Avis. Negli ultimi 30 anni volontari cresciuti del 90%

Avis. Negli ultimi 30 anni volontari cresciuti del 90%

Avis. Negli ultimi 30 anni volontari cresciuti del 90%
Dalla sua fondazione nel 1927, Avis è passata da 17 soci a 1.300.000 volontari, registrando negli ultimi 30 anni una crescita di quasi il 90% nel numero di iscritti e del 60% nel numero di donazioni effettuate. È uno dei dati inseriti nello studio “Avis: 90 anni di impegno nella medicina e nella società” presentato questa mattina al Senato alla presenza del Presidente Pietro Grasso

Dalla sua fondazione nel 1927, Avis è passata da 17 soci a 1.300.000 volontari, registrando negli ultimi 30 anni una crescita di quasi il 90% nel numero di iscritti e del 60% nel numero di donazioni effettuate. È uno dei dati inseriti nello studio “Avis: 90 anni di impegno nella medicina e nella società” presentato questa mattina al Senato alla presenza del Presidente Pietro Grasso.

E proprio nell’inaugurare i lavori, il presidente del Senato ha ricordato la sua esperienza da donatore di sangue e ringraziato Avis “non solo per i vostri 90 anni di storia, ma perché formate i giovani a una coscienza critica e gli proponete uno stile di vita serio e positivo. Guardando al futuro, occorre sempre più una collaborazione tra istituzioni e volontariato nella salvaguardia del diritto alla salute costituzionalmente garantito”.

"In occasione di questo importante anniversario – ha sottolineato il Presidente nazionale, Vincenzo Saturni – abbiamo voluto analizzare il rapporto tra la nostra storia e tutto quello che in Italia e nel mondo è accaduto di significativo nel corso di questi nove decenni, con l’obiettivo di comprendere in che misura gli avvenimenti esterni abbiano influito sulla nostra attività e quanto noi abbiamo inciso sui cambiamenti sociali e sanitari".

“La nascita del volontariato del sangue – hanno commentato Giuseppe Armocida, professore di Storia della Medicina all’Università dell’Insubria, e Barbara Pezzoni – è stata resa possibile grazie a importanti scoperte scientifiche come quella dei gruppi sanguigni, nei primi del Novecento, e ancora di più il passaggio dalla trasfusione braccio a braccio a forme più indirette, che allontanavano il donatore dal ricevente. Proprio quest’ultima novità, introdotta a cavallo tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, ha determinato l’avvento dell’anonimato, che costituisce uno dei pilastri su cui da sempre si fonda l’azione di AVIS, assieme a quello della gratuità. A questo si aggiungono le innovazioni a cui Avis, nel corso della sua storia, ha saputo rispondere prontamente e adeguatamente, per esempio gestendo i primi servizi trasfusionali, intervenendo nella selezione accurata dei donatori dopo la scoperta della trasmissione del virus HIV anche con la trasfusione, nonché sostenendo e diffondendo la plasmaferesi e le donazioni di midollo osseo”.

"In tutto questo, essenziale è stata sempre la collaborazione con le strutture ospedaliere e con i primari, che fin da subito hanno visto in Avis una risorsa essenziale e insostituibile per il benessere dei pazienti e per il funzionamento di tutto il sistema trasfusionale.  Prima che nascesse l’Associazione – sottolineano Fabio Massimo Lo Verde, docente di Sociologia dell’Università di Palermo, e la ricercatrice Marianna Siino – il sangue in Italia si pagava 900 lire e l’unico modo per ottenerlo gratuitamente era rivolgersi a donatori di fortuna come parenti o amici. AVIS, invece, ha saputo diffondere un nuovo modello di solidarietà e altruismo, divenendo quel simbolo di generosità e difesa del diritto alla salute che tutti noi conosciamo, offrendo sempre in modo puntuale una risposta a specifiche esigenze del territorio, come la diffusione di malattie del sangue o il verificarsi di gravi calamità naturali".  

Per Pierluigi Berti, intervenuto come presidente Simti (Società Italiana Medicina Trasfusionale e Immunoematologia) alla mattinata, “la storia di Avis è uno spunto anche per la nostra società scientifica per riflettere sempre non solo sugli aspetti tecnici della professione ma anche sui risvolti etici e solidaristici, il tutto nell’esclusivo interessa della qualità e della sicurezza dei pazienti e dei donatori”.

Nel concludere i lavori, la senatrice Emilia Grazia De Biasi, presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, ha dichiarato: “Mi auguro che continuiate ad avere lo stesso fermento per trasmettere nella società italiana la cultura del dono e l’umanizzazione della medicina. In questo senso, la vostra nuova campagna di comunicazione mi piace molto, è efficace e ha un’idea dell’unità di Italia che valorizza le differenze”.

La conferenza è stata infatti anche l’occasione per presentare in anteprima il nuovo sito dell'Avis, che sarà online dal primo aprile, e la nuova campagna di AVIS #dialettisolidali che, come spiega la responsabile comunicazione, Claudia Firenze “vede protagonisti 13 tra donatori e riceventi a cui abbiamo chiesto di individuare dei proverbi dialettali contenenti la parola sangue. Obiettivo di questa campagna, che comprende spot per tv e radio e scatti fotografici, è sottolineare che il sangue è ciò che ci accomuna tutti, dal Nord al Sud Italia, dalla grande città al piccolo paese”.

Lorenzo Proia

14 Marzo 2017

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