Cannabis light. Cassazione: “Illegale vendita prodotti derivati”

Cannabis light. Cassazione: “Illegale vendita prodotti derivati”

Cannabis light. Cassazione: “Illegale vendita prodotti derivati”
Per la suprema Corte la legge non consente la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti “derivati dalla coltivazione della cannabis”, come l'olio, le foglie, le inflorescenze e la resina che per i giudici non rientrano nell’ambito di applicazione della legge 242 del 2016.

Per la Cassazione, la legge non consente la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti «derivati dalla coltivazione della cannabis», come l’olio, le foglie, le inflorescenze e la resina. Lo ha hanno deciso le sezioni unite penali della suprema corte che così danno uno stop alla vendita della «cannabis light».
 
Lo scorso mese di gennaio, ricorda Corriere.it la Cassazione aveva stabilito che la vendita di prodotti a base di marijuana light era legale, annullando un sequestro avvenuto ai danni di un punto vendita di Prato. Stavolta il pronunciamento va in direzione opposta.
 
La Cassazione precisa che la commercializzazione di cannabis “sativa L”, “e in particolare di foglie, inflorescenze, olio, resina, ottenuti dalla coltivazione della predetta varietà di canapa, non rientra nell’ambito di applicazione della legge 242 del 2016”. Quindi questi prodotti non possono essere venduti. Per tutti gli altri, come ad esempio i biscotti o le caramelle, il commercio è permesso purché questi prodotti siano “in concreto privi di efficacia drogante”.
 
Con la loro informazione provvisoria – alla quale nelle prossime settimane dovrà seguire il deposito della sentenza con le motivazioni – i giudici della Corte osservano che la legge del 2016 "qualifica come lecita unicamente l'attività di coltivazione di canapa delle varietà iscritte nel catalogo comune delle specie di piante agricole" che "elenca tassativamente i derivati dalla predetta coltivazione che possono essere commercializzati".
 
Ricordiamo che già nel parere espresso a giugno 2018 già il Consiglio Superiore di Sanità scriveva che la vendita era definita “legale” impropriamente e stava vivendo una fase di crescita esponenziale avvalendosi di una apparente zona franca o grigia.

30 Maggio 2019

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