Il nuovo Piano sanitario nazionale al rush finale, prima svolta dopo vent’anni: territorio, personale, prevenzione e digitale per rilanciare il Ssn

Il nuovo Piano sanitario nazionale al rush finale, prima svolta dopo vent’anni: territorio, personale, prevenzione e digitale per rilanciare il Ssn

Il nuovo Piano sanitario nazionale al rush finale, prima svolta dopo vent’anni: territorio, personale, prevenzione e digitale per rilanciare il Ssn

Quotidiano Sanità anticipa le direttrici del nuovo Piano sanitario nazionale, che il Governo punta a chiudere entro il 2026. L’ultimo Piano risale al 2006-2008: al centro del nuovo testo prevenzione, territorio, personale, disuguaglianze, salute mentale, digitale e nuovo rapporto Stato-Regioni.

Dopo quasi vent’anni l’Italia si prepara ad avere un nuovo Piano sanitario nazionale. E ora il Ministero della Salute punta a chiudere il nuovo testo entro il 2026. Quotidiano Sanità è in grado di anticiparne l’impianto che vede un Piano “per obiettivi”, che prova a rimettere ordine nelle priorità del Servizio sanitario nazionale, partendo da prevenzione, territorio, personale, digitale, salute mentale, innovazione e riduzione delle disuguaglianze.

Il nuovo Piano sanitario nazionale, che a quanto appreso è in fase avanzata, si presenta come una cornice strategica per orientare le politiche sanitarie dei prossimi anni. Un documento atteso da tempo, che arriva dopo una lunga assenza di programmazione nazionale organica: l’ultimo Piano sanitario nazionale approvato risale infatti al 2006-2008. Da allora il Ssn è cambiato profondamente, attraversando la stagione dei piani di rientro, la crisi finanziaria, la pandemia, il Pnrr e l’esplosione di nuove fragilità sociali e sanitarie.

L’obiettivo, secondo quanto risulta a Quotidiano Sanità, è arrivare alla chiusura del testo entro il 2026. L’impostazione scelta è quella di un Piano “per obiettivi”, raccordato con il Titolo V, con gli strumenti di programmazione negoziata, con il Pnrr Missione 6 Salute e con i principali piani tematici nazionali: prevenzione, oncologia, salute mentale, cronicità e non autosufficienza.

Il punto di partenza è una fotografia molto netta del contesto. Il documento riconosce al Ssn alcuni punti di forza ancora decisivi, dall’universalismo all’eccellenza ospedaliera, dalla ricerca biomedica alla medicina di base. Ma allo stesso tempo mette in fila le criticità che da anni condizionano la tenuta del sistema: disuguaglianze territoriali, tempi di attesa, carenza di personale e frammentazione del rapporto tra ospedale e territorio.

Tra i grandi determinanti delle scelte strategiche compaiono l’invecchiamento della popolazione, la cronicità prolungata, le malattie non trasmissibili, la vulnerabilità agli shock esogeni, il finanziamento del Ssn, il governo della domanda indotta, la digitalizzazione e i divari territoriali. Una lettura che prova a tenere insieme sostenibilità, equità e capacità di risposta del sistema.

Uno degli assi portanti è l’approccio One Health. Il Piano propone di rafforzare l’integrazione tra salute umana, salute animale, ambiente ed ecosistema, anche in chiave di preparedness pandemica e di risposta alle emergenze non pandemiche, comprese quelle ambientali, climatiche e chimiche. La sanità pubblica torna quindi al centro, non solo come sistema di sorveglianza, ma come infrastruttura strategica per la sicurezza del Paese.

La prevenzione è indicata come uno dei principali terreni di investimento. L’obiettivo è integrare prevenzione primaria, secondaria e terziaria nell’assistenza territoriale, evitando una logica a silos. In questa prospettiva il medico di medicina generale viene individuato come agente di prevenzione attiva, mentre il Fascicolo sanitario elettronico viene considerato un abilitatore della medicina di iniziativa preventiva.

Altro capitolo chiave è il territorio. Il Piano richiama la piena attuazione del DM 77/2022, con Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali operative territoriali. La presa in carico longitudinale dei pazienti cronici, il governo attivo della domanda e l’uso degli strumenti digitali diventano elementi essenziali per rendere concreto il nuovo modello di assistenza territoriale. L’obiettivo dichiarato è garantire standard equivalenti tra aree urbane e aree interne.

