Riforma medicina generale. Zaffini (FdI): “Servono dati corretti, niente slogan ideologici e nessuna polemica sulle ‘caste’”

Riforma medicina generale. Zaffini (FdI): “Servono dati corretti, niente slogan ideologici e nessuna polemica sulle ‘caste’”

Riforma medicina generale. Zaffini (FdI): “Servono dati corretti, niente slogan ideologici e nessuna polemica sulle ‘caste’”

Il presidente della Commissione Sanità del Senato replica a chi parla di quota media da 91 euro a paziente: “In realtà è sotto i 60. La medicina generale non è una casta, e l’Enpam non costa nulla allo Stato”.

“Sul tema della cosiddetta riforma della medicina generale stanno circolando dati e analisi non corretti. Per questo ritengo utile richiamare alcuni elementi oggettivi.” Lo dichiara il presidente della Commissione Affari Sociali, Sanità, Lavoro pubblico e privato, Previdenza sociale del Senato, Francesco Zaffini.

“La quota capitaria ordinaria riconosciuta ai medici di medicina generale è pari a 53/55 euro per assistito. La quota aggiuntiva di 31,09 euro, erroneamente considerata “aggiuntiva” su tutte le scelte (persone assistite), riguarda in realtà esclusivamente gli assistiti over 75, che rappresentano il 12,6% della popolazione. Riportata sull’intera quota assistiti, questa componente vale circa 3,9 euro per paziente. La quota media effettiva, quindi, è sotto i 60 euro per assistito e non arriva mai ai 91 euro denunciati nel dibattito anche da autorevoli commentatori, poco avvezzi a fare di conto e a mettersi in discussione.”

“I risultati della sanità italiana, che comprende ovviamente la medicina generale, continuano a essere tra i migliori in rapporto alle risorse impiegate, non solo economiche (da ultimo i dati OCSE). Le criticità della medicina territoriale derivano da molti fattori ma, a mio avviso, non certo dal modello organizzativo dei medici di famiglia, che “resiste” da oltre 45 anni; in particolare è la carenza di professionisti alla base di molti problemi che non sto qui ad elencare. Carenza dovuta a una programmazione insufficiente negli anni passati, aggravata dal progressivo pensionamento di migliaia di medici che sarebbe stato utile considerare nei numeri.”

“È inoltre brutto e fuorviante sostenere che esiste una casta (i medici di famiglia) che bloccherebbe le riforme. Le scelte legislative competono a Governo, Parlamento e Regioni. Il confronto con la categoria è parte del normale processo decisionale; nello specifico la presunta riforma “bocciata” o “ritirata” non è in realtà mai esistita se non in una “idea”, solo in parte condivisa e solo da alcune regioni, sulla quale il Ministro, responsabilmente, ha inteso mettere la sua attenzione. Schillaci ha chiamato giustamente tutti ad un tavolo nel quale si sono trovate le soluzioni, nell’ambito però della contrattazione vigente.”

“Merita infine una precisazione anche il tema ENPAM. Qui il pericolo è ancora forse più alto e sfiora l’autolesionismo. Il patrimonio dell’Ente di previdenza dei nostri medici ammonta a circa 28 miliardi di euro ed è costituito dai contributi versati negli anni dagli stessi medici. Non si tratta di risorse pubbliche: è danaro che viene dalle loro tasche, danaro però vigilato da un complesso di norme, le stesse che regolano la previdenza ordinistica di tante altre categorie. Nel 2024 l’Ente, aggiungo, ha versato circa 217 milioni di euro di imposte e registrato un avanzo di bilancio di circa 700 milioni, col quale paga le pensioni dei medici senza gravare di un solo euro sulle casse dello Stato. Quando i medici di famiglia vanno in pensione non li paga l’INPS, quando vanno in pensione tutti gli altri medici dipendenti a vario titolo del SSN l’Ente gli paga una pensione complementare.”

“Riguardo, infine, le circa mille Case di Comunità, finanziate dal PNRR con circa 2 miliardi di euro, esse rappresentano un investimento importante per la sanità territoriale. La loro efficacia dipenderà dalla capacità della medicina generale di integrarsi con quei luoghi che, senza i medici di famiglia, senza gli infermieri e senza gli specialisti, resteranno inesorabilmente vuoti. Il fallimento o l’auspicato successo di questa operazione passa attraverso la capacità di ingaggiare al sistema tutte queste categorie ognuna con la sua specificità contrattuale.”

“Il confronto sulle riforme – conclude Zaffini – è assolutamente necessario. Per essere serio, però, deve fondarsi su numeri corretti, dati verificabili e valutazioni aderenti alla realtà; soprattutto deve abbandonare visioni ideologiche siano esse “padronali” o “stataliste”; entrambe non portano a nessuna meta ma rischiano di essere solo l’effimero successo di qualche protagonista, chiuso nel suo ruolo/mandato, con una visione di periodo, di contingenza, ma non certo di sistema.

12 Giugno 2026

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