Biotestamento. Medici legali a Lorenzin: “Noi esclusi dal testo”

Biotestamento. Medici legali a Lorenzin: “Noi esclusi dal testo”

Biotestamento. Medici legali a Lorenzin: “Noi esclusi dal testo”
Avrebbero voluto contribuire alla stesura del Disegno di Legge sul “Testamento Biologico”. Invece si sentono esclusi. Per questo il segretario generale del Sismel, il Sindacato degli specialisti in medicina legale e delle assicurazioni, Giovanni Liguori e il presidente del consiglio dei segretari regionali Alberto Bellocco del Sismel, hanno deciso di scrivere al ministro della Salute Beatrice Lorenzin: “Non è immaginabile l’assenza della medicina legale, l’unica disciplina in grado di coniugare la medicina al diritto”. LA LETTERA.

“Esiste un evidente contrasto esistente tra la perfetta formulazione dell’art. 1 sui contenuti del consenso informato che rappresentano una grande ed ormai imprescindibile conquista di civiltà e gli insensati contenuti di cui all’art. 4, dove viene prevista la possibilità che un soggetto maggiorenne possa nominare un fiduciario non consanguineo, magari un partner del quale solo in quel momento è innamorato ed è in relazione sentimentale, per poi non esserlo più quando gli succederà proprio quell’accidente per il quale lui si era preoccupato di disporre, senza che però abbia provveduto a sostituirlo o ad esautorarlo”.

E’ quanto scrivono in una lettera inviata oggi al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il segretario generale del Sismel (Sindacato degli specialisti in medicina legale e delle assicurazioni) Giovanni Liguori e il presidente del consiglio dei segretari regionali Alberto Bellocco del Sismel, a proposito del ddl sul biotestamento in discussione al Senato.

“E’ possibile che il testo non abbia previsto che solo il medico legale può garantire la validità dell’informazione e della capacità di percepirne la portata ai fini di un valido consenso informato, fornita ad un soggetto che versi in una determinata situazione patologica? Ma anche a colui che sia in condizioni di benessere psico-fisico?”, si legge ancora nella lettera.
 

“Come è immaginabile l’assenza della medicina legale, l’unica disciplina in grado di coniugare la medicina al diritto, in un provvedimento in cui si affrontano tematiche quali la possibilità di ottenere o rifiutare le cure? Ma anche per la volontà espressa da un paziente in condizioni di benessere a futura memoria, si può mai demandare all’impiegato comunale la sensibilità e la responsabilità di valutare se il soggetto che sta disponendo per quel momento della vita in cui non sarà più in sé, abbia veramente capito e compreso il senso di quello che sta facendo? E se il soggetto che ivi si reca ad esprimere una volontà così determinante in quel momento si trovasse sotto coercizione psicologica o, peggio, sotto ricatto?”, si domandano gli esponenti del Sismel.
 

“Chiediamo – hanno concluso – un suo autorevole intervento affinchè il testo venga modificato, dichiarandoci sin d’ora disponibili ad un incontro per un approfondimento, affinchè lei possa valutare se raccogliere queste nostre indicazioni, insieme ad altre già in fase di studio, per un miglioramento di una norma destinata ad incidere in maniera sì efficace su quel momento della nostra vita in cui non saremo più in grado di esprimere la nostra volontà”.

 

16 Giugno 2017

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