Il documento punta anche a ripensare il sistema dell’emergenza-urgenza. Tra le priorità figurano la riduzione degli accessi inappropriati in pronto soccorso attraverso lo sviluppo della risposta territoriale e la garanzia di un accesso equo alle reti tempo-dipendenti. Una sfida che incrocia direttamente liste d’attesa, carenza di personale, medicina territoriale e riorganizzazione delle reti ospedaliere.

Sul fronte ospedaliero e farmaceutico, il Piano prevede un raccordo con la legge delega per definire ospedali di riferimento, ospedali elettivi e revisione degli standard anche in funzione dei diversi contesti orografici. Si parla di investimenti in edilizia ospedaliera, aggiornamento delle reti di patologia, disciplina delle malattie rare, accesso a farmaci e dispositivi medici, estensione dell’Health Technology Assessment e aggiornamento continuo dei Lea, anche attraverso processi di delisting.

Un capitolo specifico sarà dedicato alla salute mentale, indicata tra le grandi emergenze sanitarie e sociali. L’approccio previsto è ampio: dal disagio psicologico nelle diverse fasi della vita alle patologie gravi. Il Piano punta su diagnosi precoce, presa in carico, riabilitazione, attenzione a giovani, adolescenti, anziani e popolazioni vulnerabili, oltre che sulle dipendenze, comprese quelle comportamentali emergenti.

Grande attenzione anche alla non autosufficienza e al fine vita. Il documento prevede lo sviluppo della domiciliarità, il rafforzamento della rete sociosanitaria residenziale e semiresidenziale, l’attivazione di degenze di transizione e il potenziamento degli Ospedali di Comunità. Sul fine vita, il Piano richiama hospice, cure palliative domiciliari e terapia del dolore, con l’obiettivo di garantire qualità dell’esperienza del paziente in tutti i setting assistenziali.

La sostenibilità viene legata al valore. Il Piano propone di superare un approccio parcellizzato, basato sulle singole prestazioni, per arrivare a un sistema di remunerazione della presa in carico. Entrano in gioco criteri di riparto capaci di garantire equità e sostenibilità, HTA e nuovi Lea, valorizzazione degli esiti delle cure anche nella remuneratività, governo del privato accreditato secondo criteri di valore e complementarietà, e prospettive di sviluppo del secondo pilastro e della sanità integrativa.

Centrale il capitolo personale. Il Piano prevede la definizione di standard adeguati dei fabbisogni, misure per attrarre e trattenere i talenti, innovazione della formazione e dell’Ecm, valorizzazione delle competenze manageriali, rafforzamento della formazione della medicina generale e della continuità assistenziale, rete di ospedali di insegnamento e stabilizzazione dei regimi di docenza per le professioni sanitarie. Tra le priorità vengono indicate anche la tutela e l’incentivazione del trattamento dei professionisti del Ssn e la costruzione di percorsi di carriera, con filiera infermieristica e medicina generale in primo piano.

Il Piano prova inoltre a rafforzare il rapporto tra Ssn, professionisti e cittadini. La partecipazione delle comunità viene vista come una leva di governo, attraverso coprogrammazione e coprogettazione degli interventi territoriali. Il documento richiama il ruolo dei pazienti, dei caregiver e delle associazioni della salute, insieme alla necessità di comunicare meglio organizzazione, servizi e tutele del Ssn.

Sul versante della ricerca, il Piano propone di coniugare assistenza, didattica e ricerca nelle strutture del Ssn, valorizzando reti di ospedali di insegnamento e Irccs, trasferimento tecnologico, formazione degli operatori e ricerca clinica e biomedica come leva per l’innovazione terapeutica.

Infine, il nuovo rapporto tra Stato e Regioni. La proposta è passare da un sistema centrato sugli adempimenti formali a un modello orientato al miglioramento continuo degli indicatori di salute. Il Piano prevede un monitoraggio tempestivo degli obiettivi, basato sull’interoperabilità dei sistemi informativi aziendali, regionali e nazionali, con un collegamento esplicito tra Fascicolo sanitario elettronico, strumenti di governo del sistema e misurazione degli indicatori-obiettivo.

Il messaggio politico-programmatico è chiaro: non più soltanto uniformità amministrativa, ma convergenza negli esiti di salute. È questa la sfida del nuovo Piano sanitario nazionale, chiamato a colmare un vuoto di quasi vent’anni e a tradurre in scelte operative il rilancio del Ssn. La vera partita, come sempre, sarà capire se agli obiettivi seguiranno strumenti, risorse e vincoli sufficienti per renderli esigibili in tutto il Paese. 

Luciano Fassari

22 Maggio 2026

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