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Camerae Sanitatis. Intervista a Gian Antonio Girelli (Pd): “Sanità ancora troppo vista come spesa. Serve più coraggio su prevenzione e medicina di prossimità”
È tempo di consuntivi per una sanità che procede verso la fine della legislatura i tra segnali di cambiamento e riforme mancate. Nel Policy Conversation, l’onorevole Dem sottolinea i limiti su risorse e metodo e indica le priorità: prevenzione, superamento delle disuguaglianze territoriali e rafforzamento della medicina di prossimità
Una legislatura segnata dal post-Covid, con alcuni passi avanti, ma senza quel cambio di passo strutturale atteso.
È questa la lettura dell’onorevole Gian Antonio Girelli (Pd) che, nel Policy Conversation di Camerae Sanitatis, traccia un bilancio dell’azione fin ora svolta in sanità e indica le priorità per i prossimi mesi di fine legislatura.
“Abbiamo vissuto una legislatura molto particolare”, osserva, richiamando la necessità di dare attuazione alle misure previste dopo la pandemia, dalle Case della comunità agli ospedali di comunità, fino al rafforzamento del rapporto tra ospedale e territorio.
“Qualche segnale c’è stato”, aggiunge, citando anche un maggiore investimento sulla prevenzione e un tentativo di mettere in rete i diversi ambiti del sistema sanitario.
Tuttavia, secondo Girelli, è mancato un intervento più incisivo sulla struttura del Servizio sanitario nazionale. I principi fondanti del Ssn, spiega Girelli, restano validissimi, ma andavano attualizzati, alla luce di una società cambiata, di un’evoluzione della ricerca e di un contesto sociale profondamente mutato.
Risorse, prevenzione e disuguaglianze territoriali
Nel tracciare un consuntivo di quanto fin ora realizzato, Girelli non nasconde un rammarico per “una certa timidezza” e per la mancanza di “più coraggio”, soprattutto sul fronte delle risorse: “Dobbiamo uscire dalla logica della spesa ed entrare in quella dell’investimento”, valutando non solo il costo immediato ma i risultati di salute e i risparmi nel medio-lungo periodo.
Nel breve periodo, margini di intervento esistono ancora, a partire dall’utilizzo delle risorse già stanziate. “Non basta metterle, bisogna spenderle”, sottolinea, con particolare riferimento agli investimenti in prevenzione.
Altro tema centrale è quello della frammentazione regionale. “L’autonomia non può diventare separatezza”, avverte, evidenziando il rischio di disuguaglianze tra cittadini in base al territorio di residenza, anche su aspetti fondamentali come l’applicazione dei livelli essenziali di assistenza.
Riforme: criticità di metodo e priorità di sistema
Guardando ai principali dossier aperti – Ddl delega su farmaceutica, personale sanitario e riorganizzazione dell’assistenza ospedale territorio – Girelli individua una criticità nel metodo adottato: “Affrontiamo questioni cruciali partendo da proposte del Governo, per poi ascoltare i soggetti coinvolti”, osserva suggerendo un percorso inverso, ossia partire da un ampio confronto per costruire indirizzi condivisi da portare in Parlamento e poi al Governo.
Una scelta che, a suo avviso, avrebbe potuto ridurre le difficoltà emerse su provvedimenti complessi, come il riassetto del rapporto ospedale-territorio.
Una tema questo che si inserisce in una riflessione più ampia sul ruolo delle istituzioni: “Le assemblee legislative devono tornare a essere luogo di indirizzo e confronto”.
Le priorità Sul piano dei contenuti, Girelli indica alcune priorità chiare: il rafforzamento della medicina di prossimità, con un rilancio del ruolo del medico di medicina generale; una diversa concezione delle Case della comunità, non come luoghi dove i cittadini si recano, ma come nodi organizzativi che portano i servizi verso le persone; la presa in carico degli anziani, da considerare “una conquista e non un problema”; e il superamento della frammentazione tra specialità, oggi organizzate in “silos” poco comunicanti.
Su tutto, il tema della prevenzione: “Senza prevenzione rischiamo non solo di peggiorare la salute dei cittadini, ma di non reggere dal punto di vista economico-finanziario il sistema”.
Programmazione e vincoli economici
Girelli riconosce una disponibilità al confronto da parte del ministro della Salute, ma segnala anche il rischio di un approccio troppo condizionato da logiche di bilancio. “In sanità la programmazione deve prevalere sulla gestione annuale della cassa”, sottolinea.
Da qui anche un richiamo al livello europeo: i vincoli di finanza pubblica dovrebbero consentire maggiori margini per gli investimenti sanitari. “Meglio sostenere un impegno maggiore oggi per ridurre i costi nel medio-lungo periodo”, osserva.
Geopolitica e filiera farmaceutica
Le tensioni internazionali riportano al centro il tema della sicurezza delle forniture. In uno scenario globale sempre più instabile, secondo Girelli la risposta non può che essere europea. “O l’Europa ha il coraggio di fare sintesi o rischia di implodere”, avverte.
Il settore farmaceutico viene indicato dall’Onorevole Dem, come un asset strategico, non solo dal punto di vista economico e produttivo, ma anche scientifico e sociale. Un ambito in cui il rapporto tra pubblico e privato è particolarmente rilevante e che ha contribuito negli anni all’allungamento e al miglioramento della qualità della vita.
La sfida è quindi duplice: garantire la sicurezza delle filiere e, allo stesso tempo, mantenere una visione ampia, capace di coniugare tutela della salute e responsabilità globale. “Non possiamo pensare di risolvere i problemi guardando solo dentro i nostri confini”, osserva, richiamando l’importanza di un approccio basato su equità e cooperazione.
Prevenzione: il lavoro dell’intergruppo parlamentare
Un impegno che Girelli porta avanti anche come presidente dell’intergruppo parlamentare per la prevenzione e la riduzione del rischio sanitario. “Investire in prevenzione, diagnosi precoce, vaccinazioni e screening è fondamentale”, afferma.
L’azione si sviluppa su due livelli: da un lato l’attività normativa e di indirizzo verso Governo ed Europa, dall’altro un lavoro culturale, ritenuto essenziale per incidere sui comportamenti. “Il 70% delle patologie è legato agli stili di vita”, ricorda, richiamando temi come alimentazione, dipendenze, ambiente e sicurezza sul lavoro.
Tra le iniziative avviate, anche l’attenzione alle nuove forme di rischio, come le dipendenze digitali, che colpiscono soprattutto le giovani generazioni. Un ambito in cui, evidenzia, “chi dovrebbe aiutare spesso è meno preparato di chi è esposto al rischio”.
Sul piano istituzionale, si registrano primi risultati, come l’approvazione alla Camera di mozioni condivise da tutti i gruppi sull’importanza della prevenzione. Ma soprattutto, conclude Girelli, è fondamentale rafforzare il legame tra istituzioni, sistema sanitario, associazioni e cittadini: “Solo da questa sinergia si possono ottenere risultati concreti e riportare le istituzioni nella realtà”.
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