa è riconducibile in concreto alla materia della sanità secondo il Ddl sull’autonomia differenziata? “Alla sanità possono essere ricondotte moltissime cose diverse: dalla riorganizzazione interna delle ASL alla strutturazione complessiva del Servizio Sanitario regionale, alla disciplina dell’attività esterna rispetto alle prestazioni dei medici presso strutture pubbliche, alla tariffazione delle attività dei privati per conto del settore pubblico, a tutto ciò che attiene l’approvvigionamento di farmaci, fino alla contrattazione integrativa, con il rischio di aggravare le profonde differenze esistenti fra le Regioni, rendendo ancora più difficile assumere in aree economicamente più svantaggiate nel paese”, spiega la nota.

“Secondo la Fondazione Gimbe, alcune istanze avanzate dalla Regione Veneto in materia di sanità, risultano in netto contrasto con l’impianto del Ssn: la possibilità per la Regione di ottenere una maggiore autonomia nell’istituzione e gestione dei fondi sanitari integrativi consentirebbe infatti la creazione, come già si può osservare, di sistemi assicurativo-mutualistici regionali indipendenti dalla normativa nazionale, che si presenta già frammentata. Inoltre, la richiesta di contrattazione integrativa regionale per i dipendenti del Ssn, insieme all’autonomia nella gestione del personale e nella regolamentazione dell’attività libero-professionale, potrebbe portare a una competizione insana tra Regioni, favorendo il trasferimento di personale dal Sud al Nord esasperando il già presente gradiente migratorio interno. Questo scenario, inoltre, rischia di compromettere la contrattazione collettiva nazionale e marginalizzare drasticamente il ruolo dei sindacati”.

“Ulteriori elementi di estrema preoccupazione – continua l’Associazione – riguardano l’introduzione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP).
Il Comitato istituito per indicare i livelli essenziali delle prestazioni (CLEP), ha ritenuto superfluo occuparsi della tutela della salute, data l’esistenza dei LEA (aggiornati l’ultima volta nel 2017). La principale criticità legata ai LEA è che a essi non corrisponda alcun finanziamento specifico: la distribuzione del Fondo Sanitario Nazionale, con cui lo Stato trasferisce le risorse alle Regioni, avviene secondo criteri di popolazione residente, in parte pesata per età, ed è indipendente dal raggiungimento dei LEA. Questa situazione rischia di compromettere tale meccanismo di bilanciamento negando di fatto pari diritti alla salute su tutto il territorio, così come previsto dalla Costituzione. Inoltre, sebbene il federalismo miri a migliorare l’efficienza amministrativa e il principio di sussidiarietà, nella realtà rischia di ridurre la capacità di redistribuzione del reddito, essenziale per garantire il diritto alla salute in tutte le aree del paese”.

“Inoltre, se le Regioni non chiedono tutte le stesse funzioni, secondo il Ddl lo Stato manterrà alcune funzioni non richieste solo su parti del territorio nazionale: una stessa funzione sarà gestita dalla Regione in alcune aree e dallo Stato in altre, contrariamente allo scenario di alleggerimento delle strutture statali a favore di quelle regionali promosso dai sostenitori dell’autonomia differenziata. Nella realtà si avrà una duplicazione delle strutture, come dimostra uno studio dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, e quindi un aumento dei costi.

Come associazione condanniamo fermamente questo ennesimo attacco al diritto alla salute, potenzialmente mortale, da parte del Governo. Ci appelliamo alla popolazione civile tutta, all’intero mondo del comparto Salute, alle altre Associazioni, ai Sindacati e alle forze parlamentari contrarie a questa legge scellerata, e ci uniamo alla campagna per l’abrogazione del Ddl Calderoli, riportando al centro della discussione politica il diritto alla Salute e non il rafforzamento di potentati locali sulle spalle dei cittadini e dei lavoratori della salute!”, conclude la nota.

05 Luglio 2024

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