Certificati medici e sport non agonistico. Commissione Affari sociali contro obbligo Elettrocardiogramma: “Costa, è di scarsa utilità e dissuade dal fare sport”. Approvata risoluzione

Certificati medici e sport non agonistico. Commissione Affari sociali contro obbligo Elettrocardiogramma: “Costa, è di scarsa utilità e dissuade dal fare sport”. Approvata risoluzione

Certificati medici e sport non agonistico. Commissione Affari sociali contro obbligo Elettrocardiogramma: “Costa, è di scarsa utilità e dissuade dal fare sport”. Approvata risoluzione
I deputati all’unanimità hanno votato un documento che impegna il Governo a “contrastare la proliferazione di accertamenti clinici e diagnostici conseguente all’aumento delle certificazioni medico sportive inappropriate che stanno creando inefficienze nel sistema sanitario, oneri a carico dei cittadini, grave diminuzione dell’avviamento e mantenimento nella pratica sportiva”. LA RISOLUZIONE

Approvata ieri all’unanimità dalla Commissione Affari sociali della Camera una risoluzione in merito all’applicazione delle linee guida in materia di certificati medici per l’attività sportiva non agonistica. Molte le criticità evidenziate dai deputati a partire dall’attività ludico motoria. “Non esige alcuna certificazione medica, molte associazioni sportive e palestre, non essendovi distinzione fra attività non agonistiche e ludico motorie in termini di impegno fisico del praticante, caratteristiche e tipologia dell’attività, richiedono comunque una certificazione medica per attività non agonistica, la quale risulta quindi spesso essere inappropriata oltreché onerosa”.
 
Il problema sono i costi, ma non solo. Per i deputati “desta molte perplessità tra gli operatori la previsione, requisito obbligatorio per la certificazione, dell’elettrocardiogramma ‘una volta nella vita’, intervento di scarsa efficacia preventiva e di nessuna utilità, data l’assenza di programmi strutturati, supportati da rigorosi studi propedeutici e da un continuo monitoraggio dei risultati, ai fini di accertamento sanitario preventivo a livello di popolazione”.
 
In sostanza i deputati segnalano come “l’obbligatorietà di una certificazione sanitaria per accedere a determinate attività è una misura impegnativa e onerosa, dissuasiva verso un comportamento, la pratica dell’attività motoria e sportiva, universalmente riconosciuto come un fenomeno di alto valore sociale e civile, oltreché fondamentale per la diffusione di sani stili di vita e per la prevenzione sanitaria”.
 
Ecco perché, secondo la Commissione, la “certificazione obbligatoria discrimina le persone con un basso livello di reddito e quei soggetti, in particolare disabili e minori che avrebbero più necessità di accedere alla pratica motoria; la prescrizione di un gran numero di elettrocardiogrammi a riposo finalizzati al rilascio del certificato, anche se spesso diversamente motivati, provoca l’aumento delle liste d’attesa e un aggravio immotivato dei costi per il sistema sanitario nazionale”. Infine i deputati evidenziano come il decreto del Ministero della salute 8 agosto 2014 “elude il tema, più volte sollevato, della differenza di trattamento tra le attività organizzate da associazioni e società sportive iscritte al registro del Coni e le medesime attività proposte al di fuori dell’organizzazione sportiva, ancorché organizzate da soggetti privati for profit o associativi non sportivi per le quali non viene richiesta alcuna certificazione ai praticanti, differenziando così la tutela della salute degli sportivi in relazione all’organizzatore e non al tipo di attività”.
 
 
Queste le ragioni alla base della risoluzione approvata ieri all’unanimità dall’Affari sociali e che impegna il Governo ad intraprendere iniziative urgenti per:
 
a) garantire l’uniformità dell’applicazione del decreto ministeriale citato in premessa su tutto il territorio nazionale, riaffermando con chiarezza che nessuna certificazione medica deve essere richiesta per coloro che vogliano svolgere attività ludico motoria;
 
b) indicare un approccio orientato alla presa in carico costante delle persone che svolgono attività sportiva di carattere ludico motorio nel corso della vita da parte di pediatri e medici di medicina generale, in modo da promuovere l’attività fisica e contrastare la sedentarietà, consigliarne intensità e frequenza in base alla tipologia di attività e alle accertate condizioni di salute della persona anche allo scopo di garantirne la sicurezza;
 
c) contrastare la proliferazione di accertamenti clinici e diagnostici conseguente all’aumento delle certificazioni medico sportive inappropriate che stanno creando inefficienze nel sistema sanitario, oneri a carico dei cittadini, grave diminuzione dell’avviamento e mantenimento nella pratica sportiva e motoria soprattutto per le fasce più disagiate della popolazione;
 
d) inserire nell’ambito delle tipologie delle attività non agonistiche svolte dai tesserati di associazioni e società sportive affiliate alle Federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate, agli enti di promozione sportiva, affidata al CONI attraverso la nota esplicativa del 25 giugno 2015, anche la fattispecie dei tesserati che svolgano « attività sportive di carattere ludico motorio», che non dovranno presentare certificati;
 
e) modificare la norma prevista dal decreto del Ministero della salute 24 aprile 2013 che, di fatto, sta producendo una diversa tutela sanitaria per cittadini che svolgono identica attività, in relazione all’appartenenza associativa e allo status dell’organizzatore;
 
f) promuovere iniziative con le Regioni al fine di assicurare almeno per i minori, anziani e i disabili la sostenibilità delle prestazioni sanitarie finalizzate all’avviamento, al mantenimento ed alla sicurezza nella pratica motoria e sportiva.
 
L.F.

L.F.

08 Luglio 2015

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