Chiudono gli Opg. Lorenzin: “Una giornata storica, ma il processo di riforma deve andare avanti”

Chiudono gli Opg. Lorenzin: “Una giornata storica, ma il processo di riforma deve andare avanti”

Chiudono gli Opg. Lorenzin: “Una giornata storica, ma il processo di riforma deve andare avanti”
Per il Ministro e il Commissario Franco Corleone è necessario continuare la riforma con una cabina di regia di monitoraggio. Ma serve anche una modifica del codice penale. Sono 30 le Rems aperte, 604 posti e 569 pazienti. L’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto dove vivono ancora 5 pazienti chiuderà a giorni i battenti

“Una giornata storica. Il commissariamento degli Opg è finito ed è stato raggiunto un grande traguardo nei diritti umani e nel percorso che riguarda la salute mentale. Questo grazie al lavoro svolto dal Commissario Corleone, dal tavolo delle Regioni, dalla Giustizia e dai Dipartimenti. Sono state realizzate esperienze estremamente interessanti e le Rems sono state attivate in tutte le Regioni. Solo sei pazienti sono ancora ospitati nell’ultimo presidio rimasto, ma saranno trasferiti nei prossimi giorni”.
 
Non nasconde la sua soddisfazione il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin nel giorno in cui cala ufficialmente il sipario sugli Opg e i riflettori si accendono sulle Rems, trenta per l’esattezza, avviate in tutte le regioni Italiane (fa eccezione l’Umbria che ha stretto un accordo interregionale con la Toscana), sulle quali proseguirà un’azione di sorveglianza. “Abbiamo convenuto sulla necessità di continuare con una cabina di regia di monitoraggio della riforma – ha infatti sottolineato il ministro parlando con i giornalisti al temine della riunione dell’organismo di coordinamento che ha accompagnato la chiusura degli ultimi Ospedali psichiatrici giudiziari ancora attivi – ed eventualmente anche sulla opportunità di intraprendere successivamente dei passi che interessano più strettamente aspetti inerenti la giustizia più che la sanità, per i quali daremo piena collaborazione per tutto quello che riguarda il tema della malattia psichiatrica e mentale nelle varie forme, e soprattutto per la presa in carico della malattia psichiatrica”.
 
A presentare il bilancio del lavoro svolto il Commissario unico del Governo per il superamento Opg, Franco Corleone che già nei giorni scorsi, in un convegno promosso dalla Commissione Sanità al Senato, aveva ricordato gli obiettivi raggiunti. Ma anche le criticità ancora da superare: “I problemi ci sono – ha detto –  e non dobbiamo nasconderli, ma non dimentichiamo che la riforma funzione e può essere incrementata ancora di più”.
 
Gli scenari.A quasi due anni dall’ultima proroga per la chiusura definitiva degli Opg, sono stati infatti raggiunti risultati “straordinari” – anche se rimane da chiudere l’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto ma è questione di pochi giorni – e le “Residenze”, ad eccezione dell’Umbria come già ricordato, sono state attivate in tutte le Regioni (nei prossimi apriranno i battenti quelle di Caltagirone e Empoli: la prima dovrebbe tagliare il traguardo nel mese di maggio, per la seconda si sta lavorando).
 
Più esattamente, ha sottolineato Corleone: “Sono 30 le Rem aperte, 604 i posti disponibili e 569 pazienti presenti. Dal mese di aprile del 2015, quando sono state attivate le prime Rems, sono stati registrati 950 ingressi e 415 dimissioni. Un dato che dimostra come il sistema funzioni e che le Rems hanno anche messo in moto un rapporto di collegamento particolarmente significativo con i Dipartimenti di salute mentale. Una macchina che ha funzionato grazie al grande lavoro degli operatori sanitari. Un personale motivato e consapevoli di partecipare alla realizzazione di una riforma importante”.
 
Sono tre i pilasti portanti che hanno consentito la costruzione di un sistema in grado di cancellare gli Opg, ha poi ricordato Corleone: il rispetto del principio della territorialità assoluta (le persone sono ospitate nelle strutture che ricadono nella loro Regione di provenienza), il numero chiuso (non tutti possono entrare nelle Rems) e il rifiuto pratica della contenzione”.
 
Certo ci sono fronti ancora aperti. “Bisogna evitare il rischio che la logica manicomiale si ripresenti in strutture che invece devono avere un carattere di ben diverso – ha aggiunto Corleone – non sono ospedali ma strutture residenziali, anche perché dalle Rems si deve uscire e non stare fino alla morte. Dobbiamo quindi governare il passaggio dalle Rems provvisorie a quelle definitive  che dovranno essere concepite architettonicamente con criteri specifici, ossia con stanze al massimo di due letti e con spazi interni e esterni per poter svolgere le attività necessarie al recupero dei pazienti.
 
Una soluzione che consentirebbe anche di risolvere le criticità emerse per le poche donne attualmente ospitate nelle residenze che sono esposte a situazioni di promiscuità rischiando di non ricevere le cure adeguate.
 
E anche il dato della presenza di 350 pazienti sottoposti a misure di sicurezza definitiva definitiva e 215 a una misura provvisoria deve far riflettere. Servirebbe infatti una modifica del codice penale per quanto riguarda le misure di sicurezza provvisorie e le infermità sopravvenute evitando così che vengano ricoverati pazienti nelle Rems anche quando non è necessario.
 
Ma gli strumenti per evitare che la riforma rimanga incagliata nelle secche di un sistema che va rinnovato ci sono ha ricordato Corleone, a partire dall’emendamento al Ddl 2067 di modifica al codice penale e al codice di procedura penale che vede come prima firmataria la presidente della Commissione Igiene e sanità Emilia Grazia De Biasi.

20 Febbraio 2017

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